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Ostelli 2.0: l’evoluzione dalla tradizione in ottica smart

Ostelli 2.0: l’evoluzione dalla tradizione in ottica smart

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Contributor, Maurizio Fraschini

25 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Grande evoluzione dal primo “ostello per la gioventù” aperto nel 1912 in Germania. Si sta affermando, infatti, una nuova asset class di ostelli 2.0, davvero innovativi, per viaggiare smart e non solo low cost

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno di totale disruption dell’hotellerie tradizionale.  Il prodotto alberghiero, così come lo abbiamo sempre conosciuto, si è evoluto nel secolo scorso soprattutto grazie a forme di standardizzazione sviluppate principalmente dalle grandi catene alberghiere americane o francesi.

Poi, come in molti altri settori, l’accelerazione è arrivata improvvisa e spesso determinata dall’esterno. Basti pensare al modello AirBnB, che grazie a internet, ha stravolto i paradigmi tradizionali, imponendosi come uno dei leader del settore dell’accomodation, pur non avendo la proprietà neppure una camera.

La clientela business ha iniziato a viaggiare sempre meno e con budget assai ridimensionati, mentre i voli low cost hanno aperto nuovi segmenti di mercato del turismo giovane, studentesco, familiare e culturale.

In questo nuovo contesto di mercato si sono affermati con vigore nuovi player, più piccoli e più agili, che stanno interpretando, a volte anticipando, le esigenze di questi segmenti emergenti e sempre più eterogenei di clientela, concentrandosi su format ricettivi che in passato non erano veri e propri concorrenti degli alberghi, come in particolare gli ostelli.

Per moltissimi ragazzi della prima generazione Erasmus degli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, gli ostelli hanno rappresentato la prima formula di viaggio, consentendo la scoperta dell’Europa con uno zaino e un biglietto ferroviario interrail, quando ancora Ryanair aveva pochissime rotte concentrate nel Regno Unito.

Oggi, gli ostelli hanno cambiato completamente pelle e sembianze, divenendo una delle asset class più dinamiche, innovative e di interesse, anche per gli investitori: rispetto alla formula tradizionale basata sui volumi, questi ostelli 2.0 non sono solo un posto letto, il dormire spartano ed economico, ma sono in realtà divenuti un concept, un’esperienza di socializzazione, di viaggio e, anche, di contesto per viaggiare smart, non solo low cost.

Per raggiungere questo obiettivo, gli operatori di questo nuovo segmento – come Generator Hostel, St Christopher’s Inn, A&O Hostels, Equity Point o Meininger Hostels, tendono a qualificare in modo differente non solo l’“involucro” esterno ma anche e soprattutto gli spazi interni, con nuove proporzioni tra le aree aperte e dedicate alla condivisione e gli spazi più intimi, fruibili individualmente.

A Londra, ad esempio, la catena di ostelli Clink ha trasformato un palazzo di giustizia vittoriano a King’s Cross in Clink78 un ostello dove si può dormire in una vera cella di sicurezza, vivendo sicuramente un’esperienza unica.

In Italia, dove i modelli sono stati anticipati già da un decennio da concept come l’Ostello Bello di Milano, Ostelzzz ha recentemente introdotto a Milano, e da ultimo a Torino, un nuovo format di hospitality, ispirato ai capsule hotel giapponesi – con microcamere  a un prezzo economico ma con un contenuto ad alta tecnologia digital (con tanto di reception virtuale aperta 24 ore su 24) e un social interno, così da consentire la socializzazione come nei “vecchi” ostelli di un tempo.

Le microcamere di queste strutture – concepite da ZZZleepandgo, la startup nata nel 2014 che ha sviluppato una soluzione di smart hospitality  per offrire mini lounges per dormire in aeroporto – si chiamano cabine o honeycomb (come le celle di un alveare) e costituiscono una netta evoluzione in termini di privacy e sicurezza ( le aperture avvengono con codice o impronta digitale) rispetto al classico letto a castello, tanto che la clientela di queste strutture è in maggioranza femminile.

Grande evoluzione dunque dal quel primo “ostello per la gioventù” aperto nel 1912 nel castello ristrutturato di Altena, in Germania, dal maestro Richard Schirrmann, il quale ebbe per primo l’idea, nel 1909, di trasformare in confortevoli camerate le aule scolastiche non utilizzate durante le vacanze estive.

 

A cura dell’avvocato Maurizio Fraschini

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Contributor , Maurizio Fraschini
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