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Coronavirus: sfide e opportunità per il wealth management

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Redazione We Wealth
Redazione We Wealth

06 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le nuove modalità di lavoro e i limiti delle infrastrutture tradizionali

  • Le opportunità delle soluzioni digitali per generare efficienza e servire i clienti

Il coronavirus mette alla prova l’industria dell’asset & wealth management presentando sfide e opportunità. L’intervista a Mauro Panebianco, partner di PwC

L’impatto del coronavirus si fa sentire anche  nell’industria dell’asset e wealth management. La preoccupazione degli investitori di fronte alla forte incertezza e volatilità dei mercati ha portato a una diminuzione della raccolta netta e del patrimonio complessivo del mercato del risparmio gestito, oltre che a cali nel valore di mercato dei grandi operatori.

We wealth ha intervistato Mauro Panebianco, partner di PwC, responsabile della practice asset e wealth management, per capire – alla luce della situazione attuale – quali sono le principali sfide e opportunità nel mondo del risparmio gestito.

In che modo l’emergenza covid-19 sta impattando sull’industria dell’asset e wealth management e come devono rispondere gli operatori?

“La riduzione degli AuM ed i conseguenti impatti in termini di ricavi e profittabilità, la pressione sulle strutture operative e le architetture tecnologiche, la necessità di adattarsi alle nuove modalità di lavoro e di erogazione dei servizi, stanno mettendo alla prova i modelli operativi tradizionali facendone emergere i limiti e ponendo gli operatori di settore di fronte alla necessità di un tempestivo rinnovamento. Al centro del processo di trasformazione che gli operatori dovranno avviare per garantire la continuità operativa e per continuare a competere nel nuovo scenario economico globale, vi sono gli interventi sulle architetture tecnologiche esistenti e l’adozione di nuovi strumenti per la creazione di modelli operativi e di servizio digitally-enabled”.

Come ha reagito l’industria alla prova del nuovo modello lavorativo? Quali sfide sono emerse?

“Le modalità lavorative sperimentate nelle recenti settimane hanno accresciuto la consapevolezza degli operatori sull’effettiva accessibilità dei propri sistemi e permesso di testare la robustezza e l’affidabilità delle infrastrutture tecnologiche nel supportare l’operatività da remoto delle aree di business abilitate: il perimetro delle attività da gestire a distanza ed i conseguenti volumi di traffico  si sono rivelati più ampi di quanto previsto nella maggioranza dei piani di business continuity. Alle complessità di gestione di sistemi legacy non sempre tra loro integrati, e degli stakeholder interni ed esterni che se ne occupano, si aggiungono i rischi informatici che potrebbero richiedere interventi mirati per gestire le nuove esigenze di data protection e data retention legate alla gestione di dati confidenziali al di fuori degli spazi e dei canali usuali.

A causa dell’ampiezza delle aree impattate e della possibile varietà degli interventi richiesti dal nuovo contesto, una visione strategica di medio-lungo periodo costituirà la premessa per avviare una razionalizzazione delle architetture informatiche che contempli sia investimenti volti al rafforzamento delle attività business critical che il ricorso a partner specializzati per supportare l’evoluzione tecnologica in specifici ambiti, consentendo così la ridefinizione del modello di servizio.

I limiti emersi nella gestione delle attività ordinarie hanno portato alla luce anche vincoli ed inefficienze di processo fino ad oggi ritenuti meno rilevanti: processi non completamente system-based, non standardizzati, in cui l’esecuzione delle singole attività ed il loro coordinamento richiedono l’intervento manuale degli operatori, diventano fonte di inefficienza quando la gestione delle interazioni e la conseguente progressione del processo devono essere orchestrate e monitorate a distanza”.

Che ruolo ricopre la tecnologia in questo contesto?

“In un contesto di mercato sfavorevole e di compressione dei margini, l’efficienza produttiva nella gestione delle attività ordinarie è un fattore cruciale ai fini del contenimento dei costi. Le iniziative di digitalizzazione ed automazione dei processi attraverso soluzioni quali Rpa, Sic, piattaforme low-code di business process management, artificial intelligence, unitamente a percorsi di upskilling delle risorse interne, costituiscono le leve a disposizione degli operatori per raggiungere e mantenere i livelli di produttività ed efficienza desiderati”.

La tecnologia, e le nuove tecnologie digitali in particolare, hanno un ruolo chiave anche nella gestione della relazione con la clientela. Il comportamento degli investitori sta evolvendo rapidamente ed è necessario per gli operatori allinearsi alle loro aspettative e richieste: la capacità di analizzare comportamenti, fornire informazioni chiare e tempestive, interazioni significative e personalizzate, guida e supporto ai clienti in un contesto di mercato sfavorevole ed incerto qual è quello attuale, diventano fattori rilevanti per preservare la base clienti attuale e per sviluppare le strategie di crescita future. In quest’ambito, strumenti quali Crm evoluti, tool di analisi cognitiva, software per la gestione della comunicazione asincrona, rappresentano fattori abilitanti sia per l’apertura di nuovi canali di comunicazione sia per l’efficientamento dei processi di comunicazione e di gestione amministrativa esistenti, permettendo così la rifocalizzazione dell’effort interno su attività che generino un valore aggiunto percepito e riconosciuto dal cliente.

La necessità di rispondere tempestivamente alle criticità connesse al contesto attuale sta già determinando l’accelerazione nell’adozione di nuovi strumenti di collaborazione e tecnologie digitali che rappresenteranno un asset fondamentale anche per competere negli scenari futuri. La pervasività dei cambiamenti nello scenario competitivo futuro richiederà inoltre lo sviluppo di nuove ed aggiornate pratiche operative e competenze e, dunque, un ripensamento complessivo dei modelli operativi in ottica digitale. In tal senso, l’integrazione di interventi di breve periodo dettati dal contesto di emergenza in una strategia di medio-lungo periodo che ridefinisca obiettivi e priorità e che supporti investimenti mirati rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di cambiamento avviato dagli operatori di mercato”.

Redazione We Wealth
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