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Calcio e mattone: lo stadio, infrastruttura strategica

16 Settembre 2019 · Stefania Pescarmona · 3 min

  • Il gap da colmare con gli altri Paesi europei è ampio: negli ultimi 10 anni, in Italia sono stati investiti 180 milioni di euro a fronte dei 15 miliardi del resto dell’Europa

  • Dal 2000, nel nostro Paese è stato costruito un solo stadio: l’Allianz Stadium a Torino. A breve nascerà il nuovo stadio San Siro

  • L’industria immobiliare sportiva arriverà a creare degli smart village, ossia vere e proprie cittadelle sportive che ospitano (oltre allo stadio) altre alberghi, scuole, distretti commerciali, musei, uffici, zone verdi, etc

In Italia, l’età media degli stadi di Serie A è di 61 anni. Un investimento di 2,5 miliardi di euro nei prossimi 10 anni avrà effetti positivi sull’intera economia per 9 miliardi

Esiste un collegamento tra il calcio, l’immobiliare e la finanza? Decisamente sì ed è legato alla riqualificazione di stadio e impianti sportivi. Secondo il “Terzo Osservatorio sulla sostenibilità e sulla sicurezza”, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Johnson Controls e presentato in occasione del 27°Forum a Santa Margherita Ligure, per aumentare la competitività e l’appeal delle squadre italiane appartenenti alle categorie di serie A, B e C, sarà necessario investire 2,5 miliardi di euro nei prossimi 10 anni. E gli effetti positivi sull’intera economia saranno circa 4 volte tanto. Lo studio indica, infatti, delle ricadute positive per 9 miliardi di euro sull’economia generale e circa 2.600 posti di lavoro.

In uno scenario in cui c’è una crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale, anche gli stadi si trasformano da semplici asset immobiliare a infrastrutture strategiche, capaci di generare benefici sia territoriali sia economici.

Nel corso degli ultimi 30 anni, tutto è cambiato: sia negli ambienti sportivi che architettonici. E anche la gestione degli impianti è profondamente mutata: si è infatti passati da un servizio totalmente pubblico a uno misto pubblico-privato (con la proprietà municipale ma la gestione affidata a soggetti privati), fino ad arrivare a un servizio totalmente privato dove i proprietari sono anche le stesse società calcistiche.

In questo settore però l’Italia è rimasta molto indietro. Nel nostro Paese (come viene e evidenziato dall’Osservatorio di Scenari Immobiliari e Johnson Controls), secondo la Figc, l’età media degli impianti italiani di Serie A utilizzati nella stagione sportiva 2017-2018 è di 61 anni e la quasi totalità delle strutture non registra da anni lavori di rinnovamento e di adattamento alle nuove norme di sicurezza.

E non è tutto. Il gap da colmare con gli altri Paesi europei è decisamente ampio. Negli ultimi 10 anni, stando all’Osservatorio innovazione digitale nell’industria dello sport del Politecnico di Milano, in Italia sono stati investiti solo 180 milioni di euro a fronte dei 15 miliardi di euro investiti negli stadi del resto dell’Europa.

Dal 2000 e nel nostro Paese è stato costruito un solo stadio: l’Allianz Stadium a Torino di proprietà della società calcistica Juventus Football Club, che è considerato un vero e proprio “laboratorio avanzato” verso un modello italiano di stadio moderno, oltre che anche lo stadio più ecocompatibile al mondo. Da rilevare che quest’anno è stato aperto il nuovo J Hotel a 600 metri dall’Allianz Stadium: l’albergo, di proprietà del fondo immobiliare J Village, sarà preso in locazione e gestito da B&W Nest, società partecipata al 60% da Eden Travel Group e al restante 40% dal Juventus Football Club.

Ma a breve potremo vedere un altro esempio italiano di smart village di proprietà privata: si tratta del progetto del nuovo stadio San Siro (presentato a giugno 2019) delle squadre calcistiche Inter e Milan, che prevede un investimento di 1,2 miliardi di euro a fronte di un diritto di superficie di 90 anni.

Insomma, in questo contesto, che vedrà l’Italia protagonista di un processo di rinnovamento, lo stadio è destinato a cambiare sempre più la sua destinazione d’uso. Nel panorama internazionale l’industria immobiliare sportiva arriverà a creare degli smart village, ossia vere e proprie cittadelle sportive che ospitano (oltre allo stadio) altre funzioni immobiliari come alberghi, centri medici sportivi, training center, scuole, distretti commerciali, musei, uffici e in alcuni casi anche residenze temporanee, oltre a zone verdi e parcheggi. “Grazie all’ampliamento delle funzioni e al coinvolgimento delle società calcistiche come attori principali e trainanti di queste trasformazioni il settore è destinato ad essere uno tra i più interessanti e più remunerativi del prossimo futuro”, si legge nell’Osservatorio di Scenari Immobiliari e Johnson Controls.

La capacità attrattiva che ne deriva può essere, infatti, un volano importante per l’intera filiera immobiliare.
“Abbracciando tematiche relative alla rigenerazione urbana, la riqualificazione dei fabbricati legati al loisir sportivo deve avere come fine ultimo l’incremento della vivibilità del territorio, aumentando conseguentemente la sua attrattività e i fondamentali economici a esso legati”, ha spiegato Francesca Zirnstein, direttore generale Scenari Immobiliari.

E Francesco Giaccio, managing director di Johnson Controls Italia ha poi concluso dicendo: “Oggi, la tecnologia sta letteralmente cambiando il campo di gioco creando una nuova esperienza di visione dello sport, ma anche del ruolo che uno stadio può svolgere come importante attrattività urbana. Gli stadi e centri sportivi diventano i luoghi privilegiati in cui vediamo in azione la tecnologia al servizio dell’intrattenimento, la tecnologia che offre comfort e sicurezza al tifoso e flessibilità allo stadio, in grado di accogliere fan alla ricerca di un’esperienza sempre più coinvolgente e immersiva sia durante gli eventi sportivi che extra sportivi”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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