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Robo advisor Italia: un tasso medio di crescita del 51%

Robo advisor Italia: un tasso medio di crescita del 51%

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

23 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • A livello globale si stima invece che a fine 2019 le masse gestite da robo advisors abbiano superato i 980 miliardi di dollari con un portafoglio medio attorno ai 21 mila dollari

  • In Italia i robo advisor e il mondo che gli ruota intorno hanno delle caratteristiche ben precise. In primis questi attirano soprattutto uomini tra i 40 e i 60 anni, con un reddito medio-alto, elevate competenze digitali e con esperienza di investimento

Nel 2019 in Italia si sono registrate 400 milioni di dollari in masse gestite da robo advisor e un portafoglio medio attorno ai 12 mila dollari per cliente

400 milioni di dollari in masse gestite da robo advisor, un portafoglio medio attorno ai 12 mila dollari per cliente e un tasso medio di crescita previsto tra il 2019 e il 2023 attorno al 51% in Italia. Questi alcuni dei dati emersi durante la conferenza: “La digitalizzazione del servizio di consulenza in materia di investimenti” realizzato dalla Consob.

A livello globale si stima invece che a fine 2019 le masse gestite da robo advisors abbiano superato i 980 miliardi di dollari con un portafoglio medio attorno ai 21 mila dollari. Il tasso di crescita annuo si attesterà al 27% raggiungendo i 2.552 miliardi di dollari nel 2023, quando il numero complessivo dei clienti serviti dovrebbe superare i 147 milioni. Al momento il mercato più maturo è quello statunitense con qusi 750 miliardi di masse gestite e 200 operatori attivi. Seguono poi la Cina con 179,4 miliardi di dollari in gestione e il Regno Unito 14,8 miliardi. Entrambi hanno un numero di operatori pari a 20.

Ma torniamo sul focus Italia. Secondo quanto emerso dalla conferenza in Italia i robo advisor e il mondo che gli ruota intorno hanno delle caratteristiche ben precise. In primis questi attirano soprattutto uomini tra i 40 e i 60 anni, con un reddito medio-alto, elevate competenze digitali e con esperienza di investimento. In altri contesti invece i robo advisor tendono ad essere apprezzati soprattutto dai millennials con meno ricchezza. Anche in Itali questo servizio si caratterizza per commissioni contenute tra lo 0,3 e lo 0,7% annuo, e per la sua natura ibrida (interazione attraverso il canale digitale ma è possibile il contatto con il consulente fisico in una o più fasi del servizio). E dunque nel nostro Paese il modello prediletto è proprio quello ibrido.

La presenza di un robo advisor presenta però anche delle criticità. E dunque secondo quanto emerso dalla conferenza, una di queste potrebbe proprio essere la presenza di informazioni, alla clientela, insufficienti o non chiaramente rappresentata. Per cercare di superare il tutto si dovrebbe dunque cercare di rendere il più chiaro possibile, al cliente, le caratteristiche del servizio offerto, contenuti più chiari e un uso più immediato.

Come si è visto in Italia è il cliente private ad essere maggiormente interessato al robo advisor. E gli investitori retail? Nel quaderno fintech n.6 si sono analizzati i clienti tra i 35 e i 65 anni con un patrimonio investito tra i 20 e i 50 mila euro e si è cercato di capire che rapporto avessero con questa innovazione. Nel complesso questi investitori percepiscono il robo advisor in base a diversi fattori:

  • Fattore attitudinali (la predisposizione all’innovazione, l’interesse per le novità, la riservatezza e la propensione alla diversificazione)
  • Fattori emotivi (timore di dover operare in autonomia, sfiducia verso il canale, assenza della pressione commerciale che invece si ha in presenza del consente)
  • Fattori razionali (basse soglie di accesso, oggettività dell’algoritmo e standardizzazione del servizio)

Attenzione però accanto a tutto questo i partecipanti hanno anche dichiarato di voler garantita la presenza umana. Vogliono cioè la presenza di un consulente nel momento del bisogno. Infine la ricerca si è concentrata su un’ulteriore segmento: quello dei giovani universitari tra i 18 e i 32 anni iscritti ad economia e scienze politiche. A questi è stato chiesto se si fidassero di più del consiglio dato da un consulente o da una macchina. Le evidenza hanno mostrato come la probabilità che il conglio di investimento venga seguito non dipende dalla natura del consulente ma dal fatto che questo confermi la scelta effettuata in autonomia. Nel caso in cui ci sia una diversità tra le due è molto più probabile che si segua il consiglio del consulente umano, rispetto al robot. E infine le studentesse tendono a seguire il professionista fisico specialmente se questa è una donna.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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