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Imu ai fini Ires: è sempre indeducibile?

Imu ai fini Ires: è sempre indeducibile?

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Elena Cardani
Elena Cardani

12 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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La Commissione tributaria provinciale di Milano ha recentemente dichiarato non manifestatamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma che limita la deducibilità dell’Imu ai fini Ires. La questione è stata rimessa alla Corte Costituzionale

La norma (articolo 14 del D.Lgs 23/2011) che disciplina l’indeducibilità (parziale) dell’Imu, versata in relazione agli immobili strumentali, ai fini Ires è stata oggetto di diverse modifiche nel corso degli anni. In particolare, l’integrale non deducibilità dell’Imu, in vigore nel 2012, è stata modificata nel 2013, anno in cui è stata prevista la deducibilità parziale al 30%, poi revisionata e ridotta al 20% dal 2014 al 2018. Il decreto Crescita ha infine recentemente previsto un incremento progressivo delle percentuali di deducibilità che arriveranno alla integrale deducibilità dell’Imu ai fini Ires a partire dal 2023.

In questo contesto normativo, a seguito dell’ordinanza della Commissione tributaria provinciale di Milano n. 2.689, depositata lo scorso 2 luglio, è attualmente pendente di fronte alla Consulta la questione di legittimità costituzionale della norma in esame nella sua formulazione originaria. In particolare, l’Ordinanza è stata pronunciata a seguito di un ricorso, presentato da una società attiva nel settore immobiliare, avverso il silenzio rifiuto al rimborso della maggiore Ires versata a seguito della integrale non deducibilità dell’Imu per il periodo di imposta 2012. Al riguardo, la Commissione tributaria di Milano ha osservato che:

  • la disposizione in esame contrasta con il principio di capacità contribuiva di cui all’articolo 53 della Costituzione, secondo il quale la tassazione che grava sulle società deve essere commisurata al reddito netto effettivo determinato al netto delle spese inerenti (quali l’Imu) alla produzione dello stesso;
  • la disposizione in esame contrasta con il divieto di doppia imposizione di cui all’articolo 53 della Costituzione, dal momento che la norma in oggetto impone alla società di pagare due volte sulla base del medesimo presupposto (la proprietà dell’immobile), considerato l’obbligo di versare l’Imu e l’impossibilità di dedurla;
  • la disposizione in esame contrasta con il principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 e 53 della Costituzione, dal momento che l’Ires dovrebbe applicarsi sul reddito complessivo netto, mentre l’indeducibilità dell’Imu si pone in contrasto con tale previsione normativa;
  • la disposizione in esame contrasta con principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione e con la libertà di iniziativa economica privata tutelata dall’articolo 41 della Costituzione, considerato che l’indeducibilità dell’Imu conduce a disparità di trattamento tra società che utilizzano immobili strumentali di proprietà (che non possono dedurre l’Imu) rispetto a quelle che utilizzano immobili non di proprietà (che possono dedurre i canoni di locazione).

Alla luce di quanto sopra, la Commissione ha dichiarato non manifestatamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma in esame, nella formulazione originaria che nega integralmente la deducibilità dell’Imu ai fini Ires. Sarà pertanto interessante comprendere quale sarà la posizione della Corte Costituzionale alla quale la questione è stata rimessa, anche al fine di considerare la questione di legittimità costituzionale relativa alla norma stessa nella formulazione in vigore negli anni successivi (e quindi, parziale deducibilità dell’Imu nei periodi d’imposta dal 2013 al 2018). In proposito, la stessa Consulta si è recentemente pronunciata (con sentenza 163/2019) ritenendo inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione alla parziale deducibilità dell’Imu dall’Ires nei periodi 2012-2014. La sentenza è stata tuttavia motivata dalla considerazione che nel triennio in esame la percentuale di non deducibilità Imu è stata variabile, mentre l’ordinanza si limitava a censurare la deducibilità del 20%. Non è quindi da escludere che la censura delle percentuali di indeducibilità applicabili nei diversi periodi avrebbe potuto portare a una diversa conclusione. In tal senso sembrerebbe far propendere anche la recente modifica normativa che ha previsto l’incremento progressivo della percentuale di deducibilità che arriverà a essere integrale nel 2023.

L’eventuale giudizio di non costituzionalità determinerebbe il diritto dei contribuenti al rimborso dell’Imu versata e non dedotta. Sarà pertanto molto interessante monitorare gli sviluppi della questione.

Elena Cardani
Elena Cardani
Tax director dello studio tributario e societario Deloitte, è esperta di fiscalità immobiliare. Assiste investitori nazionali e internazionali nelle operazioni di M&A, con specifico focus ai deal immobiliari. Ha significativa esperienza nella fiscalità dei fondi immobiliari e delle Sicaf. Si occupa inoltre della fiscalità connessa alle operazioni di finanziamento.
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