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In asta un immobile ogni 114 famiglie italiane

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

18 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Se si analizzano le tipologie, quasi il 70% delle unità immobiliari all’asta è riconducibile alla categoria residenziale

  • Il tempo medio di chiusura di una esecuzione immobiliare (chiusa nel 2019) è stato di 2.172 giorni, pari a 5 anni, 11 mesi e 12 giorni

Nel 2019, le aste immobiliare sono calate del 16,5%, attestandosi sotto quota 205mila, e il valore medio di base asta di un immobile è sceso a 65.077 euro, dai 115mila del 2018. Tutti i dettagli nel report di Astasy

Un immobile ogni 114 famiglie italiane va in asta. Lo si apprende dal “Report aste” di Astasy , società controllata da Rina prime value services, che è la prima e più completa struttura di auction real estate italiana che si occupa dell’intera filiera della consulenza in esecuzioni immobiliari e di assistenza per procedure concorsuali ed esecutive.

Dallo studio, emerge comunque un dato migliore rispetto al passato per lo stato di salute degli italiani. Le aste immobiliare nel 2019 si sono attestate al di sotto di quota 205mila (esattamente 204.632), in calo del 16,5% rispetto all’anno prima quando il numero aveva oltrepassato le 245 mila unità.

Il controvalore degli immobili a base d’asta è risultato invece di quasi 28,5 miliardi di euro, mentre il valore medio di base asta di un singolo bene di 65.077 euro, decisamente più basso dei 115mila euro del 2018, il che sta a significare che gli immobili vengono aggiudicati a valori notevolmente inferiori rispetto ai reali valori di mercato, creando un’ulteriore perdita di valore.

Se si analizzano le tipologie, quasi il 70% delle unità immobiliari all’asta è riconducibile alla categoria residenziale ed è costituita da appartamenti, monolocali, mansarde, attici, ville e villette, nella maggior parte dei casi tutte abbinate a autorimesse e/o cantine. Solo il 5% sono negozi, uffici, laboratori e magazzini, mentre il 10% sono capannoni industriali e commerciali, opifici e laboratori artigianali. L’11% è dato poi dai terreni, agricoli ed edificabili. Non mancano poi gli hotel: poco meno dell’1% di immobili in asta è rappresentato, infatti, da hotel e strutture alberghiere, che – nella maggior parte dei casi – consistono in microstrutture a conduzione familiare. Nel restante 3%, denominato “altro” sono presenti una serie di unità immobiliari di diversa natura e anche di difficile ricollocazione (cinema, trulli, castelli, monasteri, ecc).

Dal punto di vista della distribuzione geografica, il nord è la prima area per concentrazione di esecuzioni immobiliare con il 46%, per poi proseguire con il centro (24%) fino ad arrivare al Sud (18%) e alle Isole (12%).

In asta, un immobile ogni 114 famiglie italiane
Distribuzione geografica - Fonte: Astacy

Ai primi 5 posti per numero di esecuzioni, con oltre il 51% del totale delle esecuzioni italiane, si collocano la Lombardia con il 18,66%, seguita dalla Sicilia (9,38%), Emilia-Romagna (8,73%), Toscana e Lazio (7,18%).
In pratica, 17 province, da sole, controllano poco meno del 40% su base nazionale. In particolare, anche nel 2019 a detenere il record di provincia con il maggior numero di esecuzioni immobiliare in Italia è la provincia di Milano: sono, infatti, 9.505 le aste pubblicate nel 2019 (pari al 4,64% del totale nazionale). Segue Roma (8.476 – 4,14%), Bergamo (6.667 – 3,26%), Napoli (5.307 – 2,59%) e Perugia (4.886 – 2,39%).

Sicuramente i tempi sono molto lunghi e comportano spesso anche costi “sprecati”. “Sembra assurdo, ma esistono e continuano a essere mantenute aste datate 1976, 1977, 1979 e così a seguire”, ha dichiarato Mirko Frigerio, vicepresidente esecutivo Astasy e presidente del comitato scientifico Astasy Analytics, che poi ha aggiungo: “Ciò ha voluto dire, e ancora vuol dire, 51 anni di costi attivi, senza arrivare alla chiusura e all’estinzione della pratica. Oltre 67.743 esecuzioni attendono una chiusura oltre i tempi medi delle procedure e vengono mantenute in vita, nonostante alcune abbiano già cambiato diversi professionisti delegati, diversi giudici, diversi curatori fallimentari”.

Per quanto riguarda il tempo medio di chiusura di una esecuzione immobiliare (dalla data di iscrizione al ruolo, sino all’ultimo atto evidenziato nella procedura), la media di chiusura delle procedure esecutive avvenute nel 2019 è stata, infatti, di ben 2.172 giorni, pari a 5 anni, 11 mesi e 12 giorni.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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