PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Valutazione del prezzo, ma i fondamentali valgono ancora?

Valutazione del prezzo, ma i fondamentali valgono ancora?

Salva
Salva
Condividi
Giovanni Pesce
Giovanni Pesce

03 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva

Non solo analisi fondamentale e analisi tecnica: la combinazione dei due modelli di analisi ha portato a una valutazione degli strumenti finanziari sempre più precisa e approfondita. Ma non basta

Per diversi anni la valutazione del prezzo congruo per uno strumento finanziario si è basata su stime che, più che essere fondate su analisi certe e rigorose, erano figlie di un sentiment, di un’opinione economico-finanziaria non supportata da dati indubitabili.

Tuttavia, a partire dagli anni ’80, grazie anche allo sviluppo dei motori di calcolo e simulazione e a una maggiore diffusione di informazioni precise e basate su fatti reali (sull’economia globale, sui mercati, sugli scambi ecc..) si è passati a un approccio più scientifico e razionale che ha portato all’espressione di valutazioni più attendibili.

Da quel momento all’analisi fondamentale si è aggiunta quindi un’analisi tecnica che ha beneficiato di dati certi e indiscutibili, e soprattutto di una maggior mole di informazioni costanti nel tempo che le ha permesso di costruire serie storiche da cui attingere elaborare stime affidabili.

La combinazione dei due modelli di analisi, rapportati allo scenario, ha portato a una valutazione degli strumenti finanziari emessi e negoziati sempre più precisa e approfondita.

Una valutazione che, però, per poter essere efficace, deve poter contare su dati che appartengono sempre alla categoria dei “fondamentali”: dati di bilancio, per le imprese, e dati macro e microeconomici relativi ai tassi, quindi più legati ai bond che all’equity.

In ogni caso, sia che l’analisi dei dati venga effettuata da professionisti che da sistemi automatici fino all’intelligenza artificiale, il punto di partenza rimane lo stesso: le informazioni, il modo in cui essere sono acquisite, la loro veridicità.

Attualmente, pare che qualcosa stia cambiando e forse non in modo accidentale. Potrebbe trattarsi addirittura di un cambiamento epocale, con i mercati mossi da gregari che “tirano la volata” a borse e bond anche se i dati esprimono fondamentali quanto meno critici.

Ma quali sono queste criticità? In sintesi, lo scenario politico propone situazioni quanto mai complesse e controverse: negli Stati Uniti la credibilità del presidente è ai minimi storici e, oggi più che mai, Trump non gode dell’appoggio né dell’opinione pubblica né di gran parte del parlamento; in Francia Macron perde costantemente consensi mentre aumenta il malcontento generale, testimoniato dai disordini a Parigi e in tutto il paese; in Germania, infine, il calo dei consensi verso i rappresentanti della politica “tradizionale” esprime tutto il dissenso dei cittadini nei confronti  della situazione politica, economica e sociale che sta vivendo lo stato.

A ciò si devono aggiungere le criticità dello scenario economico e geopolitico. Sempre gli Stati Uniti hanno sofferto la scarsa efficienza di molti progetti di riconversione dalla old alla new economy, mentre in Europa si vive la crisi generalizzata del credito e la perdita di credibilità delle banche e di tutto il sistema bancario. E, ancora, va evidenziata la situazione di diversi paesi dell’America Latina o di alcuni stati europei in cui sono palesi le tensioni sociali dovute alle differenze di condizione di vita fra cittadini con “potere economico” diverso.

E non è tutto. Occorre ancora tenere presenti le manovre economiche su Paesi emersi, come la Cina, l’imposizione di dazi – spesso ingiustificati –  e le tensioni politiche e sociali in Europa legate alla gestione dei migranti che hanno contribuito al successo di una nuova classe politica con scarsa o nulla esperienza di governo.

Come si può intuire, il quadro generale non aiuta ad avere una visione ottimistica dei mercati, che invece pare accompagnare l’attuale ciclo dei valori e dei prezzi.

Abbiamo già avuto modo di rilevare che la liquidità in eccesso, da sola, non chiarisce questo trend per il quale riteniamo debba essere preso in considerazione anche un importante short effettuato su molti mercati.  Forse si potrebbe spiegare questa crescita considerando entrambi i fattori, ma la mancanza dell’analisi dei valori fondamentali la rende attendibile, ma non affidabile.

Per questo, prima o poi, si dovrà tornare a una logica valorizzazione dei mercati e, chiusa la fase di short, la liquidità dovrà finalmente essere investita nell’economia reale per portare – come ragionevolmente si dovrebbe – a un rialzo duraturo dell’inflazione globale.

Non riteniamo che i dati fondamentali siano utili a spiegare la crescita degli indici  dei mercati, mentre un fattore da considerare con estrema attenzione è la minor capacità di “vedere” i rischi, di prevenirli e, ove non possibile, di mettere in atto adeguate strategie di protezione.

Proprio i rischi, oggigiorno, a nostro avviso, sono sempre più alti man mano che i valori crescono. Un incremento senza una apparente logica, che deve farci riflettere.

Giovanni Pesce
Giovanni Pesce
Giovanni Pesce è amministratore delegato di Fugen Private Sim, manager dalla lunga esperienza nei settori dell’asset management e private banking, si occupa anche di formazione, presso l’Università della Terza età “Card Giovanni Colombo” e presso Iside – Istituto internazionale di documentazione economica, su Mifid – Idd, gestioni e fondi. È infine consulente in Area finanza e Mifid presso il Credito Valtellinese.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Altri Prodotti