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Macrotrend, macropaure

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Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza

22 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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Il tema della salute è uno dei macrotrend di maggior portata sociale e negli ultimi due anni, secondo Eumetra, ha rappresentato all’incirca un quarto delle narrazioni usate dai consulenti finanziari con i propri clienti

E’ di poche settimane fa il richiamo del Presidente Mattarella a ‘fidarsi della Scienza’, quasi in concomitanza al cambio di rotta del governo in materia di obbligatorietà dei vaccini. Un monito corretto, ma che qualcuno potrebbe trovare pleonastico. In fondo scienza, medicina, biologia e le tecnologie applicate a questi campi rappresentano una parte importante del nostro futuro, dal punto di vista sociale e della qualità della vita, come da quello industriale e finanziario. La scienza è forse la nostra migliore scommessa per una vita, lunga e di qualità.

Chi potrebbe dubitarne?

Questa narrazione è ben presente anche nelle storie di investimento sul futuro di medio e lungo termine. Il tema della salute e della scienza al suo servizio è uno dei macrotrend di maggior portata sociale ed in questi ultimi 2 anni le storie sui macro-trend – secondo le ricerche di Eumetra – hanno rappresentato all’incirca un quarto delle narrazioni usate dai consulenti finanziari con i propri clienti. Investire nel futuro (anche) della salute e nella scienza applicata non è solo un tema di moda, è una vera opportunità sociale e finanziaria.

In teoria dunque la narrazione positivista dovrebbe trovare un consenso universale. Ma non è così. La quota di ‘No Vax’ ad esempio è stimabile in circa il 9% delle mamme di bambini fino a 11 anni. Ma questo è l’epifenomeno di un movimento più vasto. Esiste una quota di popolazione – fra le mamme, come fra la popolazione adulta – che guarda con sospetto proprio alla scienza ed alla medicina. La quota di “scettici” verso la scienza, la medicina e la farmacologia, vale all’incirca un terzo della popolazione adulta (e supera il 50% nelle sue forme blande). È uno scetticismo che si nutre di affermazioni quali: “evito i farmaci appena posso”, “non mi fido”, “non credo a quello che mi raccontano i medici”, “preferisco non fare nulla e lasciare che un malessere passi da solo” e così via.

Non sono necessariamente posizioni critiche verso scienza e medicina espresse da una popolazione incolta, anzi, spesso sono segmenti di cultura elevata.
 Il ‘clima complottista’ verso medicina e comunità scientifica, per così dire, si nutre anche di una filosofia che vede nella natura – non nella scienza – il miglior medico per l’uomo: con le sue soluzioni naturali, l’astenersi dal praticare cure, le medicine alternative. È una filosofia figlia di un’epoca in cui la scienza dopo aver debellato il lato tragico della natura – le epidemie che ci hanno afflitto per migliaia di anni – consente a noi di godere del lato più gentile della natura stessa. In questo frangente, proprio la scienza e la medicina si trovano sotto accusa. È paradossale, ma ha un suo fondo di verità. Non si tratta però di stigmatizzare questa irriconoscenza degli umani verso la scienza. Si tratta di capire, ad esempio, che le risposte tecnico-scientifiche non sono oggi sufficienti ad intercettare e soddisfare lo spirito umanista dei nostri tempi. Le persone oggi richiedono di essere loro stesse al centro del progetto; non accettano di sacrificare il proprio desiderio di esprimere la propria identità individuale a superiori istanze sociali o scientifiche.

La ricerca che lavora sul vaccino o la molecola, ha oggi un lavoro molto complesso: deve occuparsi dell’efficacia, deve occuparsi di chi assumerà quel farmaco. Ma questa attenzione all’essere umano è molto cambiata e molto deve cambiare in questo nuovo clima. La ricerca non deve solo guarire, deve anche occuparsi delle percezioni dei pazienti presenti e futuri, delle loro preoccupazioni, dell’impatto del farmaco nella più complessiva ecologia umana, sociale ed ambientale. La riscoperta di medicine alternative ed il rifiuto della medicina tradizionale vanno a braccetto: sono entrambi i sintomi di un unico “male” (o semplicemente di una nuova sensibilità): la voglia di una medicina che parta dall’ecologia della mente e del corpo, che non avveleni per guarire, che abbia una ergonomia personale e sociale di ordine superiore.

Usando una sciocca metafora per l’investitore interessato al macrotrend della salute cerchiamo – se possibile – fra la miriade delle imprese Farma e Biotech in cui investire, la prossima Apple o la Amazon di questo settore. Cioè quell’azienda in grado di interpretare la tecnica attraverso una filosofia ed una pratica di attenzione olistica allo user, al miglioramento della sua esperienza, della sua vita, al di là della molecola e della semplice risposta bio-tecnologica. Certo importante, ma non più sufficiente.

Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza
Sociologo, imprenditore, ricercatore sociale e di mercato. Laureato in Scienze Politiche e Sociali all’Università di Milano, dal 2015 è presidente di Eumetra Monterosa, l’istituto italiano di ricerca sui temi del mutamento sociale e dell’innovazione.
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