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I private market di Banca Profilo partono da Berlino

I private market di Banca Profilo partono da Berlino

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Livia Caivano
Livia Caivano

14 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “L’ultimo filone attivato in ambito club deal è stato quello finanziario. Nell’ambito del private debt, abbiamo appena concluso una raccolta per circa 35 milioni di euro”

  • “I club deal a livello industriale si declinano spesso in forme societarie, mentre gli investimenti in ambito immobiliare, che coinvolgono un maggior numero di investitori, vengono strutturati sotto forma di veicoli di investimento (es. Fia)”

C’è chi crede e investe nei private market da prima che questa diventasse una moda di investimento: Banca Profilo è tra questi. In un’intervista a We Wealth, Massimiliano Raffuzzi, responsabile marketing, prodotti e servizi, ci racconta una storia che affonda le sue radici oltralpe

I private market oggi rappresentano un’occasione di investimento importante, We Wealth lo racconta da mesi. Ma come avviene anche per la sostenibilità, a volte rischiano di essere più una strategia di marketing che un valore aggiunto al portafoglio dell’investitore. La storia di Banca Profilo negli investimenti alternativi ha inizio nel 2012.

Massimiliano Raffuzzi, responsabile marketing, prodotti e servizi: “Abbiamo iniziato dall’immobiliare di Berlino, con piccoli club deal (5-10 milioni di euro) sull’onda della crisi dell’euro all’inizio di questa decade. La nostra iniziativa ha riscosso subito successo con i clienti. Dopo queste iniziative abbiamo iniziato a ragionare sul tema della size: dalle dimensioni piccole, abbiamo cercato di capire come industrializzare quest servizio. Due direttrici: accogliere l’alta richiesta da parte dei clienti da un lato e dall’altro l’esigenza di mantenere l’elevato livello di servizio tipico di queste forme di investimento, valorizzando il contatto diretto tra cliente e colui che gestisce l’investimento. Se si tratta di investimenti cui il cliente non è abituato è importante dare massima visibilità delle scelte effettuate e garantire un costante aggiornamento dei clienti. Nel caso di Berlino, a titolo esemplificativo, abbiamo creato un veicolo di investimento lussemburghese che ha raccolto quasi 100 milioni di euro“.

L’ambito immobiliare è stato il primo filone che Banca Profilo ha sperimentato, ha poi ampliato il perimetro di azione al mondo industriale nel mondo del food, della moda, delle bio tecnologie, delle farmacie e del wellness. “L’ultimo filone attivato in ambito club deal è stato quello finanziario. Nell’ambito di private debt, abbiamo appena concluso una raccolta per circa 35 milioni di euro”.

Massimiliano Raffuzzi, Responsabile Marketing, Prodotti e Servizi presso Banca Profilo
Massimiliano Raffuzzi - responsabile marketing, prodotti e servizi Banca Profilo

“Nel corso del 2019 – prosegue Raffuzzi – abbiamo avviato due importanti iniziative di investimento immobiliare. La prima ha riguardato il senior housing e coglie l’opportunità derivante dal progressivo invecchiamento della popolazione e dei conseguenti importanti investimenti in residenze per anziani, settore in crescita costante e con ulteriori margini di apprezzamento. La seconda ha interessato un importante megatrend, cioè la crescita della domanda di istruzione a livello globale e al conseguente incremento della domanda di posti letto in strutture recettizie dedicate agli studenti: le student house”.

Le modalità di implementazione di queste iniziative possono variare a seconda della tipologia o del numero dei clienti che vi partecipano.

“I club deal a livello industriale si declinano spesso in forme societarie mentre gli investimenti in ambito immobiliare, che coinvolgono un maggior numero di investitori, vengono strutturati sotto forma di veicoli di investimento (es. Fia)”, conclude.

Che cosa vi spinge a suggerire uno strumento al posto di un altro?

“Dipende dal numero dei soggetti che si devono coinvolgere. Il veicolo societario è più adatto ad iniziative di piccole dimensioni (20-30 milioni), dedicato ad un numero ridotto di famiglie. Viceversa se la dimensione dell’investimento e il numero di investitori è maggiormente rilevante la soluzione del fondo d’investimento alternativo risulta, soprattutto per ragioni amministrative, più adeguata. A prescindere dalla soluzione implementata ciò che non cambia è la qualità della customer experience dell’investitore, cui per cultura aziendale poniamo un elevato livello di attenzione”.

Il vero punto di forza di questo strumento?

“Soprattutto il confronto con i bassi ritorni che gli investimenti tradizionali oggi danno. Oggi queste forme di investimento sono una forma di diversificazione importante rispetto agli strumenti tradizionali, estremamente decorrelate e che quasi sempre hanno ritorni di investimento importanti. Oggi ricerche internazionali (Ubs) sugli investimenti alternativi che dicono che sia in Europa che negli Stati Uniti siamo arrivati al 45-50% di quota di investimenti alternativi nei portafogli Hnwi. Noi consigliamo di rimanere entro il 30%/40%. Sono investimenti che danno ritorni progressivi, oggi un pezzo, domani un altro”.

Livia Caivano
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