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Etf: un futuro brillante alle porte

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

05 Settembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il tutto è partito nel 2002 e in 17 anni gli Etf hanno raggiunto livelli record di Aum. Per il futuro ci si aspetta un aumento di questa somma

  • “Ci aspettiamo che il trend di crescita degli Etf continui, considerate le modeste performance ottenute dai fondi attivi, dovute principalmente ad alti costi di gestione” -dichiara Simone Rosti, Responsabile per l’Italia di Vanguard

Gli Etf in soli 17 anni sono riusciti ad arrivare a quota mille miliardi. Hanno accompagnato gli investitori durante la crisi del 2008 e a stabilizzare i portafogli nel 2018. Il futuro non deluderà, visto le aspettative degli asset manager

Boom di Etf. Il valore ha toccato a giugno 2019 mille miliardi di Aum. Stando alle ultime analisi realizzate da Visual Capitalist gli Etf potrebbero ricoprire un ruolo sempre più importante nell’immediato futuro. Ma come hanno fatto in 17 anni ad arrivare a questo livello?

Il tutto è partito nel 2002 quando venne lanciato il primo Etf negli Usa. L’anno dopo l’industria asset iniziò a svilupparsi dando vita a diversi tipi di Etf obbligazionari che consentirono agli investitori di soddisfare le diverse esigenze nel portafoglio. Nel 2006 il settore degli Etf  globali raggiunse i 25 miliardi di Aum. E nel 2007 in settore degli Etf si concentrò sull’espansione, dato che gli investitori continuarono a chiedere sempre più opzioni. Nel 2008 l’anno della svolta. La crisi economica prosciuga la liquidità delle obbligazioni e gli Etf obbligazionari guadagnano terreno e avanzano rapidamente nel cuore degli investitori. Dopo un primo momento di turbolenza finanziari, nel 2010 viene lanciato il primo Etf a scadenza. Nel 2012 il settore raggiunge i 250 miliardi di Aum a livello globale e nel 2015 gli Etf diventano mainstream. Nel 2016 continua la saluta,  arrivando a quota 500 miliardi e nel 2017 spuntano i primi Etf green bonds per tutti quegli investitori che iniziano ad avere la sensibilità per la sostenibilità. Nel 2018 la volatilità aumenta e gli investitori si rifugiano sempre più negli Etf, per cercare di ridurre il rischio complessivo del portafoglio. E infine a giugno il comparto raggiunge la soglia record di mille mila dollari in  Aum con più di 1300 Etf obbligazionari.

Ma quindi, quale sarà il futuro degli Etf? Visto la sorprendente crescita realizzata negli ultimi 17 anni, non ci vorrà molto per raddoppiare questa cifra. “Ci aspettiamo che il trend di crescita degli Etf continui, – sottolinea Simone Rosti, Responsabile per l’Italia di Vanguard – considerate le modeste performance ottenute dai fondi attivi, dovute principalmente ad alti costi di gestione. Il Vanguard Global Etf Cash-Flow Report di giugno ha evidenziato come alla fine del primo semestre di quest’anno il patrimonio gestito dell’industria degli Etf a livello globale si sia attestato sui 5,489 trillioni di dollari, registrando un incremento del 17,2% rispetto alla fine del 2018. Nel primo semestre sono risultati positivi anche i flussi di raccolta netta globali, pari a 204 miliardi di dollari. Il trend positivo riguarda anche l’Italia, dove il mercato Etfplus di Borsa Italiana ha superato il traguardo dei 1.000 Etf quotati, raggiungendo a fine giugno lo storico record di 76,2 miliardi di euro in termini di Aum.

Quindi adesso il tutto si giocherà sempre più sui costi della gestione attiva rispetto a quella passiva. “Sicuramente gli investitori si sono resi conto degli alti costi della gestione attiva e, con l’introduzione degli obblighi di rendicontazione di Mifid 2, possono valutare se la misura dei costi che sostengono sia o meno eccessiva rispetto al livello qualitativo del servizio di gestione ricevuto. Il crescente utilizzo degli Etf – continua Rosti– da parte degli investitori è riconducibile anche ai bassi costi della gestione passiva che, nel lungo termine, impattano positivamente sulle performance. Il costo, infatti, è l’unico elemento certo che gli investitori possono controllare, tenendo presente che ogni euro che si paga in più per i costi, è un euro che viene tolto ai potenziali rendimenti futuri. Detto questo, ritengo comunque che entrambe gli approcci debbano essere presenti con il giusto mix all’interno di un portafoglio, al fine di migliorarne l’efficienza e il grado di diversificazione. Occorre aggiungere che gli Etf e i fondi indicizzati sono sempre più utilizzati dai gestori nell’ambito di gestioni patrimoniali, fondi di investimento, portafogli di advisory e anche delle unit linked al fine di offrire soluzioni di gestione sempre più efficienti, a basso costo e diversificate”.

Simone Rosti
Giorgia Pacione Di Bello
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