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Alberghi, altro che boom. È boom di strutture all’asta

Alberghi, altro che boom. È boom di strutture all’asta

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

04 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Le vendite forzate attualmente in corso, che riguardano alberghi, bed & breakfast, stabilimenti balneari, campeggi e simili, sono 153, a fronte delle 114 individuate a gennaio

  • In aumento le strutture più pregiate (quelle con prezzi superiori ai 3 milioni) che sono finite in vendita forzata: sono 29 realtà, vale a dire il 19% dell’intero comparto

Negli ultimi sei mesi, gli alberghi all’asta in Italia sono aumentati quasi del 35%. I dettagli nel report del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato

Sarà forse perché siamo in pieno periodo estivo, ma ultimamente si sente sempre più spesso dire dagli operatori del settore che il 2018 è stato un anno positivo per il mercato alberghiero (europeo e italiano). Eppure, non sempre è così: anzi. Negli ultimi sei mesi, il numero di strutture turistico-ricettive che sono andate all’asta in Italia è aumentato del 34,3%.

“Le vendite forzate attualmente in corso, che riguardano alberghi, bed & breakfast, stabilimenti balneari, campeggi e simili, sono infatti 153, a fronte delle 114 individuate a gennaio”. A mettere in luce questa brusca inversione di tendenza, dopo tre cali consecutivi a partire dall’inverno 2018, è stato il rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.

«Non si può nascondere un certo grado di preoccupazione per la nuova impennata del numero di strutture all’asta nel settore turistico-ricettivo. Non siamo ancora tornati ai valori critici di qualche anno fa, ma di sicuro deve far riflettere la situazione di realtà storicamente più fragili del nostro Paese sotto il profilo socio-economico. Anche perché in molti casi si tratta di territori che hanno nel comparto turistico la più preziosa, se non l’unica, risorsa produttiva e occupazionale”, ha commentato l’ing. Sandro Simoncini, direttore del Centro Studi Sogeea,che però ha poi puntualizzato: “È certamente vero che le tempistiche delle vendite immobiliari forzate non sono sovrapponibili agli scenari economico-finanziari attuali, poiché scaturiscono come reazione a problematiche sorte in precedenza, ma il dato che riguarda il Mezzogiorno nel suo complesso è assai duro e si inserisce in un contesto che non lascia intravedere orizzonti sereni a livello di crescita, sviluppo e investimenti”.

Non tutte le aree d’Italia si sono comportate però nello stesso modo. A soffrire, in particolare, sono soprattutto le isole e il Sud. Il Nord del Paese è rimasto, infatti, sostanzialmente stabile con 43 strutture all’asta contro le 41 di sei mesi fa, così come il sia il Centro (le 54 attuali sostanzialmente si sovrappongono alle 50 di gennaio), mentre il Mezzogiorno e le isole maggiori stanno vivendo una fase assai delicata. “Sicilia e Sardegna insieme ne contano sul mercato 36, valore più che triplo rispetto a quello dell’ultima rilevazione (11); nel Sud continentale, invece, si assiste a un quasi raddoppio della quota, che si attesta a 20 unità contro le 12 fatte registrare in avvio di 2019”, si legge nel report.

E stranamente, a dispetto di quanto si possa pensare, la Toscana si conferma ancora una volta la regione italiana con il più alto numero di strutture in vendita, 34 (dato assolutamente in linea con quello di sei mesi fa), seguita dalla Sardegna (19), dalla Sicilia (17), dal Lazio (16) e dall’accoppiata formata da Abruzzo e Trentino-Alto Adige (12 a testa).

Cosa potrebbe rappresentare tutto questo per gli investitori? Analizzando le fasce di prezzo delle realtà imprenditoriali finite in vendita forzata, la quota di quelle fino a un milione di euro è scesa al 48,5%, mentre è aumentata quella avente a oggetto strutture più pregiate, con prezzi superiori ai 3 milioni (sono 29 strutture, vale a dire il 19% dell’intero comparto). Gli operatori del mercato, potrebbero attendere ulteriori ribassi prima di decidersi a presentare offerte tanto impegnative?

Sicuramente, come per tutte gli investimenti, si tratta di operazioni non prive di rischi.
“Chi compra deve avere sempre chiaro se in vendita è stato messo l’immobile insieme all’attività di gestione e, nel caso, se sia possibile avanzare offerte anche solo per uno dei due asset in questione”, ha precisato Simoncini, che poi ha concluso dicendo “È altresì importante comprendere a fondo quali vincoli e oneri verranno cancellati e quali invece rimarranno a carico dell’acquirente, calcolare i tempi dell’effettiva disponibilità della struttura, informarsi sulle potenzialità del contesto ambientale in cui essa è inserita, avere piena contezza delle eventuali spese arretrate accumulate e delle imposte che graveranno sull’immobile”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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