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Invoice financing, diversificazione e rendimenti positivi stabili

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

31 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Riaperte le sottoscrizioni del Supply Chain Fund: il primo fondo di direct lending punta a una raccolta di circa 60 milioni di euro

  • A puntare gli occhi sul fondo sono soprattutto gli investitori istituzionali e le compagnie di assicurazione

Un fondo chiuso di invoice financing permette agli investitori – in particolare agli istituzionali – di ottenere rendimenti positivi stabili, diversificazione e qualità. Intervista a Fabrizio Salvi di Groupama Asset Management

Diversificazione e rendimenti positivi stabili: sono solo alcuni dei vantaggi di un fondo chiuso di invoice financing. A dichiararlo è Fabrizio Salvi, responsabile area sviluppo e relazioni clienti istituzionali di Groupama Asset Management, in occasione della riapertura delle sottoscrizioni del Supply Chain Fund, il primo fondo di direct lending specializzato nell’acquisto di crediti commerciali dalle piccole e medie imprese.

“Il fatto, per un investitore istituzionale in particolare, di poter accedere a un’asset class nuova, le fatture commerciali, attraverso un Fia di crediti che è uno strumento ben diversificato, con un ampio numero di controparti al suo interno di elevata qualità creditizia, rappresenta sicuramente un grande vantaggio”, spiega Fabrizio Salvi. Inoltre, le fatture nelle quali investe il fondo permetterebbero agli investitori di ottenere rendimenti positivi stabili, indicizzati al tasso variabile Euribor 3 mesi, con uno spread di credito superiore a quello offerto da strumenti corporate monetari o di breve termine che, a parità di merito di credito, registrerebbero spesso rendimenti flat o negativi.

Nello specifico, il Supply Chain Fund – lanciato in Italia nel 2016 – è infatti un fondo estremamente diversificato. Il 70% delle operazioni chiuse riguardano i settori economici più disparati, dall’energy (20% del portafoglio) al food & beverage (12%), dal metallurgico (20% insieme all’automotive) al farmaceutico (9%).

Fabrizio Salvi, responsabile area sviluppo e relazioni clienti istituzionali di Groupama Asset Management

A puntare gli occhi sul fondo sono soprattutto gli investitori istituzionali e le compagnie di assicurazione, ovvero “investitori che hanno obiettivi di impiego dei capitali di medio-lungo termine e che ricercano soprattutto stabilità di rendimento, qualità e diversificazione nei loro portafogli e, in particolare, strumenti che siano efficienti dal punto di vista di Solvency Capital Requirement”, continua Fabrizio Salvi. Secondo quest’ultimo, disponendo di una duration di portafoglio particolarmente breve, intorno ai 70 giorni, il Supply Chain Fund avrebbe infatti un rapporto di rischio-rendimento ottimale per una compagnia di assicurazione. “Abbiamo trovato un fortissimo interesse da parte di investitori istituzionali, ci siamo rivolti in primis ai fondi pensione che sono tra gli investitori più attivi sul tema del sostegno all’economia del Paese e, in questo round, stiamo raccogliendo da parte di compagnie di assicurazione” aggiunge, con uno sguardo verso il futuro: “Ci sono anche altre tipologie di investitori che stanno guardando lo strumento, come fondazioni bancarie e casse di previdenza, e vediamo un crescente interesse anche da parte di altri wealth manager”. Sulla stessa linea d’onda anche Alberico Potenza, direttore generale di Groupama Am: “Ci siamo specializzati in una nicchia di mercato che non compete con le banche, anzi, completa l’offerta presente oggi sul mercato. Stiamo infatti valutando diverse nuove operazioni di co-investimento con operatori di factoring tradizionali”.

Ma quali sono i fattori che spingono gli investitori verso questa tipologia di soluzioni di diversificazione? “Tassi di interesse bassi e volatilità dei mercati sono condizioni che spingono gli investitori istituzionali, tra cui le compagnie assicurative, i fondi pensione, le casse di previdenza, a cercare soluzioni di diversificazione degli attivi e la ricerca di opportunità di investimento caratterizzate da un adeguato profilo di rischio-rendimento e con una contenuta quota di assorbimento patrimoniale”, commenta Potenza.

Con il nuovo round di sottoscrizioni, aperto fino al prossimo sei settembre, il Supply Chain Fund punta a una raccolta di circa 60 milioni di euro per raggiungere poi 130 milioni di masse, che corrispondono a una capacità di finanziamento annua verso le pmi di circa 700 milioni di euro. Ad oggi, sono stati erogati già oltre 620 milioni di euro a favore delle pmi. La crescita in tal senso negli ultimi anni è stata esponenziale: dai 6 milioni di euro del 2016, si è passati ai 123 milioni del 2017, fino ai 300 milioni del 2018. “La raccolta sta procedendo bene, gli investitori sanno di poter contare sul fatto che, come già avvenuto in passato, i richiami e gli impieghi saranno fatti in tempi relativamente brevi – aggiunge Fabrizio Salvi – C’è una crescita legata al passaparola sia tra gli investitori che tra le stesse imprese”. Secondo Salvi, le imprese avrebbero iniziato a prendere nota del fatto che un fondo di crediti di diritto italiano garantisce loro di poter diversificare le proprie fonti di finanziamento e accedere a un canale complementare rispetto a quello bancario. “Possono liberare risorse finanziarie più facilmente, sulla parte di breve termine, e impiegarle velocemente per autofinanziare la crescita dell’attività”, conclude Salvi.

Rita Annunziata
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