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La seconda giovinezza dei certificati nell’era post Mifid2

La seconda giovinezza dei certificati nell’era post Mifid2

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Francesca Conti
Francesca Conti

08 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Melania D’Angelo ha lasciato Exane per entrare nel team a diretto riporto del vice direttore generale Andrea Ragaini con la responsabilità dei progetti legati ai certificati

  • Per D’Angelo un’allocazione fino al 15-20% di certificati in un portafoglio è funzionale alla diversificazione e protezione degli investimenti

  • La cedola condizionata mensile oggi costituisce quasi il 50% di tutto il mercato degli investment certificates

Per la ‘lady dei certificati’ Melania D’Angelo, questi strumenti stanno conoscendo una seconda giovinezza con l’introduzione della Mifid2. Passata da Exane a Banca Generali, la manager analizza caratteristiche e punti di forza dei certificati, sempre più diffusi tra gli investitori

Nati come strumento per avvicinare la clientela retail alle opzioni tradizionalmente destinate agli istituzionali, i certificati stanno prendendo sempre più piede tra i risparmiatori e tra i consulenti che ne apprezzano le possibilità di personalizzazione e diversificazione. Un’asset class che sta conoscendo una vera e propria seconda giovinezza nel mondo della Mifid2. L’impegno della banca guidata da Gian Maria Mossa in tale direzione è arrivato prima dall’accordo esclusivo con Bnp Paribas per una piattaforma esclusiva nel time to market d’offerta dei prodotti lo scorso anno, e ora con l’inserimento di una figura d’esperienza nel settore come Melania D’Angelo che ha lasciato Exane per entrare nel team a diretto riporto del vice direttore generale Andrea Ragaini con la responsabilità dei progetti legati ai certificati. Trentottenne, laureata in Bocconi con esperienze nel private banking tra l’Italia e la Svizzera, D’Angelo ha sviluppato forti competenze nell’innovazione di prodotti e nella loro diffusione nel mercato italiano. Tanto da essersi guadagnata sul campo l’appellativo di ‘lady dei certificati’.

Com’è cambiato nel tempo l’approccio dei clienti retail ai certificati, come vengono scelti?

Fino a qualche anno fa i certificati erano considerati strumenti per avvicinare anche la clientela retail al ventaglio di opzioni finanziarie normalmente destinate solamente agli istituzionali. Ma gli squilibri provocati da un periodo prolungato di tassi bassi, in conseguenza delle azioni delle banche centrali, ha riportato all’attenzione anche dei risparmiatori i vantaggi di questi prodotti. Il certificato ha infatti dimostrato nel tempo la sua capacità di adattarsi a molteplici bisogni degli investitori così come a scenari di mercato diversi, compresi quelli caratterizzati da un’elevata volatilità come negli ultimi mesi.

Probabilmente proprio la flessibilità, accompagnata da una crescente trasparenza, e un servizio sempre più attento e accurato da parte degli emittenti e dei distributori, stanno avvicinando gli investitori finali a questa asset class che sta conoscendo una seconda giovinezza nel mondo Mifid 2. La scelta da parte dei consulenti e dei risparmiatori è legata agli obiettivi e alla pianificazione del portafoglio. Ci sono prodotti in offerta periodicamente ma anche possibilità di collocamenti personalizzati alle esigenze del cliente. La flessibilità e la personalizzazione sono punti di forza sempre più apprezzati.

Quale potrebbe essere la percentuale di certificati ottimale in un portafoglio?

Fino al 15-20% in un portafoglio rappresenta un’allocazione funzionale alla diversificazione e protezione degli investimenti. Si tratta di strumenti derivati ed è importante farsi accompagnare da un consulenza preparato per rispettare il profilo di rischio, chiarire le aspettative ed obiettivi di rendimento o indicizzazione, oltre alla scelta tra le numerose asset class.

Come si presenta il mercato di questi strumenti in Italia?

L’Italia è ormai il secondo Paese in Europa dietro alla Germania. I volumi sono saliti costantemente negli ultimi anno e il 2018 è stato un anno record sul primario e sul secondario. In un mercato sempre più selettivo e attento alla qualità sono convinta che la grande differenza nel lungo periodo la farà solo la capacità di sapere offrire un servizio a tutto tondo in primario come in secondario e in questo Banca Generali, con la costituzione di un polo dedicato, dimostra grande attenzione alla diversificazione per i suoi clienti.

Quali sono i trend più interessanti per la costruzione di questi strumenti? Ci sono sottostanti in evidenza in questo momento?

La ricerca di rendimento, caratteristica che accomuna storicamente l’investitore italiano, e la presenza sui mercati di alte volatilità hanno rappresentato la scintilla che ha fatto crescere, negli ultimi anni, il segmento dei prodotti a cedola condizionata. Io stessa, dopo tanti anni sul mercato svizzero, ho seguito da vicino lo sviluppo sul mercato italiano della cedola condizionata mensile che oggi costituisce quasi il 50% di tutto il mercato degli investment certificates. I consulenti e loro clienti sono sempre attenti alle novità e riconoscono la qualità e la capacità di innovazione.
Per quanto concerne i sottostanti ho iniziato la mia carriera quando il sottostante “tasso” la faceva da padrone, mentre in questa fase azioni ad alta volatilità rappresentano il miglior modo per “estrarre rendimento con elevate protezioni condizionate.

Il nuovo ambiente regolamentare nato con Mifid 2 aumenterà indirettamente l’interesse degli investitori nei confronti di questi prodotti?

Io credo che Mifid 2 costituisca un’opportunità per chi vuole fare bene il suo lavoro e creare valore per il cliente finale, anche nel segmento dei certificati. La maggiore trasparenza sui prodotti favorisce il “fly to quality”, ovvero l’attenzione verso le soluzioni più distintive, che sono il marchio di fabbrica di Banca Generali.

I certificati rappresentano strumenti ideali per un approccio rivolto alla performance o alla protezione?

I certificati hanno ampia versatilità e questo li rende idonei a diversi approcci. Potremmo usare la stessa singola azione per creare risultati più diversi: indicizzazione, rendimento, protezione, leva; sempre con lo stesso unico sottostante.

Come avviene la distribuzione di questi prodotti in Banca Generali?

In Banca Generali abbiamo organizzato l’offerta tra public offering, articolata in diverse vetrine di proposte, e private placement dedicati. La flessibilità del prodotto richiede capacità di comunicarne le caratteristiche, comprenderne le caratteristiche finanziarie, e quindi molta attenzione nella modalità di strutturazione, emissione e distribuzione.

Possiamo fare un bilancio delle emissioni di Banca Generali tramite Bnp? Avete lanciato anche proposte settimanali, giusto?

Si tratta di un progetto molto ambizioso partito da non molto in un contesto di grande evoluzione e con un partner primario sul mercato europeo anche con proposte settimanali. Bilancio sicuramente positivo nella prima fase con la voglia di far emergere nuove linee di servizio e di eccellenza a supporto della rete.

In questo momento su cosa state puntando, relativamente ai certificati?

Formazione, eccellenza di servizio e innovazione di prodotto sono le tre linee guida del nostro progetto che sono sicura diventerà un nuovo punto di riferimento nel nostro settore in Italia.

Francesca Conti
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