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La performance inciampa sul gender gap

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo una ricerca della Yale School of management, le donne single tendono a pagare di più per l’acquisto di una casa e a venderla a meno

  • Il mattone rende per gli uomini single ogni anno l’1,5% in più rispetto alle donne. Il divario tende ad ampliarsi in seguito all’ottenimento di un mutuo ipotecario, sfiorando la soglia del 7,9%

  • Le donne non sono meno propense alla contrattazione, né hanno meno competenze, ma fanno i conti con dei pregiudizi al momento stesso della negoziazione

Secondo una ricerca condotta dalla Yale School of management, la variabile di genere incide sul ritorno degli investimenti immobiliari. Per Marzia Morena del Polimi, i risultati della survey non si applicano però al contesto italiano. Dove, per altro, esistono due mercati diversi: Milano e il resto della Penisola

Sapevate che le donne single statunitensi tendono a pagare il 2% in più rispetto agli uomini quando acquistano una casa? E che tendono a venderla al 2% in meno? Ebbene, secondo lo studio The gender gap in housing returns della Yale School of management, anche il mercato immobiliare è contrassegnato da tendenze discriminatorie. Un mercato, spiegano i ricercatori, che raccoglie la maggior parte della ricchezza delle famiglie americane, lasciando alle spalle anche i listini azionari.

Analizzando nove milioni di compravendite effettuate negli Stati Uniti tra il 1991 e il 2017, emerge che il mattone rende per gli uomini single ogni anno l’1,5% in più rispetto alle donne e il divario tende ad ampliarsi in seguito all’ottenimento di un mutuo ipotecario, sfiorando la soglia del 7,9%. Mediamente le donne perdono circa 1.600 dollari di ricchezza abitativa annualmente e, secondo i ricercatori, quasi il 45% di questo “burrone” è legato alla scelta di dove e quando acquistare o vendere. Le donne, spiegano, tendono a comprare quando i prezzi delle case sono particolarmente alti e a vendere quando sono bassi, ma il divario permane anche nel caso in cui vengano prese in considerazione le tempistiche della compravendita, specialmente nelle regioni caratterizzate da livelli medi di istruzione e prezzi degli immobili particolarmente elevati.

In particolare, le donne negozierebbero sconti peggiori rispetto al prezzo di listino al momento dell’acquisto e offrirebbero sconti maggiori al momento della vendita. Non per una minore competenza alla negoziazione, ma per l’emergere di pregiudizi al momento stesso della contrattazione. Il divario, infatti, varia a seconda della corrispondenza tra il genere dell’acquirente e il genere del venditore. I prezzi di transazione più alti sono associati a venditori e acquirenti di sesso maschile, mentre i prezzi di transazione più bassi sono associati a venditori di sesso femminile e acquirenti di sesso maschile. Dall’altra parte, venditori di sesso femminile e compratori di sesso maschile sono collegati a maggiori sconti rispetto al prezzo di listino, mentre venditori di sesso maschile e compratori di sesso femminile riportano sconti inferiori.

Spostando lo sguardo dall’altra parte dell’Oceano, sebbene non si contino evidenze scientifiche sul tema, il contesto italiano sembrerebbe non rispecchiare quello statunitense. “Si tratta di due mondi completamente diversi in termini di approccio culturale – spiega Marzia Morena, docente di financial management of real estate transaction del Politecnico di Milano –. Considerando le donne single, in Italia non si riscontra questo tipo di parallelismo”. Secondo Morena, in diversi casi le donne potrebbero essere più propense alla negoziazione rispetto agli uomini. Se si considera il contesto familiare, anche se potrebbe sembrare che sia l’uomo a occuparsi dell’acquisto dell’immobile, nel 90% è più probabile che sia la donna a tirare le fila del ragionamento su determinati aspetti. Ma anche l’età conta tanto.

Marzia Morena
Marzia Morena, docente di financial management of real estate transaction del Politecnico di Milano

“Una ragazza neolaureata rappresenta un certo tipo di figura, mentre diverso è il caso di una donna di 40 anni con un certo bagaglio professionale”, continua Morena. “Anche in riferimento alle donne single, in un’analisi scientifica bisognerebbe considerare l’età, il livello di formazione e il momento della vita in cui inizia a cercare casa. Nell’analisi della Yale School of management si parla di acquisto, ma in un paese come il nostro una donna single non ragiona sull’acquisto per diversi motivi, anche perché il mercato va in un’altra direzione”.

In Italia, spiega l’esperta, bisognerebbe distinguere due tipologie di mercato: il contesto milanese e il Paese nel suo complesso. A Milano le tendenze hanno la desinenza “co”: dal coworking al coliving si parla di una “condivisione dei servizi, e della ricerca di una casa non tanto in quanto tale, ma come luogo ancillare a una serie di possibilità”. Una situazione assimilabile al contesto europeo e internazionale. Diverso è il caso del resto d’Italia. “È un altro mercato, non matcha con gli standard internazionali. C’è una propensione all’acquisto, ma c’è anche la difficoltà ad avere una serie di possibilità per farlo. Per chi può, per dna italiano, il mattone resta sempre il mattone”.

Rita Annunziata
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