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Finanza alternativa: quali strumenti resistono alla crisi?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

23 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le pmi non finanziarie che hanno emesso minibond tra i mesi di luglio 2019 e giugno 2020 sono 348, di cui 47 solo nel primo semestre del 2020

  • Le piattaforme di invoice trading hanno mobilitato circa tre miliardi di euro, di cui 1,157 miliardi nell’ultimo anno. Si parla di una crescita del +23% rispetto al 2019

  • Giancarlo Giudici: “In questa situazione crescono i canali disintermediati che fanno leva direttamente sui risparmiatori, come il crowdfunding, e quelli che offrono una user experience digitale e rapida come l’invoice trading”

Solo nell’ultimo anno la finanza alternativa ha veicolato 2,67 miliardi di euro verso le piccole e medie imprese tricolori. Crowdinvesting e invoice trading ai vertici del podio. Giancarlo Giudici della School of management del Polimi: “L’incertezza spinge a esplorare nuove strade”

Sulla scia dell’incertezza e dei timori su un possibile peggioramento delle condizioni di liquidità, le aziende tricolori volgono lo sguardo verso strade spesso inesplorate, nell’ottica di una diversificazione dei canali di finanziamento. E i circuiti della finanza alternativa non possono che trarne beneficio, continuando il proprio percorso di crescita anche ai tempi del covid-19. Secondo il terzo quaderno di ricerca della School of management del Politecnico di Milano presentato in occasione dell’Alt-Finance Day, solo nell’ultimo anno sono stati raccolti 2,67 miliardi di euro contro i 2,56 miliardi del periodo precedente, per una crescita anno su anno del 4%.

“Nel 2020 abbiamo subito la tempesta perfetta, dalla quale non siamo ancora fuori – spiega Giancarlo Giudici, estensore della ricerca e professore associato di finanza aziendale – Una situazione che mette a serio rischio la solvibilità e la sopravvivenza di molte aziende. Sebbene gli imprenditori sembrano aver accantonato almeno parzialmente le preoccupazioni rispetto a ciò che potrà accadere, resta ancora da vedere quali saranno gli effetti sull’economia reale, sui conti economici e sulla liquidità nei prossimi mesi”. Una liquidità che, secondo Giovanni Da Pozzo, presidente di Innexta, continua nel 90% dei casi a essere legata a un sistema bancocentrico, una tendenza che necessita di essere modificata per evitare che nel post-covid le piccole e medie imprese fatichino a “reperire le risorse finanziarie necessarie alla ripartenza”. Ma quali sono le principali strade della finanza alternativa al credito bancario e quale evoluzione hanno subito nel corso dell’ultimo anno?

Minibond: 47 emissioni solo nel primo semestre

Lo studio degli Osservatori entrepreneurship finance & innovation della School of management del Politecnico di Milano ha evidenziato sei ambiti specifici, cercando di delineare il contributo che ognuno di essi ha dato al reperimento di risorse finanziarie per le aziende tricolori. Primo fra tutti i minibond. Le pmi non finanziarie che hanno emesso questa tipologia di strumenti tra i mesi di luglio 2019 e giugno 2020 sono 348, di cui 47 solo nel primo semestre del 2020, per un controvalore collocato di 331 milioni di euro. “La novità da segnalare – precisa Giudici – è che dall’inizio del 2020 anche i portali di equity crowdfunding possono collocare minibond, pur con delle limitazioni, e abbiamo già registrato in tal senso 21 emissioni per una raccolta di 14,5 milioni di euro. Inoltre, si intensificano gli schemi di basket bond, con la Campania che ha guadagnato il primato per numero di emissioni nel primo semestre scavalcando la Lombardia”.

Complessivamente, stando a un’analisi realizzata da Cerved rating agency, sono poco meno di 1.700 le imprese italiane con un fatturato tra i 5 e i 500 milioni di euro in grado di emettere minibond. Si parla di un potenziale di emissione inespresso per 10,9 miliardi di euro, distribuito in prevalenza nelle regioni del nord-ovest (692 aziende per 5,1 miliardi) e del nord-est (566 aziende per 3,4 miliardi) dello Stivale. Seguono il centro con 252 imprese con un potenziale di emissione di 1,6 miliardi, il sud con 148 aziende per 0,8 miliardi e le isole con 28 aziende per 0,1 miliardi. Di queste, precisa lo studio, 1.151 potrebbero emettere minibond “verdi”, per un totale di emissioni green di 7,2 miliardi di euro.

