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Prove di intesa tra risparmio gestito e open banking

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Maria Giovanna Arena
Maria Giovanna Arena

31 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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Intervista a Giulio Rattone, chief information officer di Fabrick, la prima piattaforma italiana nata per favorire l’incontro e la collaborazione tra i nuovi attori fintech, le grandi corporate e gli attori bancari tradizionali

Open banking e digitalizzazione dei servizi finanziari sono due elementi con cui tutte le banche, oggi, devono fare i conti per programmare il loro sviluppo. Qualche numero può aiutare ad inquadrare meglio la questione, come spiega a We Wealth Giulio Rattone, chief information
officer di Fabrick, la prima piattaforma italiana nata per favorire l’incontro e la collaborazione tra i nuovi attori fintech, le grandi corporate e gli attori bancari tradizionali, in ottica open banking: “Il 35% dei clienti bancari propende per una banca con operatività esclusivamente da mobile e crescono le persone che gestiscono le proprie finanze solo da smartphone (+31% sul 2018, circa 13,7 milioni di persone), secondo dati Nielsen”.

 

Inoltre, per l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, da qui al 2025, nel solo segmento dei pagamenti, le aziende incumbent (che hanno una posizione dominante) vedranno una contrazione dei ricavi del 34%. Stessa percentuale di decrescita nel segmento dell’asset management e cali a due cifre anche per i prestiti personali e i mutui. “La collaborazione tra banche tradizionali e operatori fintech è inevitabile non solo per la direttiva europea Psd2, che introduce maggiore concorrenza sul mercato dei pagamenti digitali e maggiore apertura alla condivisione dei dati tra i diversi attori finanziari, ma anche perché nessuno è in grado di sviluppare innovazione tecnologica in maniera assolutamente autonoma in un tempo ragionevole.
In quest’ottica è strategico stabilire percorsi comuni con il mondo del fintech che Fabrick facilita grazie alla relazione diretta con Fintech District, la community di riferimento per l’ecosistema fintech in Italia che è passata da 32 membri nel 2017 a oltre 140, con 14 corporate member, tra cui Cerved, Crif, Axa, Societe Generale, Royal Bank of Canada, Ibm, Ernst&Young e Boston Consulting
Group. A livello organizzativo, alle 300 persone che lavorano in Fabrick se ne aggiungeranno altre 40 quest’anno”, dichiara Rattone.

Che cosa vuol dire in concreto open banking? Un esempio di clienti che utilizzano i vostri servizi? “Tim personal per una soluzione di mobile banking su smartphone. AppPago, per finanziamenti ai clienti in pochi minuti in negozio, Illimity, che integra tra i suoi prodotti e servizi sviluppati autonomamente servizi di fintech”.

E per quanto riguarda più specificamente il risparmio gestito?
“La sgr AcomeA, attraverso le piattaforme Fabrick e FundsDLT, prevede smart contract basati su blockchain per sottoscrizione e pagamenti di quote di fondi comuni d’investimento. Inoltre il
gruppo Fida (Finanza Analisi Dati), specializzato nello sviluppo di applicazioni software dedicate ai servizi finanziari e alla distribuzione di dati finanziari con particolare riferimento alla raccolta,
analisi e distribuzione di dati e informazioni sui fondi comuni di investimento, ha scelto Fabrick per portare le proprie soluzioni sul mercato, in una logica di open banking. Ciò permetterà a società di asset management, divisioni di consulenza finanziaria di banche e reti, risk management, società di advisory e consulenti indipendenti un accesso diretto a dati e servizi per abbreviare di molto i tempi del trasferimento delle informazioni e semplificare i processi stessi.
Ovviamente non pensiamo che la tecnologia possa sostituire integralmente le relazioni umane, ma
che possa scaricare i consulenti della parte più “tecnica” lasciando maggior tempo per la cura della relazione con il cliente finale”.

Maria Giovanna Arena
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