PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Finanza sostenibile, al centro dell’agenda Ue

Finanza sostenibile, al centro dell’agenda Ue

Salva
Salva
Condividi
Contributor
Contributor, Antonio Campagnoli

24 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva

La green finance potrebbe avere un ruolo importante per lo sviluppo urbano sostenibile dei centri abitati e in generale del territorio nazionale. Intere aree hanno, infatti, bisogno di finanziamenti infrastrutturali a lungo e medio termine diretti in generale alla riqualificazione e rivitalizzazione del tessuto urbano

La Commissione europea e l’Eba (European banking authority) hanno alla fine del 2019 messo nero su bianco che la finanza sostenibile è il centro dello sviluppo del mercato unico europeo. “The european green deal” dell’11 dicembre 2019 e l’“Eba action plan on sustainable finance” del 6 dicembre 2019 delineano, nei rispettivi, una volontà coesa nel sostenere uno sviluppo guidato dai principi di cui all’Agenda Onu per il 2030 (i cosiddetti SDGs) e all’Accordo di Parigi sul clima.

Ad oggi sono quasi 300 i fondi distribuiti in Italia attenti agli SDGs gestiti da circa 70 gestori diversi. A questi si aggiungono i circa 50 Etf legati a indici SDGs quotati su EtfPlus di Borsa Italiana. Il patrimonio dei fondi legati a indici SDGs  distribuiti in Italia a fine 2018 raggiunge una cifra vicina ai 70 miliardi di euro.

Il Goal 11 si occupa del tema della sostenibilità urbana. Nel Rapporto SDGs 2019 dell’Istat ha individuato alcuni indicatori per misurare tale obiettivo, tra questi:
(i) percentuale di popolazione che vive in baraccopoli urbane, insediamenti informali o alloggio inadeguato,
(ii) percentuale di popolazione che ha un accesso comodo al trasporto pubblico, per sesso, età e persone con disabilità,
(iii)  spesa totale (pubblica e privata) pro capite per la preservazione, la tutela e la conservazione di tutto il patrimonio culturale e naturale,
(iv) numero di morti, dispersi e delle persone direttamente colpite, attribuito a disastri per 100.000 abitanti,
(v) percentuale di rifiuti solidi urbani regolarmente raccolti con un adeguato conferimento finale sul totale dei rifiuti prodotti in città,
(vi) livelli annuali medi di particolato sottile (Pm2,5 e Pm10) nelle città,
(vii) percentuale media dell’area urbanizzata delle città che viene utilizzata come spazio pubblico, per sesso, età e persone con disabilità e (viii) percentuale di persone vittime di molestie a sfondo sessuale per età, genere, disabilità e luogo negli ultimi 12 mesi.

Il contributo delle imprese è cruciale per l’affermazione di un modello di sviluppo economico sostenibile, specialmente se le stesse si finanziano sui mercati dei capitali. La leva finanziaria può aumentare la velocità e la forza d’urto della riconversione verso un modello di sviluppo che diminuisca i rischi connessi a fattori “enviromental, social and governance” (Esg).

L’attenzione della Commissione europea per i temi di sviluppo sostenibile inizia nel 2001 con l’adozione di una strategia per lo sviluppo sostenibile, rivista ed integrata più volte, con esplicito riferimento all’Agenda Onu dal 2016, da ultimo il documento dal titolo “Fianance sustainable growth” del 8 marzo 2018.

Alcune azioni erano confluite nel Sustainable finance package presentato a maggio 2018 dalla Commissione europea (Mifid 2, Idd, tassonomia ecc) altre sono state intraprese separatamente (Green bond standard, Linee guida Dnf, definizione di un marchio di qualità per i prodotti finanziari Esg, cosidetto Ecolabel, ecc).

Il complesso di tale normativa ha tre scopi principali:

  1. orientare il flusso dei capitali verso investimenti sostenibili al fine di raggiungere una crescita sostenibile ed inclusiva;
  2. gestire i rischi finanziari derivanti dai cambiamenti climatici, l’esaurimento delle risorse, la degradazione ambientale e problematiche sociali;
  3. incrementare la trasparenza e una visione medio lungo termine nelle attività finanziarie ed economiche.

