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Jupiter: Ecolabel Ue poco chiaro

Jupiter: Ecolabel Ue poco chiaro

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

24 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • I fondi obbligazionari siano tenuti a investire almeno il 70% delle attività in obbligazioni etichettate come green per potersi qualificare per un Ecolabel

  • E dunque le obbligazioni non etichettate, del nutrito gruppo di società che offrono soluzioni sostenibili, potrebbero essere ignorate, anche se le obbligazioni etichettate green sono emesse da alcune società non così green o da quelle che raccolgono capitali per progetti preesistenti o ordinari

Jupiter critica l’Ecolabel dell’Unione europea. l’Ue ha ammorbidito i criteri sugli Ecolabel per i fondi azionari, la sua attenzione per le obbligazioni green come veicolo primario per i prodotti a reddito fisso è troppo limitata

Jupiter bacchetta l’Unione Europae sull’Ecolabel, marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea che contraddistingue prodotti e servizi che pur garantendo elevati standard prestazionali sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita. “Le ultime proposte dell’Ecolabel per il settore dei fondi presentano notevoli differenze nei criteri di qualificazione dei fondi azionari e di quelli obbligazionari. Mentre l’Ue ha ammorbidito i criteri sugli Ecolabel per i fondi azionari, la sua attenzione per le obbligazioni green come veicolo primario per i prodotti a reddito fisso è troppo limitata” afferma Rhys Petheram, gestore fixed income di Jupiter Asset Management.

Il Technical Expert Group (“Teg”) responsabile della gestione delle credenziali Ecolabel ha proposto che i fondi obbligazionari siano tenuti a investire almeno il 70% delle attività in obbligazioni etichettate come green per potersi qualificare per un Ecolabel. Ciò significa, spiega Petheram, che le obbligazioni non etichettate, del nutrito gruppo di società che offrono soluzioni sostenibili, potrebbero essere ignorate, anche se le obbligazioni etichettate green sono emesse da alcune società non così green o da quelle che raccolgono capitali per progetti preesistenti o ordinari.

“Temiamo che la sola attenzione alle obbligazioni etichettate come green secondo i programmi attuali possa escludere investimenti vitali nel più ampio pool di obbligazioni emesse da aziende che per la natura dei loro prodotti e servizi hanno unicamente progetti verdi. Secondo le attuali proposte del Teg, le obbligazioni emesse da molte di queste aziende verdi per natura rischiano già di perdere i potenziali benefici, compresi gli incentivi finanziari e di prezzo” tuona il co-gestore.

Come punto di partenza, i green bond in genere non danno direttamente luogo a progetti verdi nuovi (o “aggiuntivi”). Invece di fornire ulteriori finanziamenti, queste obbligazioni sovvenzionano società che promettono di portare avanti progetti verdi in futuro o, come più spesso accade, ne hanno finanziato in passato. La fungibilità della liquidità, unita alla mancanza di impegno per una spesa futura incrementale, fa sì che ci sia poca distinzione nell’impatto effettivo tra le loro obbligazioni etichettate e quelle non etichettate. “Da tempo ci preoccupa la mancanza di complementarietà nel mercato dei green bond spiega Petheram – Per questo motivo, nel nostro processo di selezione di green bond

includiamo una serie di livelli aggiuntivi per cercare di eliminare le obbligazioni degli emittenti maggiormente focalizzati sulla gestione della reputazione piuttosto che sull’impatto più ampio dei loro beni o servizi”.

Altra critica mossa riguarda le linee guida. Il quadro di riferimento dell’Ecolabel non fornisce secondo Jupiter le linee guida su come il restante 30% di un fondo qualificato verde dovrebbe essere investito. L’elenco delle esclusioni per i fondi azionari è molto chiaro. Tuttavia, la definizione delle esclusioni per i corporate bond è più ambigua e in parte inesistente. Il Teg sembra tentare di eludere la questione di come debbano essere trattate i green bond di società con attività rilevanti nella lista di esclusione. Una formulazione che incoraggi un orientamento alla sostenibilità per questa parte del portafoglio darebbe ai clienti la preziosa rassicurazione che i loro investimenti sono allineati ai loro principi.

Giorgia Pacione Di Bello
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