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Psd2, la corsa fra banche e piattaforme digitali

Psd2, la corsa fra banche e piattaforme digitali

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

12 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • E’ in corso una vera e propria rivoluzione nei pagamenti, ma la maggioranza dei soggetti coinvolti non se n’è ancora accorta

  • Il divario temporale fra entrata in vigore della Direttiva e quella degli standard che essa stabilisce: un rebus o un terreno di gioco “livellato”?

Con il 13 gennaio 2018 è ufficialmente iniziata una nuova epoca per i pagamenti digitali. Ma i suoi frutti non sono ancora stati colti che già alcune incongruenze si pongono. Per esempio, come conciliare Psd2 e Gdpr?

Il 13 gennaio 2018 è ufficialmente cominciata l’epoca della Direttiva Psd2. E’ cioè iniziato il percorso sostanziale verso l’open banking, foriero di cambiamenti profondi di cui sia banche che consumatori sono ancora ignari, forse. Di questo si è parlato il 12 ottobre 2018 al sedicesimo Pan European Banking Meeting, punto di incontro fra banker e operatori del mercato finanziario, organizzato annualmente da Assiom Forex.

La trasformazione digitale del mondo finanziario è ormai avviata, però segna ancora il passo.

Psd2, è la velocità nel cambiare che conta

Secondo Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, intervenuto al panel, “Il nostro è un mondo abituato a gestire regole e innovazione. Ma oggi quello che fa la differenza è la velocità del cambiamento. Sia dal lato regolamentare che tecnologico. La Psd2 vuole garantire un quadro normativo all’interno del quale sviluppare in pieno innovazione, digitalizzazione e concorrenza. Affinché poi i concorrenti possano utilizzare al meglio questa combinazione per prodotti di qualità a prezzi più bassi e fornendo maggiore scelta, all’interno di un quadro che assicuri sicurezza e tutela del cliente. Vedremo se questi obiettivi saranno raggiunti.”

Un terreno di gioco livellato

Il tema principale ruota intorno al fatto che la Psd2 fornisce un quadro regolamentare anche per nuovi operatori che si affacciano ai sistemi di pagamento. E occorre garantire che tra gli incumbent (le banche) e queste nuove figure ci sia un terreno di gioco livellato. Il tema di confronto è quello della modalità con cui, lungo la catena del valore che parte dall’avvio della transazione, i diversi soggetti si interroghino su quali siano le responsabilità di ciascuno per migliorare la user experience.

Un gap che non fa bene a nessuno

Ciò che sorprende è che tra il momento in cui è entrata in vigore la direttiva Psd2 e il momento in cui questi standard saranno avviati (settembre 2019) sussista un gap temporale durante il quale le parti sono costrette ad operare con livelli di tecnologia che non sempre potrebbero rispecchiare i migliori standard di sicurezza. Da una parte, le banche tendono a limitare l’accesso a quei servizi elencati nella direttiva. Dall’altra, le terze parti cercano di ampliare il più possibile il range di attività. L’obiettivo congiunto è quello di arrivare a realizzare delle buone interfacce che permettano al cliente di massimizzare la sua soddisfazione nel momento in cui vuole accedere ad un sistema di pagamento.

Psd2 e Gdpr: come conciliarle?

Due normative diverse

La direttiva sui pagamenti deve poi riconciliarsi con quella relativa alla protezione dei dati (General data protection regulation) in quanto le due normative hanno accezioni differenti. Per Psd2 si prevede consenso in relazione al servizio di pagamento, mentre per la Gdpr il consenso ha una funzione diversa perché riguarda il trattamento dei dati. Per cui vi sono problemi di riconciliazione che possono poi esporre la banca a diverse questioni.

Le questioni che si aprono

Come fa la banca laddove l’accesso ai conti dovesse avvenire attraverso la vecchia tecnologia? Come si fa a sapere fino a che punto il cliente ha dato consenso per accesso ai suoi dati? A livello europeo l’emanazione delle regole deve essere vista attraverso un approccio più olistico.

“Col tempo verificheremo se Psd2 è stata effettivamente in grado di raggiungere gli obiettivi che si poneva”, aggiunge Sabatini. “Si sta innalzando il livello di sicurezza delle transazioni. Ma è fondamentale che le autorità garantiscano un’applicazione uniforme in tutti i Paesi. Ovviamente solo quando il quadro della normativa sarà completo, potremo valutare gli effetti della Psd2.

Come aiutare il settore bancario?

“Per supportare le banche italiane in questo processo di adeguamento alla Psd2 sono stati costituiti e sono all’opera consorzi che aiutano le imprese mullti-bancarizzate ad entrare in contatto con tutte le banche, offrendo servizi che permettono una gestione dei flussi più agevole. Negli ultimi mesi sono stati analizzati 1,2 milioni di movimenti ed è stato avviato il test per verificare se fosse possibile arrivare ad una più veloce riconciliazione utilizzando un nuovo canale di comunicazione. La fase di test è risultata estremamente soddisfacente”.

Perché legare i pagamenti al digitale?

“La storia di internet ha mostrato che la piattaforme sono quelle che hanno vinto la sfida tecnologica”. E’ quanto sostiene Paolo Sironi, FinTech Thought Leader Ibm Industry Academy Member. “Dov’è la piattaforma della mia esperienza finanziaria? Che cosa deve essere la vita della piattaforma finanziaria quando il digitale diventerà il primo canale di comunicazione? La competizione nel mondo dell’e-commerce sta spingendo operatori come Facebook e Google verso sistemi finanziari attraverso il sistema dei pagamenti che rappresenta il più efficace strumento di engagement”.

Disruption: cavalcarla, non subirla

Come può agire la banca per non subire la disruption? Dovrebbe imparare a come utilizzare il digitale per fare il bundling di tutti i servizi bancari (depositi, investimenti, assicurazione, previdenza, prestiti, donazioni)
“Si può partire dal mondo dei pagamenti per capire come creare un linguaggio diverso, con meccanismi più robusti per industrializzare questo processo. E’ necessario un sistema di trasferimento delle informazioni perché altrimenti la grande competizione verrà persa se le piattaforme digitali alla fine risulteranno più grandi delle banche”, conclude Sironi.

Teresa Scarale
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