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Cashless è meglio? L’Italia prova a restare senza contante

Cashless è meglio? L’Italia prova a restare senza contante

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Le misure per fare dell’Italia un paese cashless devono essere coordinate e di ampio respiro, dice Borsa del credito. Altrimenti, la lotta all’evasione fiscale resterà sempre una chimera

Il governo sta cercando di traghettare L’Italia verso una modalità di pagamento cashless, senza denaro. La ragione unica è quella di sconfiggere l’evasione; non quella di diffondere una cultura dei pagamenti elettronici.

“La quale richiede tempo, sinergie, impegno e piccoli passi”, dice Borsa del credito. Servono strumenti efficaci nel breve termine, come incentivi e sconti sulle commissioni di pagamento, ma anche investimenti di più ampio respiro che puntino all’educazione digitale e riducano il divario digitale (digital divide) nella popolazione.

Cashless? Italia maglia nera per la digitalizzazione

L’Italia è quartultima nel Desi, l’indice europeo che misura la competenza informatica, non solo il grado di cashless. Dopo di noi, Romania, Bulgaria e Grecia. Ma agli italiani piace pagare in contanti. In un rapporto Bankitalia dice che “in Italia il contante è stato lo strumento più utilizzato nei punti vendita. L’85,9 per cento delle transazioni è stato regolato in contanti, per un valore pari al 68,4 per cento del totale”. I dati sono stati rilevati nel 2016, ma la situazione non è cambiata di molto

Il futuro (anche in Italia) è cashless

Il futuro però è fatto di mobile payment, contactless, mobile wallets. si stima che nel mondo i pagamenti mobili abbiano toccato i mille miliardi di dollari in valore nel 2019 mentre le persone che usano i pagamenti contactless saranno 760 milioni nel 2020. Solo nel 2019, si calcola che gli utenti di mobile wallets siano 2,1 miliardi.

La strategia cashless del governo in carica prevede diverse misure, oltre al tetto al contante. Vi è però l’erronea percezione che i pagamenti digitali corrispondano alle carte, tralasciando completamente il fintech. Non si fa riferimento alle app come Satispay, per dire.

Cosa succede nel resto del mondo? 

Undici paesi europei non hanno limiti ai pagamenti in contanti. Si tratta di Germania, Irlanda, Islanda, Svezia, Finlandia, Lettonia, Austria, Slovenia, Cipro e Regno Unito. E nessuno di questi Stati presenta elevati livelli di evasione fiscale. In Italia invece vi è il limite a 3.000 euro (2000 da luglio 2020, 1000 dal 2022), come in Belgio e in Slovacchia. In Francia e Spagna il limite è di 1000 euro, mentre in Grecia di 1500.

Secondo l’ultimo rapporto Ambrosetti sulla Cashless Revolution, Irlanda, Belgio e Slovenia sono “accomunati dall’avere individuato con chiarezza una visione di sviluppo digitale e cashless per il Paese”. La Svezia, dal canto suo, fa storia a sé. Qui, solo il 20% degli acquisti avviene in contanti, mentre il 94% ha una carta di credito che usa 290 volte all’anno: più del doppio rispetto alla media europea. Negli Usa pagare digitalmente è così normale che il dilemma non si pone.

Belgio, Slovenia e Irlanda: paesi virtuosi

Sempre il rapporto di Ambrosetti dice che l’Irlanda ha avviato fin dal 2002 una strategia nazionale per la digitalizzazione e i pagamenti elettronici. Le commissioni bancarie si sono ridotte progressivamente, mentre è stato alzato il limite per i pagamenti contactless e la pubblica amministrazione dal 2014 non accetta più assegni.

In Slovenia negli ultimi quattro anni i pagamenti elettronici sono cresciuti del 27,9%, il 42% dei cittadini si avvale dell’Internet banking e il 51% fa acquisti on line. Qui si è agito mixando incentivi di breve termine per i pagamenti elettronici e digitalizzazione culturale e infrastrutturale. Una strategia del tutto simile rispetto a quella attuata dal governo belga e grazie a cui le transazioni cashless sono aumentate di quasi il 20% in un biennio.

Secondo gli esperti di Borsa del credito la lotta all’evasione derivante da una società cashless sarà solo una conseguenza.

Teresa Scarale
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