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Allarme immobiliare, rischi dalle tensioni finanziarie

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

28 Novembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2018, attese compravendite in crescita (+5,6% per un totale di 572.752 passaggi di proprietà residenziali), ma lieve contrazione dei prezzi (in media del 0,9% annuale)

  • La risposta del private banking: parla Saverio Perissinotto, direttore generale di Intesa Sanpaolo Private Banking

Secondo Nomisma, le tensioni finanziarie rischiano di produrre contraccolpi sul settore immobiliare, che nel 2018 aveva rialzato la testa. I dettagli all’interno del 3° Osservatorio Immobiliare 2018

“In assenza di correzioni sostanziali delle strategie di politica economica, le tensioni finanziare rischiano di rappresentare un fattore di razionamento del combustibile che ha fin qui alimentato la risalita del mercato immobiliare”. A lanciare l’allarme è Nomisma, che all’interno del 3° Osservatorio Immobiliare 2018 spiega come non sia un caso che, in passato, il cambiamento di contesto abbia fatto da calmiere al ritorno di interesse della componente di investimento per gli impieghi immobiliari, che nel corso del primo semestre aveva fatto segnare un’improvvisa accelerazione.

Il mercato delle compravendite
Secondo l’istituto bolognese, il 2018 si chiuderà con un ulteriore incremento delle compravendite (+5,6% per un totale di 572.752 passaggi di proprietà residenziali, pari all’1,6% del patrimonio abitativo), ma con una lieve contrazione dei prezzi (in media del 0,9% annuale). Quanto ai prossimi mesi, Nomisma stima in 2,6 milioni le famiglie attualmente in cerca di un’abitazione (o che intendono attivarsi nei prossimi 12 mesi) per un mercato potenziale quantificato in 436,9 miliardi di euro.
Attenzione però: “Le tensioni finanziarie rischiano di produrre contraccolpi sul settore – spiegano gli analisti – Il rallentamento della crescita economica, associato alle incertezze scaturite dalla contrapposizione tra Governo e Commissione Europea relativamente ai contenuti del Documento di Economia e Finanza per il 2019, non potevano non produrre contraccolpi sul settore immobiliare italiano. Il presupposto fiduciario che, a partire dal 2015, ha alimentato la risalita dei livelli di attività del comparto esce, infatti indebolito dai recenti accadimenti, pur rimanendo tuttora orientato”.

Il mercato delle locazioni
Se si passa ad analizzare poi le locazioni, la società ha parlato di una “maggiore vitalità” rispetto al passato. Un effetto dovuto – in particolare nelle grandi città – alla diffusione di soluzioni di affitto breve o transitorio in favore della componente di utilizzo temporaneo (turistico, professionale e sanitario). In ambito residenziale, il valore del comparto locativo è stimato – per il 2018 – in 21,4 miliardi di euro (le nuove locazioni registrate nel 2017 rappresentano una quota pari al 36%). Per i prossimi 12 mesi Nomisma stima un aumento delle famiglie intenzionate a prendere in affitto un’abitazione, con oltre 2 milioni di nuclei già sul mercato o che intendono attivarsi per un valore complessivo potenziale annuo dell’ordine di 11,3 miliardi di euro.

La domanda di abitazioni
Fatta cento la domanda di abitazione presente sul mercato nel secondo semestre 2018 essa si è distribuita per il 52% nella ricerca di una casa in proprietà e per il restante 48% in una soluzione in locazione

Considerando la componente di domanda rispetto alla capacità di spesa delle famiglie nei singoli mercati (espressa in reddito) è possibile individuare i seguenti 4 gruppi:
– mercati dove la domanda privilegia la locazione, come scelta di vita: Firenze, Torino e Bologna
– mercati dove prevale la domanda tradizionale che si rivolge all’acquisto con il ricorso al mutuo: Cagliari, Napoli, Catania, Genova e Palermo
– mercati dove è presente una domanda che investe sulla casa da destinare alla locazione: Milano, Roma e Padova
– mercati dove la domanda si rivolge alla locazione perché non in grado di sostenere l’acquisto: Venezia e Bari

La risposta del private banking
“Di fronte a un patrimonio immobiliare imponente, il mondo del private banking non guarda più alla sola gestione della ricchezza finanziaria dell’investitore, ma si propone come hub di servizio, che attraverso le proprie competenze può accompagnare il cliente nella gestione dell’intero patrimonio personale e familiare, soprattutto alla luce delle numerose e profonde trasformazioni che la congiuntura economica e i mutamenti sociali, culturali, ambientali e tecnologici stanno imponendo al settore e al paese”. Lo ha detto Saverio Perissinotto, direttore generale di Intesa Sanpaolo Private Banking, che poi ha concluso dicendo: “In uno scenario di bassa inflazione e tassi d’interesse compressi, infatti, l’immobile perde nel tempo la sua capacità di protezione: bisogna quindi distinguere ciò che si utilizza da ciò che si considera investimento, individuando immobili e posizioni in grado di sostenere la redditività”.

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