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Immobiliare ko: nel residenziale 22 mld di perdite nel 2020

Immobiliare ko: nel residenziale 22 mld di perdite nel 2020

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

25 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Scenario soft: nel prossimo triennio si assisterà a un arretramento di 278 mila transazioni residenziali (di cui 48 mila nel 2020) e di 9,4 miliardi di euro di capitali investiti (di cui 2,6 miliardi nel 2020)

  • Scenario hard: nel prossimo triennio si prevede un tracollo addirittura di 587 mila unità (di cui 118 mila nel 2020) e di 18,3 miliardi di capitali investiti (di cui 5,8 miliardi nel 2020)

Si prospetta pesantissimo il tributo che l’immobiliare dovrà pagare all’esplosione del coronavirus. I due scenari recessivi illustrati da Nomisma

A causa dell’emergenza sanitaria legata all’esplosione del coronavirus, “il settore immobiliare italiano si trova a fronteggiare una situazione inedita e dalle conseguenze potenzialmente drammatiche”. Inizia così l’Osservatorio sul mercato immobiliare – marzo 2020 presentato il 25 marzo da Nomisma, che ha tracciato una situazione preoccupante.

Due gli scenari recessivi che ha ipotizzato l’istituto bolognese a seconda della severità delle conseguenze che potrebbero insorgere: uno più soft e uno più hard, che potrebbe ulteriormente peggiorare. In entrambi i casi, il differenziale negativo rispetto al trend inerziale risulta eclatante, sia in termini di flessione dell’attività transattiva che dell’ammontare degli investimenti corporate.

“Nel prossimo triennio, si va da un arretramento di 278 mila transazioni residenziali (di cui 48 mila nel 2020) e di 9,4 miliardi di euro di capitali investiti (di cui 2,6 miliardi nel 2020) nell’ipotesi più favorevole (scenario soft), a un tracollo addirittura di 587 mila unità (di cui 118 mila nel 2020) e 18,3 miliardi (di cui 5,8 miliardi nel 2020) di euro in quella peggiore (scenario hard)”,  ha detto Luca Dondi, ad e responsabile scientifico Osservatorio immobiliare Nomisma, che ha ricordato come nel 2019 il mercato immobiliare sembrava aver ormai imboccato la via della ripresa superando le 600 mila transazioni residenziali, per un fatturato stimabile in 98,3 miliardi di euro.

Se ci si focalizza sul solo settore residenziale, in questo comparto Nomisma prevede per l’anno in corso una perdita di fatturato compresa tra i 9,2 e i 22,1 miliardi di euro, che sale a 54,5 – 113 miliardi di euro di ricavi in meno nei prossimi tre anni.

Numeri preoccupanti che testimoniano che l’immobiliare pagherà un tributo pesantissimo all’esplosione del coronavirus. Con riferimento ai prezzi, l’impatto immediato dovrebbe invece risultare di entità inferiore: la società bolognese stima infatti flessioni medie comprese tra -1,3% e – 4% nel biennio 2020-2021.

Quali asset class saranno più resilienti e quali cambiamenti potrebbero investire i segmenti tradizionali?

Dondi ha parlato di una tenuta del mercato degli asset di lusso e del mercato di prestigio e di un  settore della logistica che, sostenuto dalla tenuta dell’e-commerce, potrà essere oggetto di un rinnovato interesse. Inoltre, la diffusione del lavoro agile potrebbe accelerare il processo di razionalizzazione e di riprogettazione degli spazi a uso ufficio.
Il residenziale, invece, sarà segmentato per far fronte alle diverse forme di domanda abitativa e i concept immobiliari saranno sempre più flessibili per adattarsi rapidamente ai cambiamenti repentini. Nomisma ha poi evidenziato una fragilità dei settori legati al consumo (retail e hospitality), mentre ha detto che per gli uffici dipenderà dall’impatto della crisi sul business delle corporate che occupano gli spazi, alimentando richieste di riduzione di canoni e/o di spazi. Infine, potrebbe crescere l’interesse sugli immobili legati alle operation nel campo della salute.

Stefania Pescarmona
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