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Crowdfunding immobiliare: le due facce del business

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

08 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il real estate crowdfunding può rappresentare una fonte di reddito alternativa ai comuni strumenti finanziari

  • I pro e i contro dell’equity crowdfunding illustrati da Maurizio Fraschini (Puri Bracco Lenzi e Associati)

Il crollo del valore degli investimenti derivante dall’esplosione del coronavirus, ha ricordato quella che è la regola base della dottrina finanziaria: la diversificazione. In questo scenario, il crowdfunding immobiliare potrebbe essere un valido strumento

Nelle ultime settimane, piccoli e grandi risparmiatori hanno visto il valore dei propri investimenti contrarsi significativamente a causa dell’impatto dell’epidemia da coronavirus. Tra le varie asset class, l’immobiliare è sicuramente uno dei settori più colpiti. Una delle regole base – soprattutto in queste fasi – è l’importanza di diversificare i propri portafogli. La dottrina finanziaria ci insegna infatti che è meglio diversificare i propri investimenti assegnando parti diverse del capitale a prodotti diversi. Uno di questi strumenti può essere rappresentato dall’equity crowdfunding.

Il real estate crowdfunding può rappresentare, infatti, una fonte di reddito alternativa ai comuni strumenti finanziari, ma non è l’unica motivazione che può portare un investitore a spingersi in questo settore. We Wealth ha intervistato Maurizio Fraschini, partner dello studio legale e tributario Puri Bracco Lenzi e Associati, per cercare di capire quali sono i pro e i contro di questa forma di investimento, che vede tra le principali piattaforme attive in Italia WallianceConcrete InvestingBuild AroundHouse4crowdBacktowork e Crowdfundme.

I pro

“Nell’attuale contesto di emergenza epidemica è sicuramente difficile fare previsioni e il fattore realmente dirimente sarà il tempo. Come condiviso da tutti gli esperti, se la situazione non evolverà presto positivamente – pur con limiti e cautele – gli effetti e le ricadute nocive sul nostro sistema economico saranno sempre più severi e di lungo corso.  Ma, volendo essere ottimisti, si potrebbe argomentare che il crowfunding  sia una formula da considerare anche per i piccoli risparmiatori, che potrebbero avere uno strumento di diversificazione del loro patrimonio e investimenti, in grado di porli al riparo da eventuali effetti inflattivi che potessero intervenire e che – in un mercato che verosimilmente presenterà maggiori opportunità di  acquisto anche speculative – possa consentire un piccolo investitore di partecipare a “occasioni” di investimento che singolarmente non sarebbe in grado di intercettare, affrontare e gestire. Una sorta di club deal declinato in scala ridotta e forse più attagliata ai nuovi contesti finanziari”, ha dichiarato Maurizio Fraschini,che interpellato su opportunità e rischi di questo strumento ha risposto: “I principali pro del real estate crowdfunding possono essere individuati nella platea ampissima alla quale si rivolge la proposta di investimento; nella riduzione delle barriere di ingresso, considerato che l’investimento può essere fatto anche per somme contenute (anche di 500 euro); nella facilità di execution, che può essere perfezionata utilizzando anche un semplice smartphone e anche nella circostanza che generalmente le opportunità di investimento proposte son state preventivamente sottoposte a due diligence (cosa che un investitore retail non farebbe) e approvate a seguito di un processo di valutazione da parte di esperti in materia”.

 

I contro

Ovviamente ci sono anche degli aspetti che vanno analizzati con profonda attenzione. Occorre evidenziare un intrinseco e altrettanto elevato livello di rischiosità derivante dall’intuibile mancanza di conoscenza specifica del mercato da parte dell’investitore.  “Forse maggiore nelle iniziative di puro equity crowdfunding – ha aggiunto Fraschini – visto che nel lending il rischio è concentrato sulla solvibilità del debitore, più verificabile e circoscrivibile, anche considerato il fatto che l’asset sottostante è costituito da un immobile che potrebbe riscontare difficoltà di rivendita, ove la scelta dell’asset fosse stata errata”.

Inoltre, il ritorno potrebbe essere non immediato, poiché è verosimile che una società di nuova costituzione – come una piattaforma di crowdfunding – non riesca a produrre utili nel breve periodo. “Al riguardo, il Dl n.179 del 2012 (noto come il Decreto crescita bis, ndr), ha posto il divieto di distribuzione di utili – che saranno eventualmente reinvestiti nella società – per tutto il periodo in cui la società emittente possiede i requisiti di startup innovativa (cioè per un massimo di 4 anni dall’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese)”, ha proseguito Fraschini, che ha concluso ricordando che, infine, un rischio implicito per questo tipo di investimento è legato anche alla possibilità di essere coinvolti in iniziative illecite o truffe che, nonostante la normativa puntuale e la vigilanza di Consob in Italia, potrebbero essere realizzate attraverso internet.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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