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Negozi vs altri investimenti: alta potenzialità di reddito

Negozi vs altri investimenti: alta potenzialità di reddito

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

28 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Andrea Faini, ceo di World Capital Group: “Gli immobili commerciali offrono una potenzialità di reddito non solo più sicura, ma anche mediamente più redditizia rispetto ai rendimenti finanziari”

  • Facendo un confronto tra i negozi urbani e i centri commerciali, luoghi al chiuso dove è difficile mantenere il distanziamento sociale, si può ipotizzare che i primi saranno più performanti

Secondo un report di World Capital e Nomisma, i negozi offrono una potenzialità di reddito più redditizia rispetto ai rendimenti finanziari. Si arriva anche al 5-6% degli immobili commerciali contro i rendimenti prossimi allo zero di altre forme di investimento

“Nonostante l’impatto del covid-19, i negozi continuano a rappresentare un interessante asset su cui investire. Gli immobili commerciali offrono una potenzialità di reddito non solo più sicura, ma anche mediamente più redditizia rispetto ai rendimenti finanziari”. Lo dice a We Wealth Andrea Faini, ceo di World Capital Group, che spiega che oggi a Milano un negozio rende in media il 5,8% nelle zone del semicentro e il 4% lungo le high street, a differenza dei titoli di Stato, che talvolta hanno generato rendimenti rasenti allo zero, o addirittura sotto, come i Btp 3 anni (0,86%) o i Bot 12 mesi (0,534%).

Negozi vs altri investimenti: alta potenzialità di reddito
Rendimenti: titoli di stato verso immobili commerciali - Fonte: World Capital Group

Se si analizza il grafico, si vede, infatti, che negli ultimi dieci anni, gli immobili hanno reso tra il 7% e il 3,50%, al contrario dei titoli di stato che talvolta hanno generato anche un rendimento negativo (-0,31% nel 2017).

 

Dal report realizzato da World Capital in collaborazione con Nomisma emerge inoltre come l’attrattività di Milano per i principali brand nazionali e internazionali e la saturazione delle high street stia progressivamente dando maggior evidenza anche alle secondary street. “I fattori principali di attrattività di queste zone per i retailer sono diversi: i brand presenti lungo la via, l’elevato flusso pedonale, l’ottima visibilità e accessibilità e, ovviamente, i canoni di locazione mediamente più contenuti rispetto a quelli registrati nelle high street”, prosegue Faini.

 

I rendimenti degli immobili commerciali situati nelle high street della città meneghina, infatti, sono inferiori rispetto a quelli che si trovano nelle zone del semicentro. Questo perchè nelle grandi vie della moda milanesi gli spazi ad uso commerciale sono molto richiesti, e costituiscono un investimento più sicuro, ma meno redditizio.

Facendo un confronto tra i negozi urbani e i centri commerciali, luoghi al chiuso dove è difficile mantenere il distanziamento sociale, “possiamo ipotizzare – continua il ceo di World Capital Group – che i primi saranno più performanti. Inoltre, ci aspettiamo un incremento dei negozi di vicinato, prossimi al centro cittadino e con attivo un servizio a domicilio, che ha registrato una grande propulsione nei mesi di lockdown, generando nuove abitudini di acquisto nella popolazione”.

 

Panoramica del mercato retail in Italia

Se si analizza il mercato immobiliare retail italiano, Milano (insieme a Roma) rientra nella top 10 delle high street con un canone massimo rispettivamente di 11.300 €/mq/anno e 9.000 €/mq/anno. – Stando, infatti, al report Fashion high street, 2° semestre 2019, realizzato in collaborazione con Federazione Moda Italia, la città meneghina e la città eterna continuano a mostrare, negli ultimi cinque anni, canoni in crescita grazie all’offerta esclusiva di spazi di pregio in contesti di appeal sia per i brand internazionali che quelli Made in Italy di lusso.

Lo stock delle unità immobiliari censite nel catasto nelle categorie C/1 e C/3, che comprende gli immobili a destinazione negozi e laboratori, riguarda circa 2,55 milioni di unità sul territorio nazionale, con una concentrazione maggiore nell’area del Nord (40,1%). Seguono il Sud (26,9%) e il Centro (21,9%), mentre risulta inferiore la quota nelle Isole (11,1%). Tra le regioni, tuttavia, la maggior presenza relativa di negozi sul territorio si osserva in Lombardia (con una quota di stock di negozi del 14,3%), unico valore a doppia cifra insieme a quello della Campania (11%). Nelle altre macro aree da segnalare il Lazio (9,7% al Centro), la Sicilia (8,3% tra le Isole) e il Veneto (7,9% nel Nord Est).

 

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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