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Real estate e sostenibilità: un circolo virtuoso

Real estate e sostenibilità: un circolo virtuoso

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

15 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Adottando un approccio sostenibile e responsabile, i benefici in termini di ritorno sull’investimento sono: un miglioramento dello standing del tenant, una continuità della sua soddisfazione e quindi della sua presenza nell’asset e la capacità di attrarre capitali selezionati

  • Con una produzione del 41%, il settore immobiliare è il maggior contributore globale di emissione di Co2, più del comparto industriale e di quello dei trasporti

  • Dai dati di Tecnocasa risulta che, mediamente, un immobile ristrutturato/nuovo, nelle grandi città, vale il 29,5% in più rispetto a uno usato

Il mercato immobiliare si sta confrontando con il cambiamento climatico, la digitalizzazione e il cambio demografico. La velocità con cui le strutture economiche, sociali e demografiche si stanno modificando avrà ricadute sulle strategie di investimento

“Un approccio sostenibile e responsabile all’investimento immobiliare attira due categorie di interessi: l’interesse degli investitori che si orientano verso la finanza green e quello dell’occupier che vuole tutelare la salute e il benessere dei propri dipendenti, offrendo loro il miglior ambiente possibile”. A parlare è Federica Saccani, head of building consultancy & sustainability di Cbre, che precisa che “in termini di ritorno dell’investimento c’è un miglioramento dello standing del tenant (utilizzatore, ndr), una continuità della sua soddisfazione e quindi della sua presenza nell’asset, ma anche la capacità di attrarre capitali selezionati che vogliono mantenere alta la reputazione della propria azienda investendo in finanza sostenibile”.

Quello tra il mondo real estate e le metriche green è un link che è cresciuto molto nel corso degli ultimi dieci anni e che è destinato a svilupparsi ulteriormente. Abbiamo, infatti, l’obiettivo comune di ridurre le emissioni di Co2 avendo sottoscritto l’accordo di Parigi.

“Questi obblighi stanno per diventare cogenti per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni in Lombardia e in altre regioni (come, per esempio, in Emilia Romagna) a partire dal 2020”, ha spiegato Saccani, ricordando che l’obiettivo finale è di arrivare con un parco immobiliare decarbonizzato entro il 2050.
Numerosi dati possono aiutare a capire il contesto in cui muove il real estate e quali opportunità si presentano all’orizzonte. “Con una produzione del 41%, il settore immobiliare è, infatti, il maggior contributore globale di emissione di Co2, più del comparto industriale e di quello dei trasporti (fonte Wef, ndr)”, ha spiegato Kelly Russell, managing director marketing, Csr & investor relations, di Coima Sgr, società che, attraverso Coima Res, è tra i promotori di un sustainability think tank assieme ad altre sei aziende immobiliari internazionali quotate – Alstria, Colonial, Gecina, Great Portland, Nsi e Castellum – per poter condividere best practice nel campo della sostenibilità a livello europeo. “

La popolazione mondiale nell’ultimo secolo è cresciuta da 1,6 miliardi di abitanti nel 1900 a 6,6 miliardi nel 2000, ma la regolamentazione sulle prestazioni minime è storia molto recente. Ne consegue un patrimonio immobiliare globale sostanzialmente datato e poco performante”, ha proseguito Russell, precisando che – considerando gli effetti dei cambiamenti climatici, dovuti alle emissioni – l’adozione di un approccio sostenibile, anche nello sviluppo e riqualificazione immobiliare, sarà sempre più una necessità.
Il mercato immobiliare sta già confrontandosi con il cambiamento climatico, la digitalizzazione e il cambio demografico. “Evidentemente la velocità con cui le strutture economiche, sociali, demografiche, ma anche naturali, si stanno modificando, avrà ricadute nel breve periodo sulle strategie di investimento”, ha spiegato Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, che ritiene che le tematiche relative alla sostenibilità siano un driver di rilevanza strategica per gli investitori istituzionali (private o debt equity), e che l’impatto sociale degli investimenti sia elemento sempre più tenuto in considerazione nella costruzione dei flussi economici.
“La gestione dell’immobile green ha l’inequivocabile vantaggio di diminuire i costi, offrendo quindi al tenant una maggiore attrattiva in termini di spese ordinarie”, ha poi aggiunto Saccani.

Dal canto suo, Daniele Veneri, pianificazione e controllo commesse de La Ducale, società di sviluppo immobiliare del gruppo Tecnocasa, ha dichiarato: “Dieci anni fa nessuno parlava del risparmio energetico e pochi sapevano che cosa fosse un pannello fotovoltaico. È quindi positivo per il mercato ristrutturare o riqualificare in modo sostenibile un edificio a fronte di una domanda che sempre di più ricerca una qualità del vivere, con una maggiore attenzione alla classa energetica, all’acustica e in generale al comfort interno all’abitazione stessa”. Secondo quanto riferito da Veneri, tra una casa nuova in classe A1 e una usata in classe G, le spese di riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria si riducono mediamente del 75%.

Nel mondo della ristrutturazione edilizia e della riqualificazione energetica una spinta è arrivata dal governo, con l’introduzione di bonus fiscali, che sono stati prorogati anche per il 2019. Negli anni scorsi, le soluzioni in cattivo stato di manutenzione sono state maggiormente penalizzate dal mercato, ragione per cui sembrerebbe sempre auspicabile effettuare dei lavori di manutenzione sull’immobile. Dai dati di Tecnocasa risulta che, mediamente, un immobile ristrutturato/nuovo, nelle grandi città, vale il 29,5% in più rispetto a uno usato. E questo ha rappresentato uno dei motivi che ha spinto molti acquirenti e proprietari a ristrutturare la casa. “Dai dati del Cresme risulta, infatti, che dal 1998 ad oggi sono stati attivati 292,7 miliardi di euro di interventi di ristrutturazione con il dato importante del 2018 pari a 28,6 miliardi”, hanno illustrato gli esperti di Tecnocasa, che poi hanno concluso ricordando che la detrazione è pari al 50% per gli interventi di ristrutturazione e al 65% per quelli di riqualificazione energetica.

Stefania Pescarmona
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