Equity e lending crowdfunding: attesa crescita a doppia cifra

Per quanto riguarda poi l’equity crowdfunding, si parla di 547 aziende italiane che nel corso del periodo analizzato hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme internet autorizzate, “assicurandosi, attraverso 402 campagne chiuse con successo, un funding pari a 158,86 milioni di euro”, si legge in una nota ufficiale. Si tratta per lo più di startup innovative, ma anche di pmi con operazioni in ambito real estate, per una raccolta complessiva nell’anno di 76,6 milioni di euro (in crescita del +56% rispetto al periodo precedente). Nel dettaglio, le piattaforme di lending hanno erogato a titolo di prestito alle pmi italiane 339 milioni di euro, trainate anche dall’apertura di nuovi portali e dall’afflusso di capitali degli investitori professionali. Chiude la cerchia il reward-based crowdfunding (campagne di importi minori intraprese dalle aziende per raccogliere denaro in cambio di prodotti e ricompense non monetarie, ndr), con una stima di 1,2 milioni di euro negli ultimi 12 mesi.

Invoice trading: mobilitati circa tre milioni di euro

Sebbene si tratti della tipologia di investimento “con il tasso di rotazione più elevato”, spiega Giudici, le piattaforme di invoice trading invece hanno mobilitato circa tre miliardi di euro, di cui 1,157 miliardi nell’ultimo anno. Si parla di una crescita del +23% rispetto al 2019, quando il flusso si attestava sui 939,3 milioni. “Va però notato che il ciclo di investimento in questo ambito è molto più breve, trattandosi della cessione a investitori professionali di fatture commerciali a scadenza mediamente di 3-4 mesi, che vengono spesso utilizzate come sottostante per operazioni di cartolarizzazione. Molte delle risorse conteggiate sono quindi state reinvestite più volte nell’arco del periodo, e le stesse imprese hanno ceduto più fatture nel tempo”, precisano i ricercatori.

Direct lending, una pausa di riflessione per l’Europa

Sul fronte del direct leding, i dati elaborati da Preqin e Deloitte mostrano “una pausa di riflessione” per il contesto europeo, continua Giudici. In Italia, invece, dopo essere “partiti da zero quattro anni fa, il mercato continua a crescere per operazioni e nuovi player, anche se non facilmente individuabili perché non sempre lasciano una traccia nel registro delle imprese”, spiega l’esperto. Nel complesso, le informazioni pubblicamente disponibili e le interviste con gli operatori del mercato evidenziano la presenza di 25 deal, per una raccolta negli ultimi 12 mesi di 22 milioni di euro.

Ico e token offering: flusso delle offerte ai minimi

La consultazione avviata da Consob per una possibile definizione e regolamentazione del collocamento delle “cripto-attività”, invece, non ha ancora prodotto risultati. Stando alla ricerca, il flusso delle offerte sul mercato si è ridotto ai minimi e, negli ultimi mesi, non sono state individuate operazioni significative condotte dai team italiani. Anche se, precisa una nota, “si affacciano sul mercato nuove modalità che potrebbero avere sviluppi interessanti, come le initial exchange offering e le security token offering”.

Private equity e venture capital in calo

Chiudono il cerchio gli investimenti effettuati da soggetti professionali nel private equity e nel venture capital. Tenendo conto dei dati diffusi da Aifi, per le operazioni di early stage ed expansion si parla di un flusso rispettivamente di 238 milioni di euro su 176 deal e di 656 milioni su 41 aziende, per un totale di 894 milioni. Valori in calo rispetto al periodo precedente anche se, nel medio termine, è attesa una ripresa interessante grazie anche all’auspicata ascesa degli eltif e dei pir alternativi nonché alle risorse disponibili per il venture capital.

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