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Pandemic bond, cosa sono e perché possono essere utili

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 28 luglio 2017 nascevano, a opera della World Bank, i pandemic bond, pensati per la categoria catastrofica delle pandemie

  • Sono divisi in due tranche, A e B. La classe A paga una cedola pari al tasso Libor più il 6,9% annuo, mentre la classe B corrisponde una cedola del tasso Libor più l’11,5%

  • Se si verifica la pandemia, i sottoscrittori della classe A possono perdere fino al 16,67% del capitale. Sulla classe B invece grava il rischio di perdita totale della somma investita

Cosa sono i pandemic bond? Dietro alla poco rassicurante denominazione si celano titoli emessi dalla Banca Mondiale per far fronte ad alcuni eventi catastrofici. Soprattutto nelle zone economicamente più depresse

Esistono titoli d’investimento che legano i loro rendimenti al verificarsi o meno di catastrofi. Il 28 luglio 2017 per esempio nascevano ad opera della World Bank i pandemic bond, pensati per la sottocategoria delle pandemie. Obbligazioni appartenenti alla più vasta categoria dei catastrophe bond o Cat-bond (37 miliardi di dollari), i “titoli sulle catastrofi”. Semplificando, la loro caratteristica è che se le catastrofi effettivamente si verificano, gli investitori perdono in tutto o in parte la somma investita. I soldi persi vanno quindi a risarcire i danni dell’evento catastrofico.

Come funzionano i pandemic bond della Banca Mondiale

Si tratta di bond emessi per un valore nominale di 320 milioni di dollari in totale, con scadenza fissata al 15 luglio 2020. Sono divisi in due tranche, A (225 milioni) e B (95 milioni). La classe A paga una cedola pari al tasso Libor (il tasso interbancario lettera su Londra) più il 6,9% annuo. La classe B invece, più rischiosa, ha una cedola del tasso Libor più l’11,5%. Entrambe sono corrisposte mensilmente. A fronte di tali corresponsioni sugose, il rischio per l’investitore è elevato: se si verifica la pandemia, i sottoscrittori della classe A possono perdere fino al 16,67% del capitale, mentre sulla classe B grava il rischio di perdita totale della somma investita. In tal modo, la World Bank la incassa i fondi per intervenire soprattutto nelle aree più depresse del mondo. Il meccanismo di mancato rimborso non è però semplice. Anzi, è talmente complesso che la società Air Worldwide Corporation è nata per certificarlo.

I parametri per il mancato rimborso nel caso della pandemia CoViD19

Nella circostanza attuale, basterà attendere il 24 marzo 2020 per sapere se si avrà diritto al rimborso del capitale o meno. Perché? Entro quella data si saprà se si saranno verificate tutte le “condizioni trigger”, ovvero quei parametri che se coesistenti impediscono la restituzione del denaro investito. Innanzitutto, a quella data saranno trascorse le 12 settimane dall’inizio ufficiale dell’epidemia (l’Oms lo ha fissato al 31 dicembre 2019). Poi, dovranno verificarsi anche altri parametri: almeno 2.500 morti in uno stesso Paese, almeno 20 vittime in un altro. Si valuterà inoltre il tasso di crescita del contagio.

La pandemia da coronavirus non poteva certo prevedersi nel 2017. Ma molti analisti e investitori muovono critiche feroci allo strumento dei pandemic bond, considerando le sue condizioni troppo severe. Alcuni, come Olga Jonas del Global Health Institute di Harvard, si spingono a dire che il prodotto è un “completo fallimento”. “Il razionale per questi bond non esisteva nel 2017 e non esiste oggi”, dichiara la Jonas. Per onor di cronaca, fino a fine febbraio 2020 i pandemic bond hanno pagato interessi per 96 milioni di dollari.

I difensori di questi titoli invece semplicemente adducono che il pandemic bond trasferisce una parte del rischio delle epidemie globali agli investitori più ricchi, consentendo alla World Bank di rispondere – almeno in parte – alle situazioni epidemiche più estreme.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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