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Brexit e real estate, le opportunità del mattone internazionale

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

13 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • La clamorosa vittoria dei conservatori di Boris Johnson alle elezioni del Regno Unito fornirà alle imprese e al settore immobiliare una certa sicurezza

  • Se si guarda al mercato immobiliare inglese non saranno sicuramente poche le opportunità, tenendo in considerazione la diminuzione dei prezzi che ha investito tutto il settore

  • Secondo gli esperti, ci si può attendere sicuramente un nuovo flusso di capitali

  • Ad oggi l’offerta di case a Londra – e comunque nel Regno Unito – è ancora inferiore alla domanda, e questo fa ben sperare

Guardando alla Brexit, gli specialisti del real estate si interrogano sugli impatti della vittoria di Boris Johnson in Inghilterra. Quali opportunità si presentano all’orizzonte? Parlano gli esperti del settore immobiliare

Guardando al contesto generale, operatori ed esperti sembrano concordare su un fatto: la vittoria di Boris Johnson in Inghilterra avrà conseguenze positive per tutti i mercati, real estate incluso. Il risultato che sembra emergere, infatti, permette al Regno Unito di uscire da quella situazione di incertezza in cui è stato fino ad oggi, che impediva la pianificazione a lungo termine. Molto probabilmente, se avesse vinto il partito laburista sarebbe stato indetto un secondo referendum sulla Brexit: si sarebbe allora prolungato il periodo di incertezza per i mercati e, in particolare, quello immobiliare avrebbe subito un ulteriore crollo dei prezzi.

Quali le attese per i prossimi mesi per il mercato real estate inglese e quali le piazze da tenere sotto osservazione? We Wealth lo ha chiesto agli esperti di settore. Ecco il loro punto di vista.

Angelica Donati, vicepresidente Ance Giovani

Penso che l’elezione di Boris Johnson permetterà al Regno Unito di uscire dall’Unione Europea in maniera ordinata. L’aver ottenuto una chiara maggioranza con l’elezione di parlamentari di estrazione abbastanza moderata, infatti, gli consentirà di non dover assecondare la posizione più radicale ed estremista del suo partito e di ottenere un accordo “moderato”. Tutte le conseguenze di un accordo di questo genere sono già state prezzate e assorbite da tempo dal mercato.

Nel real estate, se guardiamo al mercato inglese, non saranno sicuramente poche le opportunità, tenendo in considerazione la diminuzione dei prezzi che ha investito tutto il settore. Questo momento di ritrovata stabilità segnerà quindi una rinascita del mercato inglese. Si può parlare di opportunità di investimento nel Regno Unito per tutti i mercati che beneficeranno della possibilità di una pianificazione a lungo termine, ora che sembra essere chiara la questione dell’uscita dall’Unione Europea che aveva paralizzato il Paese.
In particolare, la città di Londra, in quanto hub di riferimento per il Regno Unito soprattutto nel settore immobiliare e nelle tecnologie tra le quali il proptech, avrà sicuramente una forte ripresa, anche perché il real estate è stato il settore che ha subito le perdite maggiori fin dall’inizio.

Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, vige lo stesso principio. Da tempo ci si preparava alla Brexit, tanto che città come Parigi, Francoforte e Amsterdam sono andate a sostituirsi a Londra come hub finanziari. Mi aspetterei di veder continuare questa crescita, in particolare di Parigi che si sta affermando la nuova capitale d’Europa.

Dal punto di vista degli operatori, probabilmente assisteremo al ritorno di tutti quei grandi investitori internazionali che, timorosi, avevano interrotto le proprie attività a causa della situazione precaria in cui si è trovato il Regno Unito. Possiamo quindi ora sicuramente aspettarci un nuovo flusso di capitali.

