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Con gli Eltif il mondo degli alternative è più attento al retail

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Livia Caivano
Livia Caivano

07 Novembre 2018
Tempo di lettura: 7 min
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  • Obiettivo: agevolare gli investimenti a lungo termine in Europa per finanziare piccole e medie imprese e attività materiali e immateriali

  • La soglia d’ingresso è relativamente bassa: 10 mila euro per coloro che dispongono di un patrimonio non superiore a 500 mila euro

  • Le quote in Eltif non potranno eccedere il 10% del portafoglio totale

Arrivano gli Eltif, i nuovi fondi a lungo termine
 per sostenere l’economia reale. Cosa sono e come funzionano? Ne abbiamo parlato con Massimo Mazzini, direttore marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capital, e con Amir Kuhdari, direttore commerciale di Kairos Sgr

Arrivano gli Eltif e cade un altro steccato della finanza. Anche gli investitori al dettaglio potranno indirizzare quote del proprio portafoglio verso asset alternativi, una strada che finora era stata sostanzialmente scoraggiata dalla regolamentazione. Il cambiamento di rotta arriva con i nuovi fondi d’investimento europei a lungo termine, gli Eltif appunto, disciplinati da un regolamento comunitario (n.760/2015) e che ora stanno per vedere la luce anche in Italia. La nuova cornice normativa si propone di agevolare gli investimenti a lungo termine in Europa per finanziare piccole e medie imprese e attività materiali e immateriali, quali progetti infrastrutturali o di ingegneria industriale che promuovano l’innovazione e la competitività. Gli Eltif saranno fondi chiusi
 a medio-lungo termine. La durata sarà stabilita nel loro regolamento. Il regolamento comunitario, approvato nel 2015, è stato recepito alla fine dello scorso anno nella legislazione italiana e ora si avvicina 
il momento del debutto. Eurizon, Amundi Kairos sono le società di gestione che finora hanno espresso il maggior interesse verso i nuovi strumenti muovendo i primi passi nei confronti delle autorità di vigilanza. “Siamo in dirittura d’arrivo – annuncia Massimo Mazzini, direttore marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capitalriteniamo che gli Eltif rappresentino un’evoluzione dei Pir nell’offrire una possibilità di investimento a lungo termine in un fondo chiuso che destini le sue risorse 
a imprese non quotate e anche quotate ma che, per flottante e frequenza di scambi, sono di contenuta liquidabilità”.

Fino ad oggi l’unica possibilità per un investitore individuale di accedere ad investimenti alternativi senza dover sottostare alla elevata soglia d’ingresso di 500mila euro era quella di aderire ad un Fondo d’investimento alternativo (Fia) non riservato. Con gli Eltif la possibilità di scelta diviene più ampia.

foto di Massimo Mazzini in bianco e nero
Massimo Mazzini - direttore marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capital

Si parte da 10mila euro

Innanzitutto i nuovi fondi potranno essere sottoscritti da investitori individuali
a a partire da una soglia d’ingresso relativamente bassa: dieci mila euro – precisa il regolamento comunitario – per coloro che dispongono di un patrimonio non superiore a 500 mila euro. Le quote in Eltif non potranno comunque eccedere il 10% del portafoglio totale. Su quest’ultimo aspetto occorre una piccola precisazione. In considerazione delle caratteristiche dell’investimento il regolatore comunitario ha imposto che gli Eltif possano essere collocati alla clientela al dettaglio solo se assistiti da un servizio di consulenza. Chi li vende dovrà insomma sottoporre il proprio cliente al cosiddetto test dell’idoneità – recita il regolamento Ue – verificando che quella destinazione risponda all’appetito al rischio e alle finalità dell’investimento appropriate per quell’acquirente, il quale inoltre dovrà comunicare all’intermediario l’ammontare del proprio patrimonio. Poiché spesso gli investitori sono restii a condividere questa informazione, i distributori si stanno orientando a considerare la soglia d’investimento dei 500mila euro come quella in gestione presso di loro e non quella totale. Fatto sta che, per effetto della nuova regolamentazione, si verranno
a creare soglie progressivamente crescenti per l’investimento in asset illiquidi (o alternativi) in corrispondenza dei diversi target di clientela. Con una barriera iniziale di 10mila euro gli Eltif saranno accessibili anche a piccoli investitori. I Fia non riservati, da 25mila euro in su, saranno invece adatti ad una clientela affluent mentre l’accesso ai Fia riservati (da 500mila euro) sarà per necessità limitato al segmento top dei private.

