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Obbligazioni emergenti in valuta forte, la scelta di Cordusio Sim

Obbligazioni emergenti in valuta forte, la scelta di Cordusio Sim

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le obbligazioni emergenti in dollari sovrappesate da Cordusio sim hanno un rendimento alla maturità di circa il 6%

  • Si guarda invece con meno favore all’azionario globale, ridotto fino alla neutralità, mentre si sottopesa l’azionario emergente. Il tutto per rendere il portafoglio più difensivo

  • Quali sono le ragioni sottostanti questa spiccata preferenza

Al momento la scelta migliore per un investitore alla ricerca di rendimenti non anemici sarebbe quella delle obbligazioni emergenti in valuta forte. Parola di Manuela D’Onofrio, head of investments & products di Cordusio Sim

“Incrementiamo a sovrappeso la parte obbligazionaria emergente, puntando sulle emissioni in dollari il cui yield to maturity è pari a circa il 6%”. A parlare è Manuela D’Onofrio, head of investments & products di Cordusio Sim. La società riduce invece il peso dell’azionario globale alla neutralità, mentre sottopesa l’azionario emergente, al fine di rendere il portafoglio più difensivo. Il rendimento interessante delle obbligazioni emergenti in valuta forte dipende da tre diverse ragioni.

  • Innanzitutto, l’aumento dell’incertezza riguardo ai negoziati commerciali tra Usa e Cina.
  • Poi, l’avvio del processo di riduzione dei tassi di interesse da parte di alcune banche centrali asiatiche, in particolare India, Malaysia, Filippine.
  • Infine, il tasso di revisione degli utili dei mercati emergenti resta negativo, pur essendo in miglioramento.

Un outlook che spinge le obbligazioni emergenti in valuta forte

L’incertezza politica che caratterizzerà l’estate sarà la più alta mai registrata dagli indici negli ultimi dieci anni. La guerra commerciale Usa vs Cina avrà riflessi sulle catene di fornitura globali. Ci sarà un “effetto farfalla” che andrà ben al di là dell’eventuale accordo Trump – Xi Jinping al G20 di Osaka del 28-29 giugno 2019.

Anche in Europa le acque non sono tranquille. L’Ecofin del 9 luglio 2019 dovrà valutare se raccomandare o meno la procedura di deficit eccessivo per l’Italia. Inoltre, crescono in Gran Bretagna i timori rispetto a una hard Brexit. Per di più, ancora non si conosce il nome del successore della dimissionaria Theresa May, anche se lo scenario più probabile resta quello di una estensione dell’articolo 50 oltre la scadenza del prossimo 31 ottobre.

Languore estivo?

Al momento, il ritmo di crescita globale sembra essersi stabilizzato a un livello inferiore rispetto a quello registrato nel 2018. Non mancano tuttavia elementi positivi da questo punto di vista. Le economie sono sostenute dal calo dei tassi di disoccupazione. Negli stati Uniti però si vedono i primi segnali di un possibile rallentamento anche nel loro sano mercato del lavoro. Senza considerare che alcuni segmenti della curva dei rendimenti governativi Usa sono già invertiti, segnalando rischi crescenti di recessione. In compenso, l’inflazione stabilmente sotto il 2% supporta le politiche monetarie espansive in atto in tutto il mondo, con i paesi asiatici che hanno avviato i primi tagli dei tassi.

Nella seconda metà del 2019, la crescita anemica, soprattutto di Europa e Giappone, potrebbe comportare per i mercati azionari ritorni più bassi e una maggiore volatilità. Nel contempo, poiché l’inflazione è destinata a mantenersi contenuta per un lungo periodo di tempo, le banche centrali manterranno bassi i tassi d’interesse spingendo gli investitori verso gli asset di rischio, nella speranza di ottenere extra rendimento.

Teresa Scarale
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caporedattore
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