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Paesi emergenti, (altri) guai in vista

Paesi emergenti, (altri) guai in vista

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Livia Caivano
Livia Caivano

03 Settembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • La moneta argentina ha perso un terzo del suo valore nel giro di un mese

  • Quella turca, il 40% da inizio anno

  • Ora che perde valore anche la moneta indonesiana, il rischio contagio si fa sempre più reale

Sotto la lente degli investitori ancora la tempesta Argentina. Il presidente Macri al lavoro per un pacchetto anti-crisi. Nel frattempo i dati dell’inflazione turca confermano la situazione d’emergenza

Il presidente Mauricio Macri oggi 3 settembre ha incontrato a Buenso Aires Governo e economisti per fare il punto della situazione e iniziare a lavorare su una manovra anti-crisi. La moneta argentina nell’ultima settimana ha perso il 30% del suo valore nei confronti del dollaro, costringendo la banca centrale ad alzare i tassi di interesse al 60%.

Il presidente chiede al Fondo monetario internazionale di accelerare con il prestito da 50 miliardi e promette in cambio un serrato piano di austerità: l’Argentina punta ad azzerare il deficit già per il 2019. Nel frattempo il ministro del Tesoro Nicolas Dujovne, vola a Washington per un incontro ufficiale con l’Fmi ed entra nei dettagli dei piani per ridurre il debito:“L’Argentina si propone di raggiungere un equilibrio della sua spesa fiscale, prima delle imposte, già nel 2019″ invece del deficit dell’1,3% finora progettato”.

Turchia e inflazione

Non migliora neanche la situazione turca. Stando ai dati relativi al costo del denaro del mese di agosto,  la situazione rimane critica. L’inflazione nel mese appena concluso è infatti aumentata del 2,3% sul mese, raggiungendo il 17,9% annuo. La lira perde da inizio anno il 40%.

 

bandiera turca su cielo azzurro
L'inflazione turca ad agosta ha sfiorato il 18%

“Senza l’imposizione di controlli sui capitali, che potrebbero scatenare massicce vendite di fondi dei Paesi emergenti causando danni nell’intera regione emergente, le tensioni generali nell’area emergente nel suo complesso dovrebbero venire meno”, commenta Columbia Threadneedle Investment. Non rischiano però le banche della zona euro: “nonostante le cifre clamorose (solo la Turchia assorbe quasi il 6% degli attivi del sistema bancario spagnolo e un quarto del capitale e delle riserve del settore bancario nel suo complesso), le esposizioni consistono principalmente nella detenzione di banche controllate anziché in prestiti nei bilanci, il che ne riduce significativamente l’impatto”.

La paura maggiore adesso riguarda l’effetto contagio: l’Indonesia in giornata ha raggiunto il livello più basso rispetto al dollaro degli ultimi 20 anni.

Livia Caivano
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