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Coronavirus, petrolio sotto zero (-305%): è tonfo epocale

Coronavirus, petrolio sotto zero (-305%): è tonfo epocale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

20 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Non si era mai registrato un risultato simile da quando esistono le serie storiche, ossia dal 1946. Mai il West Texas Intermediate (Wti) aveva perso tanto

  • Lo storico accordo fra Opec e Russia per un taglio del 10% della produzione non è servito a nulla. Recessione, crollo della domanda e speculazione hanno spinto le quotazioni oltre l’immaginabile

  • Ora appaiono fosche anche le previsioni sulle quotazioni futures per il mese di giugno: il contratto scambia infatti a 22,77 dollari (-9%). Non c’era mai stata una simile differenza fra due mesi contigui nelle quotazioni del greggio

  • Non solo crollo della domanda energetica: le manovre degli Etf dello Us Oil Fund, che secondo indiscrezioni si è già accaparrato il 25% delle consegne su giugno, approfittando dei prezzi

Shock senza fine per l’ex oro nero, il petrolio tratta per la prima volta nella storia a quotazioni sotto zero. -37,6 dollari al barile per il Wti. Ecco perché

In data 20 aprile 2020 le Borse hanno riscritto la propria storia. Il petrolio è sprofondato infatti del 305% rispetto alla sua ultima seduta, caracollando a -37,63 dollari al barile. E’ stato questo il verdetto del contratto future su maggio in scadenza il 21 aprile.

Il petrolio cola a picco, perché?

Il tonfo è epocale, non si era mai registrato un risultato simile da quando esistono le serie storiche, ossia dal 1946. Mai il West Texas Intermediate (Wti) aveva perso tanto.

Il petrolio è troppo, e non si sa dove stiparlo. I magazzini straripano. Secondo alcuni analisti (Stephen Schork) entro due settimane non ci sarà più spazio. E chi detiene del Wti concede sconti di prezzo a chi può tenerlo nei serbatoi, arrivando addirittura a pagare chi può conservarlo. Lo storico accordo fra Opec e Russia per un taglio del 10% della produzione non è servito a nulla. Recessione, crollo della domanda e speculazione hanno spinto le quotazioni oltre l’immaginabile. E ora appaiono fosche anche le previsioni sulle quotazioni future per il mese di giugno: il contratto scambia ormai a 22,77 dollari (-9%). Non c’era mai stata una simile differenza fra un mese e l’altro nelle quotazioni del greggio.

Il Brent invece, essendo meno influenzato dalle questioni di stoccaggio, si è fermato a 25,57 dollari al barile. Anche per il petrolio di riferimento europeo però si prevedono problemi di magazzino a maggio (Amrita Sen, Energy Aspects).

Fra i maggiori responsabili del crollo del greggio, figura lo Us Oil Fund (Uso), che controlla un quarto delle posizioni sul Wti. Si tratta del più grande Etf mondiale sul petrolio. Con i suoi 3,8 miliardi di dollari di masse in gestione, questo fondo sta determinando un crollo dei prezzi che non sembra arrestarsi. L’Uso ha continuato infatti fino alla scadenza con una pioggia di vendite di contratti Wti per maggio, comprandone per giugno.

Wti, l’insostenibilità dello scarto fra prezzo a pronti e prezzo a termine

Il commercio sul Wti comporta la sua consegna fisica. E non è un mistero che alcuni rivenditori abbiano speculato sulla scarsità dei parchi serbatoi per il petrolio, accaparrandosi tutti magazzini disponibili a discapito dei concorrenti. In tal modo, hanno esercitato un’ulteriore pressione al ribasso sul prezzo del greggio “lasciato fuori”, con la speranza di rivenderlo sul mercato a termine a più di venti dollari. Poi però, con l’imminente scadenza dei contratti sulle consegne di maggio, è arrivata la pioggia di vendite, e lo scarto fra prezzo spot e prezzo forward è diventato eccessivo, determinando il crash storico del Wti.

Petrolio sotto zero: la fine dell’egemonia Usa?

Le conseguenze di un simile crollo vanno ben oltre il sensazionalismo dei titoli dei giornali. Saranno un duro colpo innanzitutto per Trump e per gli Usa, che con il loro petrolio di scisto (shale oil) si erano resi esportatori netti di quello che fu l’oro nero. Ora, quello che era un potente strumento di politica energetica, appare privo di mordente. I prezzi negativi sono solo la punta più spettacolosa dell’iceberg della crisi, di quella che un analista di Jeffries chiama “la più cupa prospettiva sul petrolio” che il mondo abbia mai visto. Con 22 milioni di disoccupati in più in un mese, gli Stati Uniti avranno meno guidatori.

Non è tutto: al crollo della domanda energetica contribuisce anche il fatto che i mesi più freddi sono ormai alle spalle. Trump però rilancia, e nel finale di giornata annuncia che gli Stati Uniti stanno aggiungendo “altri 75 milioni di barili” alle proprie riserve strategiche nazionali.

Teresa Scarale
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