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Tassi bassi e oro. “Finché c’è liquidità c’è speranza”

Tassi bassi e oro. “Finché c’è liquidità c’è speranza”

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Agosto 2020
Tempo di lettura: 2 min
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All’interno di micro-aggiustamenti, l’oro veleggia intorno ai 2000 dollari (anche) come reazione ai tassi bassi. Le riflessioni di Antonio Cesarano, chief global strategist, Intermonte Sim, su questo asset senza tempo

Rifugio più che mai. Gli investitori non cercano altro, al tempo dell’incertezza radicale. Martedì 4 agosto 2020, mentre dollaro e rendimenti dei titoli di Stato Usa continuavano a perdere terreno, l’aurum superava la barriera dei 2000 dollari all’oncia. Il rally dell’oro si alimenta della mole di liquidità immessa nelle economie per contrastare gli effetti della crisi pandemica: con tassi prossimi allo zero, gli investitori cercano uno scudo sicuro. Del resto, “The Fed can’t print gold forever”, dice il paper di Bank of America Merryl Lynch con la previsione di quota 3000 per fine 2021.

“Il mercato sta già agendo come se la Fed stesse lavorando alla yield curve control”, afferma Antonio Cesarano, chief global strategist, Intermonte Sim. “Questo contesto artificioso – quello di non consentire ai tassi di andare al di sopra dello 0,5% – sta creando supporto all’oro e tende a riverberarsi sul dollaro, che ne fa le spese”.

 

Fino al 2020, gli Usa erano rimasti il baluardo dei rendimenti positivi.  I Tips (i Treasury a 10 anni) per dire sono crollati a meno dell’1% di interesse fra luglio e agosto. Dietro alla contrazione dei tassi, i timori degli investitori per il perdurare della pandemia e per gli effetti inflazionistici della grande liquidità immessa nell’economia dalle banche centrali. Secondo gli analisti, la caduta degli interessi reali spiega il rimbalzo dei mercati azionari dopo il crollo di marzo 2020.

 

È chiaro che l’attuale abbattimento dei tassi non si deve alle sole elevate aspettative di inflazione, basse (1,5% a dieci anni) rispetto alle medie storiche e ben al di sotto del target Fed. Gli investitori appaiono preoccupati per la caduta dei prezzi dovuta al covid. E molti gestori temono che le misure di stimolo proseguiranno a oltranza, mettendo fine al decennio rialzista per le obbligazioni.

“Il mercato dovrà assorbire un grosso quantitativo di Treasury”, prosegue Cesarano, “un bilancio di 7000 miliardi di dollari, prima della crisi era di 4200 miliardi”.

 

Poi Cesarano fa un’osservazione illuminante. La massa monetaria M2 (moneta e asset a elevata liquidità) globale ammonta attualmente a circa 89.000 miliardi di dollari. La capitalizzazione delle borse si attesta sugli 86.000 miliardi. M2 è cresciuta del 10% quest’anno. L’oro presente sul pianeta (incluso il 20% non estratto) vale 16.000 miliardi. La moneta si muove (“M2 cresce ogni anno del 7-8%”), mentre la quantità di oro è fissa e “il rapporto fra M2 e oro si attesterà fra 4 e 5”. Una curiosità: la Banca d’Italia è quarta al mondo nella detenzione delle riserve auree mondiali (prima di lei solo Federal Reserve, Bundesbank, Fondo monetario internazionale). In fin dei conti l’oro è ciò che “negli ultimi 2500 ha preservato il potere”. E tutta questa liquidità allora? “Finché c’è liquidità c’è speranza…”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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