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Fondi immobiliari, sale il patrimonio gestito ma cala la performance

Fondi immobiliari, sale il patrimonio gestito ma cala la performance

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

14 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il patrimonio gestito dai fondi immobiliari in Europa a fine 2018 dovrebbe superare i 626 miliardi di euro (+6%)

  • Si è assistito a un incremento del numero di fondi, che sono arrivati in Europa a sfiorare quota 1.600 rispetto ai 1.550 di fine 2017

In Italia, a fine nel 2018, i fondi immobiliari dovrebbero salire da 420 a 430, con un patrimonio gestito di 54,5 miliardi (+2,83%). La performance è attesa poco sopra lo zero (0,3% dallo 0,4% del 2017). Pesante l’impatto dell’Imu e della Tasi

Con una crescita di oltre il 6%, il patrimonio gestito dai fondi immobiliari in Europa a fine 2018 dovrebbe superare i 626 miliardi di euro. Anche in Italia le previsioni sono positive, seppure con percentuali più basse: secondo quanto è emerso nel rapporto 2018 “I Fondi immobiliari in Italia e all’estero”, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con lo Studio Casade, nel nostro Paese, a fine 2018, il patrimonio complessivo è atteso a quota 54,5 miliardi di euro, in crescita del 2,83% rispetto a dicembre 2017.
In generale, si è assistito a un incremento del numero di fondi, che sono arrivati in Europa a sfiorare quota 1.600 rispetto ai 1.550 di fine 2017. Di questi, in Italia i fondi sono aumentati da 420 a 430 e si prevede che arrivino a quota 440 a fine 2019, quando il patrimonio gestito dovrebbe attestarsi a circa 56 miliardi (+2,75%). In questo scenario, l’annunciata politica delle privatizzazioni di beni pubblici potrebbe dar vita, infatti, a nuovi e importanti fondi immobiliari, come accaduto nel decennio passato.

Dal report è poi emerso che, in termini di asset allocation, il comparto degli uffici continua a concentrare oltre il 60% degli investimenti, seguito dal retail. Un fenomeno interessante che si è registrato è stato poi il costante calo dell’indebitamento del sistema fondi che a fine 2018 è sceso a 23 miliardi di euro, con un’incidenza del 38% sul patrimonio, mentre nel 2010 era pari al 57%.

“Tra gli aspetti che meritano di essere indagati c’è quello della nascita di nuove tipologie di fondi che si collocano a metà tra l’immobiliare e il private equity, nonchè quello della gestione finanziaria dei fondi immobiliari, aspetto che diventerà sempre più importante per dare quelle garanzie necessarie per effettuare operazioni a debito”, ha spiegato Claudio Cacciamani, professore del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Parma che, all’interno del XII Monitor sulla Finanza immobiliare, realizzato in collaborazione con Caceis Bank, ha ricordato che ora in Italia ci troviamo di fronte a una netta prevalenza riservati. Dal monitor (realizzato censendo 116 fondi di 12 Sgr, pari a circa il 56% del totale dei fondi immobiliari, come asset), è emerso, infatti, che l’incidenza della componente retail sui fondi immobiliari, al 31 dicembre 2017, è calata al 18% (contro un picco di circa il 50% del 2014), mentre il restante 82% è composto di investimenti riservati. Inoltre, i fondi ad apporto sono saliti al 36%, mentre i fondi a raccolta sono scesi al 33% e quelli misti (apporto e raccolta) si sono attestati al 29%.
Cacciamani ha poi spiegato che la gestione finanziaria ha subito l’impatto del quantitative easing ma poi si è risollevata, che la gestione caratteristica ha, più o meno, tenuto botta alle svalutazioni e, infine, che la politica fiscale ha determinato i risultati che tutti conoscono.

Se si guarda, infatti, alla performance realizzata negli ultimi anni dai fondi italiani, il trend è prossimo allo zero. E la tendenza del 2018 non è molto diversa. Secondo i dati di Scenari Immobiliari, infatti, a fine 2018, la performance dovrebbe attestarsi allo 0,3%, non molto diverso dallo 0,4% del 2017, ma in forte calo rispetto al 3,5% del 2010. A pesare sul risultato sono state, in parte, anche le tasse. Secondo il XII Monitor sulla Finanza immobiliare, infatti, l’Imu e la Tasi hanno oscillato sul risultato d’esercizio dal 21,53% del 2012 al 39,34% del 2017, con un picco nel 2015 del 66,51%.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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