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Divorziare per diventare più ricchi?

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

26 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Nelle città di Shanghai, Shenzhen e Hangzhou sta salendo l’appetito per la speculazione immobiliare

  • Così, Pechino impedisce ai privati di acquisire «troppo» patrimonio immobiliare. E per bypassare i controlli, i cittadini hanno iniziato a divorziare “per finta” in modo da non perdere la possibilità di diventare più ricchi

  • Chi vincerà fra governo e privati cittadini? Le misure per impedire che il mercato cresca sono varie e severe, ma fino a oggi non hanno impedito ai prezzi degli immobili di salire

Può sembrare un paradosso, ma in Cina non è così. Sempre più sono le coppie che inscenano la conclusione del loro rapporto matrimoniale per aggirare i limiti all’accumulazione di ricchezza immobiliare personale imposti dallo Stato. Ora però il governo sembra aver assunto il pugno duro

Fin dai tempi di Green Card, matrimonio di convenienza (Peter Weir, 1990), non ci si stupisce certo delle nozze contratte a particolari fini. Che possono essere la cittadinanza, l’arricchimento, per esempio. Quello che invece alle orecchie di una qualunque persona potrebbe sembrare decisamente bizzarro è divorziare per diventare più ricchi. Proprio il divorzio, simbolo per eccellenza dell’impoverimento familiare. Eppure esiste un paese in cui alcuni si ingegnano per mettere in scena finte divisioni matrimoniali al fine di accumulare ricchezza. Questo paese è la Cina di Xi Jinping.

Facciamo un passo indietro. Una delle preoccupazioni più urgenti dell’economia cinese attuale è quella di calmierare i prezzi degli immobili. Che, soprattutto nelle città di Shanghai, Shenzhen e Hangzhou, stanno cominciando a salire pericolosamente. Per il governo centrale, l’incubo dell’euforia immobiliare e della conseguente bolla prossima all’esplosione è dietro l’angolo. Così, Pechino impedisce ai privati di acquisire «troppo» patrimonio immobiliare. E per bypassare i controlli, i cittadini si sono inventati il divorzio per finta, allo scopo di accumulare quanti più immobili è possibile.

Il controllo quotidiano è demandato agli ufficiali di polizia. A livello normativo, diverse sono le misure intraprese. È allo studio una speciale tassa su ogni immobile acquistato entro cinque anni dal precedente. In precedenza il limite era di due anni. Non solo. Per esempio, a Shanghai il limite era di due abitazioni a famiglia: col divorzio, le abitazioni diventavano quattro. Ma con le nuove regole le persone divorziate da meno di tre anni saranno comunque soggette al limite che avevano da sposate.

Una dura lotta allo spirito speculativo, proprio nel momento in cui i prezzi degli immobili stanno salendo, in particolare nelle fiorenti zone di Shanghai e Shenzhen. Il presidente Xi Jinping vuole mantenere bassi i prezzi delle case e il comitato centrale del Partito comunista desidera mantenere «fermamente» la politica per cui le case servono «come abitazioni e non come forma di speculazione». La battaglia è recente, in atto «dal 2018», racconta a Bloomberg un analista di Ke Holdings Inc. La città con gli immobili più cari resta Hong Kong, ma anche Shenzhen è al galoppo: le abitazioni costano 43,5 volte il salario medio dei suoi cittadini (dati E-House China Enterprise Holdings).

Se l’Occidente sazia la sua fame di rendimenti nell’azionario emergente, la Cina cerca di sfamarsi nel suo mercato immobiliare. Entrambi gli appetiti sono frutto delle politiche di allentamento quantitativo delle banche centrali. La banca popolare cinese per la prima volta a gennaio 2021 ha messo un tetto ai prestiti per il settore del real estate. Basterà a fermare la corsa dei prezzi? Sinolink Securities Co. prevede che nonostante le misure, la domanda di immobili continuerà a crescere, così come è stato dal 2016, nonostante una regola che imponeva una prima rata pari al 70% del prezzo dell’immobile. Per ora, fatta la legge, trovato l’inganno: non solo un’abitudine italiana, a quanto pare.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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