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Privacy addio, causa Covid arriva il tracciamento via app

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La app rientra nel piano europeo “Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing” (Pepp Pt)

  • La app italiana non prevede un “modello coreano” di analisi delle immagini delle videocamere di sicurezza e dei dati gps, ma solo la mappatura di prossimità tramite bluetooth (come a Singapore)

  • Le autorità sanitarie contattano chi è risultato positivo al tampone, inviandogli un codice da inserire nell’app che traccia i codici e allerta gli smartphone che sono entrati in contatto negli ultimi 21 giorni

È pronta un’app per monitorare la diffusione della Covid. Ministri e autorità dicono che non si tratta di un mezzo per spiare i cittadini, ma solo di uno strumento per contrastare la pandemia. La sensazione però è quella di essere sempre più in una società alla “1984”

Geolocalizzare non è il primo obiettivo della nuova app di contact tracing per combattere la malattia Covid. Lo dichiara la ministra dell’innovazione Paola Pisano, cercando di rassicurare gli animi che la lotta digitale al coronavirus non è un modo per spiare i cittadini come faceva il Grande Fratello nel romanzo 1984 di George Orwell. Gli ideatori dell’app, fra cui Vodafone, ribadiscono che si tratta di uno strumento volontario

Ancora un Pepp? No, questa volta è diverso

Anche Bruxelles raccomanda di “limitare l’uso dei dati personali a fini medici”, stabilendo le tecniche di raccolta col bluetooth per “garantire il rispetto dei diritti fondamentali e la collaborazione tra autorità sanitarie pubbliche e l’Ue”. Gli Stati membri sono chiamati a mettere sul tavolo la loro proposta entro il 15 aprile. Il fine è quello di allineare le app nazionali che serviranno a tracciare la diffusione del contagio e quindi le strategie da porre in atto. Il piano europeo si chiama Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing (Pepp… Non quello della Lagarde, questo è un Pepp Pt).

Corea o Singapore? Comunque un’app in salsa asiatica

La app italiana, in linea con quelle europee, non prevede un “modello coreano” di analisi delle immagini delle videocamere di sicurezza e dei dati gps, ma solo la mappatura di prossimità tramite bluetooth. Importante: il programma funziona solo se installato. Dovrebbe essere simile all’applicazione che sta utilizzando Singapore: registra anonimamente la vicinanza, grazie a bluetooth e wi-fi, per poi avvertire chi è entrato in contatto con un positivo.

Come funziona?

La app si basa dunque sul tracciamento della prossimità via bluetooth. Per garantire la privacy, a ogni smartphone viene associato un codice identificativo anonimo non riconducibile all’utente.

Se due smartphone restano vicini e per un certo tempo da provocare potenzialmente un contagio, conservano l’uno il codice dell’altro. Dove? In un database locale, memorizzato sul telefonino per 21 giorni. Le autorità sanitarie contattano chi è risultato positivo al tampone, inviandogli un codice da inserire nell’app che traccia i codici e allerta gli smartphone che sono entrati in contatto negli ultimi 21 giorni.

L’opinione dell’ad di Vodafone Italia, Aldo Bisio

Vodafone partecipa al progetto europeo di tracciabilità attraverso una sua controllata tedesca. La app potrebbe essere un modo per uscire gradualmente dalla quarantena, ma “servirà una nuova governance pubblica e la definizione di principi condivisi che regolino l’applicazione di queste nuove tecnologie”, dice Aldo Bisio, ad di Vodafone Italia. Bisio identifica quattro requisiti per la app di tracciamento. Innanzitutto, “devono essere controllate dalle autorità nazionali”. Poi, “i dati devono essere limitati alle informazioni strettamente necessarie.” Ossia, devono essere usati “solo dati di prossimità, non quelli di location, trattati solo per la durata dell’emergenza e residenti sui dispositivi”.

Soprattutto, “devono basarsi sul consenso esplicito da parte degli utilizzatori; devono essere le istituzioni nazionali a giustificarne l’esigenza ai cittadini e a confermarne la compatibilità con l’ordinamento vigente”. Inoltre, continua Bisio, un’app di questo tipo ha senso solo appaiata all’uso estensivo di tamponi. Antonello Soro, garante della privacy, durante un’audizione in videoconferenza davanti alla commissione Trasporti della Camera, ha sottolineato l’importanza delle “adeguate garanzie per gli interessati“, seppur con esigenze di sanità pubblica. È quindi necessario porre “un limite e che ci sia l’idea di un obiettivo comune”.

 

Teresa Scarale
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caporedattore
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