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Il pesante anno degli alberghi, alla ricerca di un riscatto

Il pesante anno degli alberghi, alla ricerca di un riscatto

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

09 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le quattro principali città d’arte italiane (Milano, Roma, Firenze e Venezia) detengono poco meno del 78% del patrimonio immobiliare alberghiero del Paese, quasi 91 miliardi

  • Le sole 521 strutture di fascia alta (5 stelle) detengono circa il 43% del valore del patrimonio immobiliare stimato per gli alberghi 3 stelle, che invece registrano un numero di strutture superiore di quasi 30 volte

Il patrimonio immobiliare alberghiero italiano vale oltre 117 miliardi. Il lockdown avrà un impatto sui valori immobiliari, destinati a scendere a causa dei minori profitti realizzati quest’anno. In tale scenario è indispensabile adattarsi ai nuovi trend. Intanto, un investitore su due è pronto a comprare

A metà di quello che rischia di passare alla storia come il peggior anno per il settore turistico-alberghiero, un barlume di speranza arriva dagli investitori, nazionali e internazionali, che vedono delle interessanti opportunità.  Come illustrato in uno studio di Cst Firenze per Assoturismo Confesercenti, nei tre mesi estivi di quest’anno si prevede un calo senza precedenti: 23 mila strutture ricettive non riapriranno e andranno persi altri 3,2 miliardi di fatturato, che si sommeranno al danno stimato di circa 7,7 miliardi dei primi 5 mesi.

Nello stesso tempo, però, secondo un’indagine di World Capital c’è un forte interesse per operazioni di M&A: il 53% degli intervistati vede, infatti, opportunità di acquisizione interessanti tra gli alberghi grazie al calo dei valori immobiliari e degli affitti e il 47% è pronto anche a investire entro fine anno.

Ma quanto vale il patrimonio immobiliare alberghiero in Italia? “Oltre 117 miliardi di euro”, ha risposto Monica Badin, real estate consultant hospitality department di World Capital, che vede un ampio margine di crescita e potenzialità per il settore. “Le quattro principali città d’arte italiane (Milano, Roma, Firenze e Venezia) detengono poco meno del 78% del patrimonio immobiliare alberghiero del Paese, quasi 91 miliardi, e il segmento dell’ospitalità di fascia alta ha un patrimonio immobiliare alberghiero stimato di poco superiore a 16 miliardi. Le sole 521 strutture di fascia alta (5 stelle, ndr) detengono circa il 43% del valore del patrimonio immobiliare stimato per gli alberghi 3 stelle, che invece registrano un numero di strutture superiore di quasi 30 volte”, ha poi puntualizzato Badin, che ritiene che – con una stagione turistica che potrebbe ripartire ad agosto ed è caratterizzata solo dal turismo domestico – le località di mare e montagna soffriranno meno rispetto alle città. Anche in questo caso, manca però l’apporto dei tour operator internazionali.

L’esplosione covid-19 ha infatti pesantemente colpito il settore turistico-alberghiero. “L’impatto sul valore immobiliare avrà un peso sulle valutazioni degli asset nel 2021. La contrazione dei valori immobiliari sarà l’effetto di un minor profitto, che a causa del periodo di lockdown ha registrato una naturale compressione”, ha proseguito l’esperta di World Capital.

Una cosa è certa chi saprà adattarsi ai nuovi trend avrà una ripresa più veloce con una conseguente valorizzazione anche del proprio immobile. “In seguito all’emergenza covid-19, i piccoli operatori alberghieri e gli alberghi indipendenti potrebbero esaurire la liquidità più rapidamente rispetto a realtà imprenditoriali più solide e a grossi brand internazionali. Le banche inizieranno a inasprire gli standard per l’accesso al credito a causa della volatilità del mercato. I piccoli hotel indipendenti avranno difficoltà a negoziare termini più flessibili con fornitori e i canali di distribuzione online, cosa che i grandi brand possono fare molto più facilmente sfruttando le economie di scala. Questa dolorosa esperienza potrebbe provocare per gli hotel indipendenti un improvviso interesse ad associarsi a grandi marchi e il numero di affiliazioni potrebbe subire un significativo incremento dal 2021. Ma tutto questo non potrebbe accadere in un momento migliore per le grandi catene alberghiere che dispongono di un ampio ventaglio di soft brand che possono adattarsi a qualsiasi tipo di hotel a tempo record e a livelli di capex contenuti”, ha risposto Badin.

Intanto gli occhi vanno su alcune tipologie in particolare di strutture ricettive. Secondo l’esperta, infatti, crescerà ulteriormente l’appetito per gli immobili da riqualificare con spazi dove potersi isolare, soggiornare e lavorare allo stesso tempo. I boutique hotel con camere curate e di ampie dimensioni, residence, apart-hotel o appartamenti offerti da gestori professionali potrebbero essere in cima alle preferenze degli ospiti. La sfida per le affiliazioni soft, invece, sarà quella di far rispettare i protocolli di sicurezza ai propri host e associati.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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