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Alchimia e tecnologia: una rima time to market

Alchimia e tecnologia: una rima time to market

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

27 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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“Nel mondo di oggi non è più conveniente dividere il mercato per cluster; è necessario valutare clienti e settori per richiesta specifica, verificando contestualmente l’appetito di mercato per un determinato prodotto o servizio”. L’intervista a Marco Mosca

In un contesto italiano fortemente ancorato a modelli di business tradizionali e vincolato da regole stringenti, riuscire a coniugare il concetto di innovazione tecnologica agli schemi più classici del settore finanziario può esser complicato. Ora che la tecnologia ha penetrato la totalità dei business di mercato, è necessario riuscire a coordinare internamente la propria macchina commerciale, con un duplice obiettivo: ottimizzare il dispendio di risorse; essere time to market.

Quali sono le logiche che muovono il mercato?

In un mondo caratterizzato dall’incedere dello sviluppo tecnologico, “abbiamo deciso di fare qualcosa di nuovo in un modo diverso. Vale a dire? Tutto ciò che va oltre l’attività tradizionale di post trading, efficace quando si parla di servizi alle banche, meno quando ci si affaccia al mercato di asset manager, asset owner ed alternativi”. Esordisce così Marco Mosca, managing director e head of coverage, marketing and solutions Italia per Societe Generale Securities Services.

Per le realtà più dinamiche si è quindi aperta la necessità di andare ad insistere su nuove logiche: anzitutto, in termini di contaminazione, che consiste nell’aprirsi e nel comprendere i punti di forza di realtà terze, appropriandosi di un nuovo mindset; in secondo luogo, di consapevolezza, andando ad ampliare la conoscenza specifica dell’offerta di settore ed implementando la gamma di prodotti con soluzioni competitive.

“Una volta entrati in contatto con l’esterno, è necessario tradurre il nuovo set di conoscenze in know-how, rispettando cultura, filosofia e postura aziendale, ma avendo con sé con una competenza tecnica nuova” ha aggiunto Mosca.

Come può una partnership creare valore

“La seconda strada percorribile per ampliare il servizio alla clientela è trovare il giusto partner, che condivida obiettivi, strategie e modus operandi, mettendo a disposizione la propria expertise. Nei settori più di nicchia e sulle richieste più specifiche, affidarsi ad una realtà esterna qualificata permette di ottenere tre risultati: offrire una conoscenza verticale e specifica della materia, ottimizzare il dispendio di risorse impiegate (quando il costo di sviluppo interno del servizio supera il livello di break even), garantire al cliente la certezza di un interlocutore unico”.

Non è tutto: l’idea di una partnership solida e di un servizio esclusivo che va ad aggredire una nuova fetta di mercato, tende a fidelizzare la clientela, che intesse quindi rapporti di business sostenibili e di lungo periodo.

I player oggetto della rivoluzione tech

Tra i player finanziari più aperti ad accogliere lo sviluppo tecnologico, “la categoria degli alternativi occupa la prima posizione, seguita da asset manager, asset owner e banche” ha proseguito l’esperto di Societe Generale Securities Services. “Il mondo alternativo, più snello ed agile nelle sovrastrutture interne, delega infatti più facilmente sia attività di back, middle e alcune soluzioni di front. Questi player sono costantemente alla ricerca di partner o provider in grado di aiutarli negli aspetti burocratici in modo da anticipare le tendenze del settore”.

Marco Mosca, managing director e head of coverage, marketing and solutions Italia per Societe Generale Securities Services
Gloria Grigolon
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