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Usa e Cina, la guerra dei cambi: su quale valuta investire

Usa e Cina, la guerra dei cambi: su quale valuta investire

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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I tafferugli commerciali fra Usa e Cina hanno anche rilessi sul mercato dei cambi. Cosa scegliere allora fra dollaro e reminbi? Risponde Vasileios Gkionakis, head of Fx strategy, Banque Lombard Odier & Cie Sa

In uno scenario di nuove minacce in ambito tariffario (5% su 250 miliardi di dollari e 15% su 160 miliardi di dollari), il rapporto fra dollaro Usd/Cny potrebbe salire a 7,50. Ma Cina e Usa sono giunte alla terza tregua in meno di dodici mesi: viste le prospettive, “riteniamo che questo scenario abbia solo il 15% di probabilità di concretizzarsi”, dice Vasileios Gkionakis, head of Fx strategy, Banque Lombard Odier & Cie Sa.

Trump afferma di trovarsi nella “fase uno” di un accordo bilaterale. Non esiste un documento scritto, ma la Cina ha assunto impegni concreti (pochi). Ad esempio, acquisterà più prodotti agricoli statunitensi in cambio della sospensione dei dazi supplementari fissata per il 15 ottobre. Gli investitori restanto comprensibilmente cauti in merito alla stabilità della tregua appena raggiunta. Tuttavia è diminuita la minaccia di una nuova escalation: nessuna delle due parti è motivata ad avanzare nuove provocazioni.

Usa e Cina l’equilibrio dei cambi

Dopo aver compensato l’impatto delle nuove tariffe statunitensi a partire dal primo 1° settembre, l’indice di riferimento dello yuan sembrava essersi stabilizzato al di sopra di un nuovo minimo di circa 90.

Visto lo stallo dal punto di vista politico e il continuo rallentamento dell’economia, la Fed avrà l’onere di stabilizzare economica, probabilmente tagliando i tassi ancora altre due volte nei prossimi 6-12 mesi. In questo caso, i tassi onshore della Cina, che ora sono più alti di quelli statunitensi, potrebbero essere sufficientemente interessanti per gli investitori globali. Infatti, sembra che gli afflussi esteri siano proseguiti a settembre nonostante i problemi commerciali, forse in parte supportati dal fatto che la Cina sia stata inclusa nei principali indici obbligazionari

I dati macro mostrano sostegno

I dati macroeconomici di settembre sembrano indicare una certa stabilizzazione dopo un difficile inizio del terzo trimestre (visibile nella crescita del Pil inferiore alle attese del 6,0% a/a). La crescita degli aggregati creditizi si attesta intorno all’11% a/a e l’attività sembra in ripresa nonostante il nuovo shock tariffario di inizio del mese. Questa nuova pace appena ritrovata potrebbe ovviamente terminare qualora gli Usa applicassero maggiori dazi alle esportazioni cinesi e la Cina passi al contrattacco.

Teresa Scarale
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