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Investire in tailleur

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

31 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nell’ambito dell’investimento immobiliare, le donne sono più propense a sacrificare scelte di natura speculativa e finanziaria a beneficio del buon funzionamento delle dinamiche di gestione familiare. Ma ci sono anche altre caratteristiche di genere che potrebbero invece rappresentare un vantaggio

  • Nel 2019 la Duff & Phelps Charitable Foundation ha donato 30mila dollari a enti di beneficenza che sostengono l’empowerment femminile

  • Secondo Paola Ricciardi, c’è la percezione della volontà di alcune persone di ripensare il modo di vivere la propria abitazione, dopo il lockdown. Ma occorre capire se la tendenza sia destinata a perpetuarsi

La diversità di genere interviene anche nelle decisioni di acquisto di un immobile. Non solo perché le donne sono meno propense a operazioni speculative. Ma anche perché tendono a essere “più aperte ad ascoltare e ricevere consigli da parte di numerosi interlocutori”, spiega Paola Ricciardi di Duff & Phelps real estate advisory group

Pensare a una donna che valuta l’acquisto di una casa è un inciampo continuo negli stereotipi: l’attenzione per l’estetica, la necessità di rispondere alle dinamiche di gestione familiare, trovare un nido sicuro dove difendere i propri cari dalle intemperie. Secondo Paola Ricciardi, country managing director e presidente del Consiglio di amministrazione di Duff & Phelps real estate advisory group, c’è però anche un altro lato della medaglia che, se lucidato, mostra il modo in cui la variabile di genere interviene nelle decisioni di investimento immobiliare. L’esempio di una donna che, dopo aver studiato architettura, ha costruito la propria strada nel mondo della consulenza, affrontando e superando pregiudizi e criticità spesso derivanti anche dalla stessa componente femminile.

“Ho iniziato la mia vita professionale oltre 20 anni fa e devo dire che nel tempo sono stati fatti molti passi in avanti. All’interno della nostra realtà non c’è uno sbarramento di genere: tutto è molto legato alle opportunità offerte e al fatto di avere interlocutori che, al di là del genere, tendano ad apprezzare la disponibilità, la professionalità e la capacità”. La società, spiega, è impegnata a livello internazionale in programmi dedicati alla diversità e l’inclusione, tra i quali anche una recente donazione di 500mila dollari a favore di queste cause attraverso la Duff & Phelps Charitable Foundation, lanciata nel febbraio del 2018, senza dimenticare le iniziative a favore dell’emancipazione femminile, dell’alfabetizzazione e dello sviluppo delle comunità. Nel 2019 sono stati donati inoltre 30mila dollari a enti di beneficenza che sostengono in modo specifico l’empowerment femminile. “La nostra è una società che opera in tutto il mondo, con dipendenti con sesso, razza e religione differenti. Quella che per tanti è una diversità per noi è un plus, un valore forte che ci rende maggiormente predisposti ad ascoltare e andare incontro alle diverse esigenze delle controparti”.

Ciononostante, spiega, in passato la situazione non sempre si è rivelata altrettanto rosea. “In certi ambiti si era meno abituati a vedere una donna e, in alcuni casi, le criticità nascevano proprio dalle donne stesse”, racconta. Secondo Ricciardi, la mancanza di donne nelle posizioni di vertice bloccherebbe anche le nuove generazioni, incentivando una forma di pregiudizio interno alla categoria femminile. “Le donne”, dice, “dovrebbero avere più fiducia in loro stesse, lavorando per creare sostegno e rispetto reciproco, senza però eccedere in una forma di difesa a priori”.

Vincitrice del premio “Donna dell’anno” nell’ambito dei Real estate awards 2020, secondo Ricciardi le donne sono abituate a essere messe continuamente in discussione, un aspetto che potrebbe favorirle anche nell’ambito delle decisioni di investimento immobiliare. Esse, spiega, tendono a essere “più aperte, ad ascoltare e ricevere consigli da parte di tanti interlocutori”, avendo una maggiore propensione al confronto. Una caratteristica che potrebbe essere in parte ricondotta a una minore tolleranza nei confronti dell’errore e che le spingerebbe a consultarsi, studiare e affrontare le cose in modo più strutturato. Ciononostante, in virtù di un atteggiamento pragmatico legato alla necessità di gestire la famiglia, oltre alla sfera professionale, in determinati frangenti potrebbero essere spinte a evitare decisioni di natura speculativa e finanziaria e prediligere situazioni contingenti: che la casa sia comoda per la scuola, l’asilo, i nonni, magari sacrificando qualche aspetto finanziario a beneficio del buon funzionamento delle dinamiche di gestione familiare.

“Non credo che ci sia una propensione di genere in termini di asset class ma si guardano i macrotrend”, spiega Ricciardi. Un’occasione per volgere lo sguardo anche sul contesto attuale e sugli effetti della crisi epidemiologica sul mercato immobiliare. “I conti devono ancora essere fatti. Chiaramente, per quanto riguarda le operazioni immobiliari, c’è stata una cristallizzazione delle principali transazioni e, nella migliore delle ipotesi, una posticipazione dei deal già previsti e programmati”. Una battuta d’arresto ha riguardato in particolare alcuni segmenti, più penalizzati rispetto ad altri, prime fra tutte l’hospitality, legata al blocco dei flussi turistici, e il retail, che già prima dell’avvento della pandemia iniziava a manifestare alcuni segnali di sofferenza. “Non abbiamo evidenze chiare, ma c’è la percezione della volontà di alcune persone di ripensare il modo di vivere la propria abitazione. Si tratta di un effetto emotivo legato al fatto che siamo stati costretti a casa per un periodo di tempo in maniera inaspettata, ma c’è da vedere se questa tendenza verrà confermata o verrà smorzata con la ripresa delle attività quotidiane”.

Rita Annunziata
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