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Google & co scendono in campo?

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Valentina Magri
Valentina Magri

30 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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I colossi Usa della tecnologia operano già nel settore dei pagamenti e dei prestiti. C’è chi (Amazon) ha sviluppato un consulente finanziario basato sulla realtà virtuale. Ma in Europa la cornice di regole rallenta il loro ingresso nella gestione dei risparmi

Google, Apple, Facebook e Amazon, riuniti nell’acronimo Gafa, hanno modificato molte abitudini. E se cambiassero anche il nostro modo di investire? In Cina, Alibaba, Tencent e Baidu stanno già distribuendo con successo fondi del mercato monetario ai risparmiatori cinesi. In Occidente, ci aveva provato Paypal, che ha chiuso il suo fondo nel lontano 2011. Google e Facebook hanno commissionato studi di fattibilità su un loro potenziale ingresso nell’arena del risparmio gestito. Lo faranno davvero? E quando?

“Nel mondo dei servizi finanziari, i Gafa lanciano nuove iniziative prima in Usa o in Oriente e solo dopo in Europa. Questo perché paesi come la Cina hanno regole più flessibili, mentre in Europa la regolamentazione è una delle più rigorose al mondo, soprattutto nel settore finanziario”, spiega a We Wealth Massimo Arrighi, Partner di Kearney Italia. I colossi della tecnologia hanno costruito il loro successo sulla facilità di interazione con i clienti, che mal si concilia con la complessità e gli adempimenti della regolamentazione finanziaria. Inoltre, c’è un tema di fiducia: Facebook ha già dovuto rivedere le sue strategie, basti pensare a Libra. Il settore degli investimenti, inoltre, porta con sé un altissimo rischio reputazionale per coloro che vi operano. Poi c’è il rischio che il legislatore europeo si muova per rendere la competizione con gli istituti finanziari più equa. “Se alle banche è richiesto di rendere disponibili i dati dei propri clienti a terze parti per l’offerta di servizi personalizzati, è auspicabile che anche ai Gafa sia richiesto altrettanto. Senza questo vantaggio, uno degli asset principali potrebbe venire meno”, avverte Filippo Renga, cofondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. L’ipotesi non è affatto remota: la strategia digitale europea della Commissione presentata il 19 febbraio 2020 dalla presidente Ursula von der Leyen e dalla commissaria alla concorrenza e al digitale Margrethe Vestager si basa infatti sulla condivisione dei dati, finalizzata proprio ad evitare la cristallizzazione di un contesto monopolistico o oligopolistico. Un altro deterrente all’ingresso dei Gafa nel wealth management è la riduzione dei margini nel settore dell’asset management, complici i tassi a zero e l’avvento degli etf (exchange traded fund). Infine, non è detto che banche e istituzioni finanziarie stiano con le mani in mano: per Anna Omarini, docente e ricercatrice presso il Dipartimento di Finanza dell’Università Bocconi di Milano, potrebbero reagire in difesa dei propri core business.

Ecco perché oggi i Gafa, all’interno del settore finanziario, operano solo in nicchie dove hanno un vantaggio competitivo forte: pagamenti e prestiti. “I servizi finanziari sono offerti ai clienti a completamento e rafforzamento del proprio iniziale core business. Essi completano e chiudono la transazione commerciale secondo una dimensione commerciale e monetaria all’interno della piattaforma”, evidenzia Omarini. Facebook in India ha sperimentato con successo l’utilizzo di WhatsApp per i piccoli pagamenti e intende esportarlo in altri paesi, Europa compresa. In Usa, Amazon Lending offre condizioni sui prestiti migliori di quelli delle banche, ha collaborato con Fidelity Labs per creare Cora, un consulente finanziario digitale basato sulla realtà virtuale e con Ubs Wealth Management per istruire Alexa a rispondere alle domande di economia dei suoi utenti. Apple, appoggiandosi a un partner importante come Gold- man Sachs, ha lanciato la carta di credito Apple Card. Sempre nel settore dei pagamenti, Facebook e Amazon offrono rispettivamente Facebook Pay e Amazon Pay. Inoltre, Apple e Amazon propongono anche prodotti assicurativi, come Amazon Protect ed Apple Care. Ma non ci sono solo i Gafa. “Dalle analisi dell’Osservatorio Fintech & Insurtech abbiamo mappato ben 12 settori con attori che offrono servizi finanziari. Nei quattro più rilevanti (automotive, tech, utily, retail) abbiamo analizzato 55 attori che offrono ben 256 servizi finanziari in Europa”, afferma Alessandro Faes, ricercatore presso gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Il 40% degli italiani sarebbe disposto ad affidarsi a un attore non tradizionale (catene di supermercati, aziende internet, il produttore del proprio smartphone ecc.) per la gestione dei risparmi. Per il momento la “minaccia” di uno sbarco di Google & co. nel risparmio gestito non sembra imminente. E in ogni caso, un’eventuale discesa in campo dei Gafa partirebbe molto probabilmente dagli Stati Uniti.

Valentina Magri
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