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Vento in poppa per il mercato europeo degli Etf obbligazionari

Vento in poppa per il mercato europeo degli Etf obbligazionari

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Francesca Conti
Francesca Conti

20 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • A livello globale nel primo trimestre si sono registrati nuovi investimenti per 62 miliardi di dollari

  • Nel periodo, gli investitori hanno orientato 20,9 miliardi di dollari in Etf a reddito fisso quotati in Emea, rappresentando circa il 60% del totale della raccolta complessiva degli Etf nell’area Emea tra tutte le classi di asset

  • L’80% degli investitori professionali interpellati da Vanguard dichiara di investire su Etf globali. Più bassa la percentuale in Germania (59%), Regno Unito (51%) e Svizzera (41%)

  • Secondo i risultati del sondaggio di Vanguard, il prezzo è una variabile importante nella scelta degli Etf, ma lo sono anche la liquidità e la capacità di replicare gli indici

Secondo l’ultima analisi di iShares BlackRock, nel I° trimestre del 2019 gli Etf obbligazionari europei hanno registrato flussi record, spinti da un contesto favorevole nel reddito fisso. Una survey di Vanguard, intanto, sfata alcuni falsi miti legati alla scelta di questi strumenti

Il primo trimestre del 2019, per il mercato europeo degli Etf obbligazionari, è partito con il piede giusto. Sarà forse per via di un contesto più favorevole per il reddito fisso, che si combina con l’evoluzione strutturale verso un orizzonte a più lungo termine dei mercati fixed income, ma questi strumenti hanno ripreso slancio nei primi tre mesi dell’anno, registrando flussi record. A dirlo è l’ultimo report di iShares BlackRock, secondo cui tra gennaio e marzo 2019 alcune caratteristiche di mercato hanno favorito un maggiore utilizzo degli Etf obbligazionari come strumenti per la costruzione di portafogli resilienti.

Il primo trimestre dell’anno, in particolare, ha registrato i maggiori flussi su base trimestrale degli Etf obbligazionari, sia in Europa che a livello globale. Nel primo trimestre si sono infatti registrati nuovi investimenti per 62 miliardi di dollari a livello internazionale. Gli investitori, sempre nel primo trimestre, hanno orientato 20,9 miliardi di dollari in Etf a reddito fisso quotati in Emea, rappresentando circa il 60% del totale della raccolta complessiva degli Etf nell’area Emea tra tutte le classi di asset. L’analisi dei flussi, sottolinea iShares, indica una crescente allocazione da parte degli investitori in asset a reddito fisso seppur con un approccio a ‘bilanciere’, ovvero combinando le esposizioni di qualità con allocazioni a rischio più elevato che offrono un reddito interessante, come il debito dei mercati emergenti.

In particolare, mentre l’industria continua a crescere, gli investitori sono rassicurati dalla robustezza e dalla profondità della liquidità degli Etf obbligazionari nel consentire sia negoziazioni strategiche che tattiche, soprattutto durante i periodi di volatilità. Per Brett Olson, responsabile fixed income Emea di iShares BlackRock, “gli investitori stanno richiedendo portafogli più intelligenti, più resilienti ed efficienti in termini di rischio, tempo e costi. Dato che più investitori guardano oltre la selezione dei titoli con l’obiettivo di costruire un portafoglio olistico e per difendersi dalla prossima fase del ciclo di mercato, stiamo osservando una maggiore propensione all’indicizzazione in combinazione con altri stili di investimento”.

La survey di Vanguard

E proprio sulla varietà di investimenti correlati al mondo degli Etf ha cercato di fare chiarezza l’ultima survey di Vanguard. La società ha intervistato 400 investitori professionali europei che utilizzano Etf nei loro portafogli, indagando alcuni miti da sfatare relativi ai fattori che guidano le scelte di investimento nell’ambito di questi strumenti. Secondo il pensiero comune, ad esempio, gli investitori eviterebbero i portafogli azionari globali, utilizzando gli Etf azionari solo per investire su mercati locali o regionali. In realtà gli investitori professionali europei utilizzano gli Etf globali con l’obiettivo di diversificare il più possibile dal punto di vista geografico i propri portafogli, dando comunque importanza all’utilizzo degli Etf finalizzato ad avere specifiche esposizioni per raggiungere determinati obiettivi.

In Italia infatti, l’80% degli investitori professionali interpellati da Vanguard dichiara di investire su Etf globali. Più bassa la percentuale in Germania (59%), Regno Unito (51%) e Svizzera (41%). Resta comunque forte la domanda di Etf per investire su determinate aree di mercato, come Europa, Asia e America Latina. In Italia l’80% degli investitori professionali dichiara di utilizzare gli Etf per investire sui mercati emergenti, mentre il 61% li utilizza per avere esposizioni sul mercato americano. Al fine di avere un’esposizione puntuale, in Italia e nel Regno Unito si utilizzano maggiormente gli Etf settoriali (65%), mentre in Germania e Svizzera quelli single & multi factor (42% e 47%).

Un altro fondamentale mito legato al mondo degli Etf, è quello che nel decidere di investire in questi strumenti si guarda solo al costo (expense ratio). In base ai risultati raccolti dall’indagine di Vanguard, il prezzo è una variabile importante nella scelta degli Etf, ma lo sono anche la liquidità e la capacità di replicare gli indici (tracking error). Il total expense ratio è infatti il principale fattore che determina la scelta di un Etf per il 18% degli investitori interpellati, ma il fattore liquidità (17%) e il tracking error (15%) seguono con pochi punti percentuale di scarto. A livello regionale, tuttavia, esistono diverse priorità. Gli investitori italiani e svizzeri sono più sensibili per esempio al benchmark utilizzato dall’Etf (27% e 21%), nonostante il 61% del campione ritenga che il benchmark non abbia nessun impatto sulla scelta di questi strumenti. In Germania si fa molta attenzione al costo (38%), mentre nel Regno Unito alla media degli spread denaro – lettera (21%). La liquidità è inoltre il fattore più importante in Italia quando gli investitori decidono di cambiare provider (87%).

Francesca Conti
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