PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Cos’è successo al credito high yield?

Cos’è successo al credito high yield?

Salva
Salva
Condividi
Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

14 Maggio 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva

Paura, panic selling, sell off. E così il comparto high yield, assieme alla componente più rischiosa del mercato azionario, ha concluso il primo trimestre dell’anno in territorio più che negativo. Cos’è successo al credito corporate ad alto rendimento?

Abbiamo fatto il punto con Alberto Gesualdi ed Edoardo Stazi di Ver Capital, gestore europeo di fondi Ucits e Aifmd, che opera dal 2008 sui mercati euro loan e euro high yield.

Cos’è successo al credito high yield?

Il sell off registrato dai mercati nel primo trimestre 2020 ha colpito duramente i segmenti di mercato percepiti come i più rischiosi, come il comparto del credito high yield. Per fare un esempio, “il prezzo medio degli high yield è passato da 103 di fine di febbraio a 70 durante il sell off di marzo, per poi tornare ai 90 nel mese di aprile” ha commentato Edoardo Stazi, portfolio manager di Ver Capital, “grazie alle politiche di stimolo da parte dei governi e delle banche centrali”.

Governi e banche centrali hanno infatti attuato politiche espansive che stanno trasferendo il rischio dal settore privato a quello pubblico(basti semplicemente pensare all’aumento del debito pubblico dei vari Paesi coinvolti dall’epidemia).

Credito ad alto rendimento: le ragioni del sell off

Tra i fattori alla base del ribasso del mese di marzo si annoverano, oltre al naturale timore degli investitori (che tendono a liquidare all’unisono posizioni più rischiose al crescere della volatilità), le forti redemptions subite dagli strumenti passivi (Etf), che si sono tradotte in vendite indiscriminate di tutti i titoli, e “la ritirata” dei cosiddetti tourist investors, investitori che si erano spinti verso categorie di credito ad alto rendimento, ma che hanno abbandonato le proprie posizioni non appena il premio al rischio è iniziato a crescere.

“Da un livello di rendimenti pre-crisi per il comparto high yield attorno al 4%, si è quindi passati ad un picco del 10% dovuto ad un sell off violento che ha impattato negativamente gran parte degli emittenti per poi tornare nuovamente in area 7%” ha aggiunto Stazi.

Un ulteriore fattore che ha contribuito alla marcata discesa del comparto HY, secondo Alberto Gesualdi, partner di Ver Capital, “è stata la mancata capacità dei market maker di fornire liquidità al mercato . E’ un fenomeno ormai visibile da anni, ma che in condizioni di mercato come quelle attuali, si è fatto sentire particolarmente: ovviamente in termini negativi.

“I prezzi bid&ask si sono allargati significativamente e sono venuti meno i parametri di riferimento per fare trading: nella sostanza i prezzi mostrati difficilmente coincidevano con quelli realizzabili”

High yield: l’analisi settoriale

Covid 19 ha creato quindi una netta spaccatura. Da una parte, le aziende solide, con business anticiclici e flusso di cassa stabile, che hanno già beneficiato in parte di un rialzo dei prezzi ma che ancora potrebbero beneficiarne; dall’altra, aziende con strutture più deboli o appartenenti ai settori più penalizzati sul lato della domanda (come il comparto trasporti, turismo e retail).

Alcuni dei nomi appartenenti a questi settori dovranno far fronte ad un problema di capacity. Ovvero strutture costruite per volumi e flussi di persone che non possono essere più ottimizzate a causa del distanziamento sociale.

Credito di migliore qualità: quale scegliere

A livello settoriale, ha proseguito Gesualdi, “tra i business più resilienti si annoverano il settore technology, il settore telecom, il settore healthcare e il settore food. In termini operativi, abbiamo quindi proceduto con una rotazione dei settori presenti nei portafogli, privilegiando i titoli dei settori appena menzionati e riducendo quelli dei settori più penalizzati dall’epidemia, come quello dei viaggi, dei trasporti e delle vendite al dettaglio.

Un alleggerimento che non è stato incondizionato, ma che si è appoggiato su una analisi ancora più approfondita degli emittenti, tramite il confronto diretto col management delle singole società.
Infine, abbiamo alzato il rating medio di portafoglio, andando ad aumentare la parte del debito high yield di migliore qualità (es. BB+), i cui rendimenti sono cresciuti scontando la fase di debolezza attraversata”.

Per questo, nonostante il credito investment grade di migliore qualità sia tornato ad offrire dopo anni rendimenti interessanti, “il forte overselling che ha colpito il comparto HY ha creato nuove interessanti opportunità di investimento”, da valutare secondo un approccio attivo ed una profonda analisi fondamentale che permetta di selezionare i singoli emittenti.

L’approccio bottom up risulta importante in un contesto volatile sopratutto per determinate fasce di rating in cui è previsto un aumento brusco dei downgrade e default. Infatti le stime dei default sono aumento rispetto agli anni precedenti e riguardano principalmente i segmenti CCC e singola B con bilanci deboli o business model molto esposti al Covid 19. La selezione con un approccio di analisi fondamentale cerca di tutelare il portafoglio da eventuali default ed al contempo beneficiare di possibili mispricing di mercato.

Sebbene sul breve termine non siano escluse nuove fasi di volatilità, “l’attuale contesto di tassi di interesse bassi e destinati ad esserlo a lungo (come profilato anche dal governatore della Fed, Jerome Powell, nel corso dell’ultimo meeting del comitato esecutivo del board) apre nuove possibilità di ripresa per il comparto ad alto rendimento” ha concluso Stazi.

Ver Capital: opportunità sul mercato high yield

L’asset class High Yield è tornata ad avere rendimenti molto interessanti soprattutto per gli active manager, in grado di selezionare accuratamente settori e nomi. Crediamo cheil segmento HY possa essere soggetto ad un’ulteriore polarizzazione nel breve/medio termine e per cogliere al meglio le opportunità è fondamentale saperescegliere nomi resilienti e/o che sono stati oversold dal mercato.

Ver Capital declina il mercato del credito in differenti strategie:

  • Ver Capital Credit Fund investe in obbligazioni corporate high yield denominate in Euro emesse da grandi società europee con un turnover di portafoglio di circa il 250%. Adatto sia ad investitori che hanno un approccio take and hold, sia ad investitori che cercano di sfruttare la volatilità di mercato.
  • Ver Capital European Corporate Selection investe in obbligazioni high yield corporate con un approccio high conviction (predilige una maggior concentrazione su emittenti di qualità.). Maggiormente indicato ad investitori che investono con un’ottica di lungo periodo.
  • Ver Capital Short Term investe globalmente in emissioni IG ed HY coprendo il rischio cambio con maturity entro i 18 mesi. È una strategia, quest’ultima, che ha come obiettivo primario il controllo della volatilità esponendosi al lato corto della curva del credito, particolarmente efficiente per assicurazioni che ricercano prodotti con rendimento positivo, volatilità molto contenuta e basso SCR.

 

Vuoi saperne di più? Ascolta il podcast High yield, un buon alleato nel post-coronavirus

(contenuto riservato ad operatori qualificati)

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
Condividi l'articolo