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Fondi in rosa: Italia batte Wall Street

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Sara Silano
Sara Silano

03 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Il 19% dei gestori in Italia è donna contro appena l’11% degli Usa. Ma l’industria degli investimenti globale è ferma a vent’anni fa sulla presenza femminile tra i professionisti della costruzione di portafogli

Le donne-gestori italiane hanno un motivo in più per festeggiare l’8 marzo. Rappresentano, infatti, il 19% dei fund manager, un numero che è basso in assoluto, ma ben superiore alla media globale (14%). A dirlo uno studio Morningstar che ha coinvolto 56 paesi e oltre 25 mila gestori di portafogli.

L’Italia condivide il buon posizionamento con altri centri finanziari europei, come la Spagna (23%), il Portogallo (18%) e la Francia (19%). Le grandi capitali della finanza, invece, sono ancora dominate dagli uomini. Negli Stati Uniti, solo l’11% dei fund manager appartiene al gentil sesso e a Londra il 13%.

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Questi ultimi dati sembrano contrastare con le dichiarazioni delle case di investimento a favore della diversità e inclusione nelle aziende che hanno in portafoglio. In effetti, l’industria del risparmio globale è ferma a vent’anni fa sulle tematiche di genere: nel 2000 la quota di gestori-donne era del 14%, esattamente come nel 2019.

In alcuni segmenti,sono stati fatti passi indietro. Nel 2000, le fund manager di fondi passivi statunitensi erano il 19,4% contro il 13,4% dei comparti attivi. Ma l’espansione degli indicizzati non è andata di pari passo con la crescita della presenza femminile. Al contrario, nel 2019 la percentuale di donne sul totale è scesa al 13,2%. Ed è calato anche il dato negli active fund (10,7%).

Fondi in rosa: Italia batte Wall Street
Percentuale di donne-gestori di fondi attivi e passivi in USA dal 2000 al 2019

All’inizio del nuovo Millennio, il reddito fisso statunitense parlava molto più al femminile di oggi. Nel 2000, la quota rosa dei fondi obbligazionari era del 16% contro il 12,9% degli azionari. Nel 2019, entrambi i segmenti hanno una percentuale di donne intorno all’11%.

Barriere strutturali

“Il gap di genere nell’industria dei fondi è davvero ampio”, commenta Laura Lallos, editorial manager di Morningstar. “La causa è probabilmente una complicata combinazione di barriere strutturali e stereotipi. Ma non ha nulla a che vedere con le capacità, come hanno dimostrato precedenti studi Morningstar: il genere non influisce in alcun modo sulle performance degli investimenti”. In altre parole, le ricerche hanno dimostrato che è assolutamente infondata l’ipotesi che gli uomini ottengano migliori rendimenti.

Non solo quote rosa

Il numero di donne-gestore, così come le quote rosa nei consigli di amministrazione, non sono però l’unico aspetto di una politica di genere nelle aziende. Temi come le uguali opportunità di carriera o l’equità retributiva sono altrettanto importanti. In questo senso, la normativa italiana sta evolvendo nella direzione di migliori pratiche nelle imprese, incluse quelle del risparmio gestito.

Come cambia il quadro regolamentare

Tra gli sviluppi più recenti sono da annoverare il Regolamento di Banca d’Italia del 5 dicembre 2019 che ha introdotto delle novità in tema di governo societario, incluse quelle riguardanti i criteri di composizione degli organi sociali. Una serie di disposizioni europee da introdursi entro il giugno 2021, inoltre, impone agli Stati membri di assicurare che le imprese d’investimento siano dotate di politiche di remunerazione neutrali rispetto al genere e che il comitato remunerazione, ove istituito, presenti una composizione equilibrata sotto il profilo del genere.

Infine, Assogestioni ha approvato il 25 settembre 2019 le Linee guida in tema di diversità e inclusione dei gestori, che prevedono, tra l’altro, misure per assicurare la parità di trattamento e opportunità personali nella pianificazione delle carriere e pratiche retributive ispirate al principio “salario uguale per lavoro di valore equivalente”.

Sara Silano
Sara Silano
È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all'Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell'analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.
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