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Rendimenti negativi, contagio fra bond sovrani e societari

Rendimenti negativi, contagio fra bond sovrani e societari

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

21 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I rendimenti negativi sono ora una caratteristica del 45% dei titoli corporate europei, con le emittenti di qualità più elevata che hanno rendimenti sotto zero fino a 10 anni

  • In un mondo affamato di rendimenti, gli investitori devono decidere se rimanere o meno all’interno dell’asset class obbligazionaria

  • Esistono dei casi scuola che possono indicare agli investitori come comportarsi in caso di bond a rendimenti negativi, senza abbandonare l’asset class

Per sfuggire alla maledizione dei rendimenti negativi è consigliabile stare alla larga dai bond sovrani, rifugiandosi magari in quelli corporate. Questo, in sintesi, l’avviso trasversale degli asset manager nel contesto attuale per quanto riguarda le obbligazioni. Che fare allora se anche i bond corporate scendono sotto zero?

Il 20% delle emissioni di agosto dei nuovi bond societari aveva cedole fisse inferiori allo 0%. Il che vuol dire che il contagio dei tassi di interesse negativi delle obbligazioni sovrane è arrivato ai titoli di debito societari? Annabel Rudebeck, portfolio manager e head of non-Us credit di Western Asset, affiliata Legg Mason, mette in guardia dal fenomeno. I rendimenti negativi sono ora una caratteristica del 45% dei titoli corporate europei, con le emittenti di qualità più elevata che hanno rendimenti sotto zero fino a 10 anni. Per di più, gli spread anziché ampliarsi per offrire un rendimento commisurato o più elevato per il credito aziendale, si sono invece ridotti. Come mai?

I tassi negativi avvantaggiano le imprese emittenti bond

I rendimenti negativi supportano le emittenti che hanno necessità di rifinanziare il debito o incamerare nuovi finanziamenti. Il che può essere particolarmente utile per le imprese emittenti obbligazioni societarie ad alto rendimento, quelle con più elevato rischio di credito e per cui è più costoso indebitarsi. Per gli emittenti investment grade invece, “i bassi tassi possono stimolare l’attività di fusione e acquisizione e il riacquisto di azioni a scapito degli obbligazionisti”.

E gli investitori? Se il “reddito fisso” diventa “costo fisso”…

In un mondo affamato di rendimenti, gli investitori devono decidere se rimanere o meno all’interno dell’asset class obbligazionaria. Se restano, devono valutare se prolungare la duration o ridurre la qualità del credito per aumentare il rendimento. Un’altra opzione è però quella di approdare ad altri lidi, cercando guadagni oltreoceano.

Bond a rendimenti negativi: il caso giapponese

Nel Sol Levante i rendimenti sono diventati negativi all’inizio del 2016. In Giappone, il mercato domestico delle obbligazioni societarie conta solo per il 2%  del totale dei titoli di Stato. Per questo motivo, i mercati internazionali sono diventati l’unica possibile fonte di rendimento positivo con liquidità. Gli investitori giapponesi avevano iniziato a trasferire ammontari significativi di capitali all’estero verso la fine del 2015, proprio in risposta ai rendimenti nulli e poi negativi dei titoli di Stato nipponici. La maggior parte di questi flussi all’estero inizialmente si è diretta verso i titoli del debito sovrano. Allo stesso tempo però sono aumentati anche gli afflussi di capitali verso le obbligazioni non governative: 88 miliardi di dollari dal 2014. Da allora il ritmo del flusso verso i bond societari è aumentato, fino al picco del giugno 2019, il mese con il flusso mensile più alto mai registrato.

Tuffarsi nei bond Usa?

I capitali internazionali hanno scelto con molta convinzione i titoli societari investment grade americani, denominati sia in dollari che in euro. Il che ha stimolato tecnicamente il credito Usa, che quest’anno ha registrato un calo nelle emissioni del 7%.

L’Europa dal canto suo ha beneficiato dell’aspettativa di rilancio del quantitative easing. Uno degli effetti collaterali della riduzione dei rendimenti in Europa è stata però un’ondata di emissioni da parte delle imprese, soprattutto quelle con sede negli Usa e aventi alcune attività in Europa, le quali hanno emesso obbligazioni a tassi molto bassi con l’intenzione di beneficiare del bassissimo costo del debito. Nel solo 2019 e fino ad oggi l’emissione di questi bond societari è stata di oltre un quarto dell’emissione totale corporate: 96 miliardi di euro. Secondo la Rudebeck, i rendimenti dei titoli di Stato sempre più in rosso stanno quindi pilotando la caccia al rendimento verso i bond societari Ig domestici ed esteri.

I flussi potranno invertirsi se i rendimenti con copertura valutaria diventeranno meno attraenti e in particolare se i titoli di Stato inizieranno ad essere più interessanti e ad avere rendimenti positivi. Per ora, i fondamentali di credito rimangono il fattore che determina maggiormente gli spread delle obbligazioni societarie. Ciò che influenza la domanda per l’asset class corporate è la gamma di rendimenti con copertura di cambio disponibili nei mercati globali.

Teresa Scarale
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