Infine, se guardiamo agli aspetti più legali e fiscali, possiamo aspettarci verosimilmente che, dopo la Brexit, il Regno Unito diventi una sorta di “paradiso fiscale”: il progetto dei conservatori è, infatti, sempre stato quello di incentivare il libero scambio e abbassare le tasse, soprattutto le tasse a carico delle società. Si punterà molto anche a valorizzare lo status del Regno Unito come hub innovativo, aumentando gli incentivi per gli investimenti tecnologici.

Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari

Al momento possiamo solo fare delle ipotesi, perché gli scenari sono quanto mai incerti. È probabile una prima fase di cali dei mercati, dovuti all’uscita di molte aziende, soprattutto finanziarie, da Londra e da altre importanti città. Poi il mercato dovrebbe lentamente riprendersi. Sicuramente si avvantaggeranno Parigi, Madrid e Francoforte. In misura minore anche Milano. In ogni caso, prevediamo pochi spostamenti significativi, alla luce del fatto che la Brexit era già in conto da anni.

Gianluca Santacatterina, chief executive officer di Luxury & Tourism

È difficile e prematuro esprimere previsioni sull’impatto nel settore immobiliare a Londra – e nel Regno Unito in genere – alla luce della vittoria di Boris Johnson alle elezioni del 12 dicembre. Posso comunque dire che dalla data del referendum ad oggi il comparto del real estate inglese non ha subito il tanto paventato crollo. Anzi.
Ad oggi l’offerta di case a Londra – e comunque nel Regno Unito – è ancora inferiore alla domanda, e questo fa ben sperare.
Particolare attenzione va poi rivolta al cambio sterlina/euro (o altre valute). Dalla data del referendum ad oggi la svalutazione della moneta inglese ha attratto importanti investimenti immobiliari stranieri.
Oggi 13 dicembre, il cambio ha avuto una brusca inversione di rotta che probabilmente è da considerarsi un rimbalzo tecnico o un’euforia momentanea seguita anche dai mercati. Se dovesse proseguire e confermarsi questa tendenza sicuramente l’investitore straniero sarà meno stimolato pur ricordando che un cambio così favorevole – per gli investitori in altra valuta – non si registrava da molto tempo. Anche quando – pur entrando nell’Unione Europea – il Regno Unito mantenne la propria moneta si paventarono scenari catastrofici che poi non si rivelarono tali. Credo che il governo inglese adotterà – già peraltro lo sta facendo – misure fiscali atte a mantenere headquarters delle più importanti aziende nel Regno Unito e per mantenere il ruolo di capitale finanziaria del mondo.
Concludendo, prevedo un assestamento dei prezzi imputabile alla crescita a due cifre percentuali l’anno dell’ultimo decennio piuttosto che alla Brexit.

Elena Cardani, tax director, studio tributario e societario di Deloitte

In generale, parlando delle mosse dei grandi investitori, è complesso fare delle previsioni. Dovrà, infatti, essere monitorato il difficile negoziato tra Londra e l’Europa che dovrebbe portare a definire un accordo sui rapporti tra le parti. Dal punto di vista fiscale, in linea di principio, post Brexit non dovrebbero più potersi applicare le direttive europee con effetti penalizzanti, ad esempio, sul rate delle ritenute su dividendi, interessi e royalty in uscita dall’Italia. Questo impatterebbe negativamente i veicoli immobiliari italiani con casa madre inglese. Da monitore tuttavia l’eventuale introduzione di correttivi on-going finalizzati ad estendere al Regno Unito fuori dall’Unione europea gli stessi regimi fiscali applicabili oggi.

Jon Neale, head of Uk research & strategy di Jll

La clamorosa vittoria dei conservatori di Boris Johnson alle elezioni del Regno Unito fornirà alle imprese e al settore immobiliare una certa sicurezza. Ora sembra che il Regno Unito lascerà definitivamente l’Uu alla fine di gennaio 2020, sulla base dell’accordo di recesso rinegoziato dal primo ministro all’inizio di quest’anno. È probabile che si verifichi un rimbalzo dell’attività nei mercati del leasing e degli investimenti con il ritorno della fiducia degli investitori e delle imprese.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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