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Commercial real estate: -29% investimenti nel 1° semestre 2020

Commercial real estate: -29% investimenti nel 1° semestre 2020

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Maria Giovanna Arena
Maria Giovanna Arena

04 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il settore degli uffici confermerà il suo dinamismo nel secondo semestre, nonostante l’incremento dello smartworking e delle nuove regole di distanziamento sociale che potrebbero comportare un ripensamento degli spazi

  • Tra i settori che si manterranno dinamici e in crescita vi è quello alberghiero, che nonostante la frenata del primo periodo dell’anno è destinato a mantenere un ruolo chiave per gli investimenti in Italia

Secondo il report di Jll, uno dei settori verso cui gli investitori rimarranno più cauti è quello del retail. I centri commerciali sono stati tra gli asset più colpiti dalla pandemia a causa gli effetti del lockdown mentre l’high street ha sofferto della mancanza di turismo

Calo significativo per il settore del commercial real estate: gli investimenti sul mercato italiano sono scesi del 29% a quota 3,5 miliardi di euro nel primo semestre del 2020, trainati al ribasso principalmente dal comparto alberghiero. In particolare se nel confronto tra il primo semestre 2020 e lo stesso periodo dell’anno precedente non venisse incluso il deal del 2019 relativo al portafoglio Belmond, la riduzione si limiterebbe all’8%. La flessione degli investimenti si attesterebbe invece al 18% se riferita alla media degli ultimi 5 anni. Nella prima parte del 2020 non si scontano ancora tutti gli effetti derivanti dalla pandemia e molte operazioni chiuse nel semestre afferiscono ad accordi stipulati in precedenza. Sono queste alcune delle principali evidenze del nuovo report semestrale “Italian market perspective” realizzato da Jll.

Il rapporto non si sbilancia per le previsioni relative alla seconda parte del 2020 poiché la velocità della ripresa è resa incerta dalla durata della crisi, nonché dalle misure messe in atto dalle banche centrali e dai governi per contrastarla. Tuttavia valuta che il livello di capitale disponibile da investire sul mercato immobiliare sia ancora elevato e che l’Italia sarà in grado di conservare la sua attrattività. I volumi rimarranno quindi stabili sui livelli del primo semestre anche grazie alla chiusura di alcuni deal riguardanti la logistica, settore destinato a confermare il grande interesse per gli sviluppi e il trend del last mile e per asset smart con forti investimenti in tecnologia. Di seguito alcuni approfondimenti.

Il settore uffici

Gli uffici rappresentano il 42% del totale degli investimenti. In particolare, gli investitori domestici hanno allocato su questa asset class il 77% del capitale. Milano ha registrato il 74% dei volumi e 10 operazioni per un controvalore di 1,1 miliardi di euro. A Roma, invece, ci sono stati solo 5 deal per un totale di 140 milioni di euro. Emerge la domanda di uffici con superfici inferiori ai 1000 mq e la richiesta di immobili di qualità: a Milano gli immobili di grado A hanno rappresentato il 70% dell’assorbimento totale.

Retail, centri commerciali

Retail e centri commerciali sono il comparto più sofferente: le previsioni di vendita sono negative (-13%) per tutto il 2020. La ripresa è attesa nel corso del 2021. Sul peso e sulla capacità di ripresa di questo ambito Davide Dalmiglio, head of capital markets Jll Italia, dichiara a We Wealth: “Nel secondo semestre 2020 ci aspettiamo un volume di investimenti in linea con la prima parte dell’anno, laddove non ci fossero elementi esogeni che possano cambiare il clima economico, principalmente sostenuto dai settori della logistica e living. Il retail ha sicuramente sofferto di più il periodo di lockdown e le varie restrizioni, va comunque detto che il comparto commerciale stava attraversando una fase di rallentamento già prima della pandemia in quanto era già emersa la necessità di ripensare i grandi centri commerciali e i nuovi sviluppi in chiave food&leisure e con spazi dedicati ai servizi (medici, poste, banche, spazi dedicati al remote working). La pandemia ha accelerato questo trend preesistente e ci aspettiamo quindi che per il retail out of town questo processo di cambiamento continui per i prossimi 18 mesi almeno. Per quanto riguarda l’high street, invece, una ripresa potrà esserci quando le persone torneranno a muoversi, viaggiare e lavorare come prima, anche se alcune vie cittadine subiranno un radicale cambiamento dei valori locativi, spinti dai principali retailer, al fine di tendere verso una maggiore sostenibilità economica dei propri conti economici. prevediamo una ripresa migliore per i centri di prossimità che servono il mercato locale e sorgono in aree residenziali. Iniziamo ad avere un outlook incerto anche per il settore uffici che sta vivendo una situazione di rallentamento nei dati di take up – dovuto alla mancanza di decisionismo da parte delle principali corporate – e nei volumi, soprattutto nel comparto non core, dove la necessità di finanziamento diventa elemento essenziale. I volumi generati in questi mesi sono frutto di azioni e decisioni d’investimento datate almeno 12 mesi, in uno stato avanzato di esecuzioni e per le quali non era possibile prevedere passi indietro”.

I macrotrend globali del commercial real estate

Tra i macrotrend globali del commercial real estate il rapporto evidenzia: l’alto livello di liquidità disponibile e da investire in asset immobiliari; l’outsourcing da parte delle corporate delle funzioni immobiliari; l’utilizzo della tecnologia e dei big data; l’urbanizzazione e il tema della sostenibilità.

Per quanto riguarda l’Italia Dalmiglio afferma: “Sicuramente l’urbanizzazione è un trend che continuerà a caratterizzare fortemente il mondo del real estate nel lungo termine, anche dopo la pandemia, in quanto le persone continueranno a spostarsi verso le grandi città per lavorare, studiare e trovare maggiori servizi. Le città verranno probabilmente ripensate in chiave multicentrica nel prossimo futuro e verranno progettate per essere più resilienti e attenti all’agenda di sostenibilità. Milano è sicuramente un esempio virtuoso ma anche altre città italiane, tra cui Roma, Firenze, Torino, si stanno muovendo in tal senso. Come dimostra il Global Real Estate Transparency Index pubblicato recentemente da Jll, il macrotrend della sostenibilità è tra i fattori di crescita nel nostro mercato. La maggiore attenzione verso un immobiliare sostenibile ha contribuito ad aumentare la posizione dell’Italia all’interno di questo indice di trasparenza (17°), fattore indispensabile per attirare investimenti, specialmente internazionali. Tema importante non solo lato investimenti ma anche per le corporate che sempre di più chiedono spazi sostenibili e che garantiscano il benessere dei clienti”.

Maria Giovanna Arena
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