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CoCo Bond e banche italiane, la proposta di Notz Stucki

11 Febbraio 2019 · Teresa Scarale · 2 min

  • Le ultime previsioni della Commissione europea hanno delineato un quadro poco rassicurante per l’economia italiana. Le stime di crescita per il 2019 sono ora fissate allo 0,2%

  • Con un Common equity Tier 1 ben superiore al 10% le banche italiane sono però ritenute solide e appetibili per il portafoglio degli investitori

In considerazione della solidità delle banche italiane, secondo Notz Stucki può essere attraente il comparto obbligazionario, ma non tanto le obbligazioni ordinarie, in quanto i tassi di interesse sono bassi, quanto le obbligazioni ibride e, più in particolare, i CoCo bond

Le ultime previsioni della Commissione Europea hanno delineato un quadro poco rassicurante per l’economia italiana. Le stime di crescita per il 2019 sono ora fissate allo 0,2%. In un tale contesto, tra stagnazione economica e incertezza politica, gli investitori trovano difficile andare a ricercare in Italia delle opportunità di crescita a basso rischio per il proprio portafoglio. Il mercato azionario è instabile e subisce significativamente la volatilità dei macro rischi. A ciò si aggiunge il rallentamento economico nell’Eurozona, come pure il rischio di un ulteriore ampliamento dello spread.

Le banche italiane sono solide

Gli istituti bancari del nostro Paese sono però reputati solidi. E il loro comparto obbligazionario viene ritenuto perciò appetibile. Con qualche caveat. Notz Sucki non mira tanto alle obbligazioni ordinarie, dati i tassi di interesse bassi, quanto alle obbligazioni ibride. In particolare, l’asset manager ginevrino – fondato nel 1964 e tradizionalmente focalizzato sulle gestioni di grandi patrimoni e sulla selezione di fondi e gestori – pensa ai Contigent convertible bond (cosiddetti CoCo bond). Questi sono titoli obbligazionari che si convertono in azioni nel momento in cui il valore del Common equity Tier 1 della banca va al di sotto della soglia del 5%.

Uno strumento rischioso ma…

Date le loro caratteristiche, si tratta di strumenti ad alto livello di rischiosità. La loro immissione automatica sul mercato può infatti diluire il valore delle azioni stesse, che probabilmente subiranno dei ribassi in un momento in cui la stessa banca si trova sotto stress. Ma gli indici di patrimonializzazione delle principali banche italiane si trovano al di sopra del 10%, “perciò difficilmente si andrà sotto il limite minimo del 5%”.

Per dire, i ricavi di Unicredit per il 2018 si sono attestati a 19,7 miliardi, -1,1% rispetto al 2017, ma l’utile è cresciuto del 7,7%. Permettendo al cda di proporre agli azionisti un dividendo interessante. A dicembre l’istituto presenterà poi il nuovo piano strategico 2020-2023, il quale sostituirà lo scorso business plan “Transform 2019”. L’indice di patrimonializzazione di riferimento, il Common equity Tier 1, si attesta al 13,13%.

I vantaggi dei CoCo Bond

Uno strumento di questo tipo permette quindi allo stesso tempo di contenere la volatilità, data la componente obbligazionaria, e di ottenere un rendimento interessante, data la componente azionaria. Ecco perché, alla luce delle analisi fatte, Notz Stucki li considera adeguati oggi per investire in un comparto italiano reputato solido, quello delle banche.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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