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La valutazione degli asset illiquidi

La valutazione degli asset illiquidi

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Alessandro Montinari
Alessandro Montinari

24 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Deloitte Private e Aequo propongono un innovativo metodo per la valutazione di asset caratterizzati dall’unicità del bene e dal limitato numero di transazioni nel mercato privato

  • Il nuovo approccio valutativo è fondato sul valore finanziario oggettivo

I beni illiquidi non sono utilizzabili come asset finanziari a causa della soggettività del loro valore. La necessità di dare una rappresentazione patrimoniale a questi beni comporta allora l’esigenza della loro valorizzazione con criteri oggettivi. Ecco il nuovo metodo proposto da Deloitte Private e Aequo

Al via un nuovo metodo di valutazione degli asset illiquidi. Lo hanno presentato Deloitte Private, in collaborazione con Aequo, nel corso del webinar del 22 settembre. Collezioni d’arte, immobili illiquidi, atleti, database, beni demaniali sono alcuni degli asset valutabili con l’approccio proposto. Il metodo è rivolto a imprenditori, piccole e medie imprese, family office, investitori privati e private equity e risponde alla necessità di valutare asset tradizionalmente illiquidi che subiscono le dinamiche e le dimensioni del mercato.

I beni illiquidi non sono infatti utilizzabili come asset finanziari a causa della soggettività del loro valore. È quindi preclusa la possibilità di utilizzarli come bene immediatamente spendibile e “finanziarizzabile”. L’approccio proposto consiste dunque nello spostare il prezzo del bene da una valutazione soggettiva ad una valutazione oggettiva, non parametrica. Tale risultato viene ottenuto con una metodologia basata su due step.

In estrema sintesi il primo step, denominato “Hedonic price method” (metodo edonico), consiste in una valutazione basata sull’importanza delle caratteristiche significative del bene da valutare. In questo caso si studia la relazione tra il valore dell’asset e le determinanti del valore.

Il secondo, denominato “Reti neurali + benchmark approach”, definisce oggettivamente un portafoglio di riferimento per il mercato (Gop, Growth optimal portofolio).

Il metodo regressivo del primo step è teso a garantire una forte interpretabilità e chiarezza dei risultati, mentre il modello di pricing basato sul Benchmark approach è teso a fornire un valore oggettivo, dinamico e che elimina discrezionalità. Infatti, quando il bene da valutare è particolarmente unico il risultato derivante dal primo step potrebbe non essere sufficiente ai fini di una puntuale valutazione. Per questo motivo viene aggiunto il metodo previsto dallo step due che utilizza l’intelligenza artificiale applicata a un database contenente le informazioni utili su quella categoria di beni.

Entrambi gli approcci presentano dei pro e dei contro e per questo motivo sono combinati tra loro per arrivare a un risultato che sia il più puntuale possibile. Le opportunità che così si delineano sono quelle dell’iscrizione in bilancio del valore dell’asset, della costituzione di nuovi veicoli finanziari e partecipativi, dell’assicurazione di portafogli di asset illiquidi, dell’emissione di strumenti e prodotti finanziari, dell’accesso al credito per privati e aziende e altre ancora.

“Gli asset illiquidi rappresentano una complessità di fondo per gli investitori sia sotto il profilo della immissione nel mercato sia soprattutto per la loro valutazione economica. Si caratterizzano per avere un mercato globale, ma sono normalmente trattati privatamente e in modo non pubblico. Inoltre si caratterizzano per avere un numero limitato di transazioni distribuite in momenti temporali differenti. Ciò rende poco comparabili le transazioni tra di loro. In generale c’è una mancanza di trasparenza e una limitata regolamentazione di questi beni che rendono più difficile il processo di acquisizione delle informazioni che, com’è noto, è alla base della qualità del processo valutativo”, ha spiegato Marco Vulpiani, partner di Deloitte, che ha poi aggiunto: “I beni illiquidi sono sicuramente quelli più complessi dal punto di vista valutativo. In termini generali due sono le variabili che impattano sulla complessità di questa valutazione e cioè l’unicità del bene e l’oggettività delle informazioni a disposizione”.

La necessità, particolarmente attuale in questo periodo, di dare una rappresentazione patrimoniale a questa categoria di beni comporta l’esigenza della loro valorizzazione con criteri oggettivi. Nell’ambito dei principi contabili internazionali viene raccomandata l’iscrizione in bilancio dei beni al “fair value” da intendersi come “il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata, o una passività estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti”. Si tratta quindi di determinare il valore di mercato di questi beni a cui il metodo presentato quindi sottende.

Normalmente il ricorso a perizie esterne basate su parametri di mercato rappresenta l’approccio utilizzato per questo tipo di valutazioni. In alternativa si utilizzano metodi di valutazione basati su survey.

Alessandro Montinari
Alessandro Montinari
Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.
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