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Fondi immobiliari, chiusura in perdita. Pesano Imu e Tasi

Fondi immobiliari, chiusura in perdita. Pesano Imu e Tasi

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

10 Settembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Solo il 38,68% dei fondi immobiliari ha chiuso il 2017 in utile

  • Nell’asset allocation dei fondi immobiliari la quota investita in strumenti finanziari è diminuita nel 2017 dal 9,15 al 4,99%

Nei bilanci 2017 dei fondi immobiliari, l’Imu e la Tasi sono raddoppiate a 89,8 milioni di euro, con un’incidenza sulla perdita d’esercizio pari al 39,34%, dal 16,3% del 2016

Il 2017 è stato un anno ancora pesante per i fondi immobiliari, la maggior parte dei quali ha registrato ancora una perdita di esercizio. Lo si è appreso nel XII Monitor sulla finanza immobiliare realizzato dal Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Parma in collaborazione con Caceis Bank (la società di asset servicing del gruppo Crédit Agricole), dal quale è emerso che solo il 38,68% dei fondi analizzati ha chiuso in utile, con un leggero miglioramento rispetto al 2016. Nonostante, nella maggior parte dei casi, il risultato d’esercizio abbia riportando ancora un segno meno, complessivamente lo scorso anno i fondi immobiliari italiani hanno conseguito un risultato della gestione dei beni immobili pari circa a 129 milioni, in aumento di oltre il 50% rispetto al 2016.

A incidere negativamente sui risultati annui “sono state le minusvalenze che sono quintuplicate passando da 55,9 milioni nel 2016 a 284,4 milioni di euro nel 2017 – si legge nello studio, che ha coinvolto 14 società di gestione attive nel settore del real estate e ha preso in considerazione 106 fondi immobiliari, di cui 19 quotati e 87 non quotati – gli oneri per la gestione degli immobili, aumentati fino a 60 milioni di euro e l’Imu e la Tasi che sono raddoppiate raggiungendo quota 89,8 milioni di euro, con un’incidenza sulla perdita d’esercizio pari al 39,34%, (contro il 16,3% del 2016)”.

 

Asset allocation

Nell’asset allocation dei fondi immobiliari la quota investita in strumenti finanziari è diminuita nel 2017 dal 9,15 al 4,99%, mantenendo sempre una predilezione verso gli strumenti non quotati che raggiungono un’incidenza pari al 96,49%. Di contro, le attività rappresentate da immobili e diritti reali sono salite dal 79,97 all’86,92%, ben al di sopra del limite minimo imposto per legge.
Analizzando la quota di investimenti immobiliari, “questa è tanto più elevata quanto più lontana è la scadenza del fondo. Al contrario, quanto più la scadenza del fondo è vicina, tanto più si incrementa la quota finanziaria delle attività”, ha spiegato Claudio Cacciamani, professore ordinario di Economia degli Intermediari finanziari presso l’Università di Parma.

 

Gli effetti della riduzione del Qe

La riduzione del Qe influenzerà il valore degli immobili e la cessione degli Npl potrà giovare alla ripresa di erogazioni nel mercato immobiliare italiano. La conferma arriva da Giorgio Solcia, managing director di Caceis Bank, Italy Branch, che ha ricordato che la fine del Quantitative easing da parte della Banca centrale europea implica minori risorse e tassi più elevati. “Ciò potrebbe creare pertanto maggiori resistenze da parte delle banche nel concedere prestiti – ha detto – rallentando così il mercato immobiliare e determinando un aumento dei prezzi”. Gli operatori pertanto mostrano una certa preoccupazione verso la fine di queste misure di politiche accomodanti, “mentre ancora risultano scettici sull’impatto che i Pir potranno avere sui prezzi degli immobili, almeno nel breve termine”, ha aggiunto Solcia, che poi ha concluso dicendo: “La cessione dei non-performing loans, invece, potrebbe rappresentare un sostegno alle erogazioni per il mercato immobiliare”.

Stefania Pescarmona
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