Durata e liquidabilità dell’investimento

Gli Eltif nascono come strumenti d’investimento a lungo termine anche se 
il regolamento comunitario non fissa una durata minima. Sarà il regolamento di ciascuna cassa a indicare l’arco di tempo in cui l’Eltif dovrà raggiungere i suoi obiettivi prima che gli asset sottostanti siano liquidati ed il corrispettivo distribuito tra i sottoscrittori. Si tratta pertanto di un investimento per definizione illiquido anche se non è del tutto negata la possibilità di una way out anticipata visto che l’Eltif – stabilisce il regolamento comunitario – potrà essere quotato consentendo ai sottoscrittori di cedere le quote sul mercato secondario. Non bisogna tuttavia fare eccessivo affidamento ad una simile opportunità che in passato, per altri strumenti d’investimento, non ha funzionato come i regolatori si aspettavano. L’esperienza dei fondi chiusi immobiliari, quotati perennemente sotto il loro patrimonio netto, sta lì a dimostrarlo. In realtà quando sono in gioco investimenti illiquidi l’aspetto decisivo è il livello di commitment, cioè di impegno che il gestore finanziario assume nei confronti dell’investitore. Quest’ultimo deve “dimenticarsi” di una parte del suo patrimonio per un periodo di tempo non indifferente ma, per farlo, deve poter fare affidamento sulla competenza professionale e integrità del soggetto che gestisce i suoi soldi.

Eltif ed economia reale

I nuovi strumenti nascono allo scopo di favorire investimenti a lungo termine a sostegno dell’economia reale del continente. Potranno investire, in strumenti di equity, quasi-equity, debito (ed erogare prestiti) in società non finanziarie e non quotate ma anche in imprese quotate di piccola dimensione (con una capitalizzazione non superiore ai 500milioni di euro). L’auspicio è di attivare un flusso di risorse anche per finanziare progetti infrastrutturali, edilizia sociale anche se il principale obiettivo rimane quello di favorire la crescita delle Pmi. È una missione condivisa anche dagli intermediari finanziari interessati agli Eltif. “Pensiamo – è ancora Mazzini a parlare
- che siano strumenti idonei a promuovere lo sviluppo dell’economia reale del paese. Il nostro Eltif dedicherà una quota d’investimento alle Pmi italiane. È un campo in cui possiamo far valere la lunga esperienza accumulata da Eurizon con team specializzati nella ricerca
di aziende di qualità, con standard di governance adeguati e prospettive di crescita sostenibili. Ritengo – prosegue Mazzini – che il momento sia propizio per questo genere d’investi- menti. Ci rivolgiamo a un tessuto di imprese italiane che in questi anni si sono rafforzate anche orientando verso l’estero il proprio business. Sono aziende che spesso operano in parte fuori dal mercato italiano e di conseguenza nell’attuale scenario si mostrano più resilienti rispetto alle dinamiche locali come si può osservare dal diverso andamento dell’indice delle Pmi rispetto a quello delle large cap. Sono certo che gli Eltif potranno promuovere lo sviluppo del mercato dei capitali contribuendo a far crescere la dimensione me- dia delle imprese, sia quo- tate sia quelle incamminate verso un Ipo, che è sempre stato un fattore critico del made in Italy”. Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Kairos Partners, tra gli intermediari finanziari interessati agli Eltif e che presto potrebbero passare dalle parole ai fatti. “Finanziare l’economia reale – sottolinea Amir Kuhdari direttore commerciale della Sgr – vuol dire finanziare le piccole e medie imprese. In questo i Pir hanno centrato l’obiettivo ma con un limite, quello della stabilità. E’ necessaria una soluzione che vada a finanziare le aziende ma con stabilità e per questo sarebbe necessario un fondo chiuso. In cinque anni le aziende sono in grado di fare una programmazione. Gli Eltif possono rispondere a questa esigenza. E sul mercato italiano ciò significa investire in aziende che ancora non sono quotate.

foto di Amir Kuhdari con la cravatta rossa
Amir Kuhdari - direttore commerciale Kairos Sgr

I Pir volevano e vogliono essere uno stimolo ad avvicinarsi alla quotazione. Con gli Eltif facciamo un passo indietro: si sceglie di investire non solo nelle aziende vicine alla quotazione ma anche in quelle che sono ancora distanti da questo traguardo. Le finanzio, così tra 4-5 anni queste posso- no avvicinarsi al mercato e alla quotazione con uno sguardo diverso”.
In questa ottica da private equity gli Eltif immaginati da Kairos presentano diversi vantaggi. “Per
le aziende, il fatto che ricevono finanziamenti nel momento in cui ne hanno maggiormente bisogno per crescere e svilupparsi. Dal lato degli investitori c’è l’opportunità di investire in aziende dal potenziale maggiore di crescita, andando alla ricerca dell’illiquidity premium. Permettono a un certo tipo di cliente retail (da un certo livello in poi) affluent, l’accesso all’investimento alternativo”.

Il paragone con i Pir fa sorgere spontanea un’altra domanda. Se gli Eltif rispetteranno la composizione d’investimenti prevista per i Pir, potranno godere dei medesimi vantaggi fiscali? “Credo proprio di si – risponde Mazzini – è in corso un confronto con le autorità interessate e sono fiducioso al riguardo. Si tratta in particolare di adattare
le caratteristiche dei Pir, che prevedono versamenti ricorrenti nel corso degli anni, alle peculiarità del nuovo fondo chiuso com’è quello che ci proponiamo di offrire agli investitori”.

Livia Caivano
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