In particolare, l’art. 98 della Capital requirements directive (Crd) offre la possibilità all’Eba di inserire i rischi Esg nell’attività di vigilanza e nel processo di valutazione svolto dalle competenti autorità e, in particolare:

  • lo sviluppo di una definizione uniforme di rischi Esg inclusi rischi fisici e rischi prospettici;
  • lo sviluppo di criteri per la misurazione dell’impatto dei rischi Esg sulla stabilità finanziaria delle istituzioni a breve, medio e lungo termine;
  • azioni, processi, meccanismi e strategie da implementare da parte delle istituzioni al fine di identificare, misurare e gestire tali rischi;
  • l’analisi di metodi e strumenti per misurare l’impatto dei rischi Esg nel finanziamento e nelle attività svolte dagli intermediari finanziari.

L’altro importante mandato all’Eba è offerto dall’art. 449a della Ccr2, che impone alle principali banche quotate di rendere noti i rischi Esg.

Da ultimo, ma non meno importante poiché riguarda direttamente le attività finanziate, l’art. 501c della Ccr2 impone all’Eba di valutare se il trattamento prudenziale dell’esposizione connessa a beni o attività collegate sostanzialmente con obiettivi ambientali e/o economici sia giustificabile (alla luce dei requisiti minimi di capitale di cui al “Pillar 1”). In particolare, l’Eba dovrà:

  • predisporre metodologie per la misurazione della rischiosità connessa ad esposizioni per beni e attività legate direttamente ad obiettivi ambientali e/o sociali comparandola con la rischiosità connessa ad altre esposizioni;
  • sviluppare appropriati criteri per la misurazione di rischi fisici e rischi prospettici;
  • valutare i possibili effetti sulla stabilità del mercato finanziario e bancario nel caso di uno speciale trattamento prudenziale delle esposizioni correlate direttamente con fini ambientali e/o economici.

“The european green deal” fornisce un quadro politico d’insieme in cui l’economia circolare, la riqualificazione energetica degli edifici, il trasporto multimodale e la biodiversità sono solo alcuni dei termini programmatici di riferimento.

Il percorso è lungo ma un punto di partenza importante è il “Taxonomy techinical report” che è stato oggetto di un’approvazione di principio dal Consiglio il 24 settembre 2019 e dal Parlamento europeo del 28 marzo 2019. Condividere le definizioni di un percorso di trasformazione così profondo è fondamentale.

Il rischio che è importante evitare è la cosiddetta greenwashing cioè campagne di marketing per prodotti finanziari e/o progetti che non hanno contenuti realmente sostenibili. In tal senso, è importante un’educazione del consumatore e in generale, una conoscenza e condivisione più diffusa possibile degli Sdgs.

Entrare nel merito dei singoli documenti è fondamentale. Penso all’Eu green bond standard pubblicato dal Tecnical expert group “Teg” nel giugno 2019, al marchio Ecolabel Ue sulla base del Regolamento Europe n. 66/2010, alle dichiarazioni non finanziarie (“Dnf”) oggetto del supplemento degli Orientamenti non vincolanti della Commissione Ue del 20 giugno 2019, alle linee guida sui “Disclosure requirements applicable to credit ratings” pubblicato dall’Esma il 18 luglio 2019, al Regolamento prospetto n. 2017/1129 (dove si legge al considerando n. 54 “L’obiettivo primario che si intende raggiungere con l’inclusione dei fattori di rischio nel prospetto è assicurare che gli investitori compiano una valutazione informata di tali rischi e che assumano quindi decisioni di investimento in piena coscienza dei fatti. (…) Tra l’altro, anche circostanze di tipo ambientale, sociale e di governo societario possono costruire rischi specifici e significativi per l’emittente e i suoi titoli e, in tal senso, dovrebbero essere rese note”), a criteri di misurazione individuati da Un-Habitat  tra cui la City prosperity initiative sviluppata con Fiabci e molti altri.

Il 2020 sembra iniziare con i migliori auspici. Tali iniziative potrebbero indirizzare l’economia, anche italiana, verso l’effettivo perseguimento degli Sdgs.

In tal senso, Un-Habitat, alla vigilia del World urban forum, ha organizzato a Roma il 4 febbraio insieme al Capitolo italiano dell’International real estate federation e la Fondazione patrimonio comune Anci un Urban thinkers campus dove la finanza dialogherà con chi promuove lo sviluppo sostenibile delle città e la sua misurazione.

 

 A cura di Antonio Campagnoli, avvocato dello studio Lexcc

Contributor
Contributor , Antonio Campagnoli
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Immobiliare Esg