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Android paranoid, dalla Commissione a Google la multa annunciata

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

19 Luglio 2018
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  • Nei fatti, è tramite Google che in Europa il 90% degli utenti compie le sue ricerche online. La percentuale si abbassa solo di poco negli Usa

  • Il passaggio dalla connettività fissa a quella mobile non ha fatto che cementare la posizione dominante del colosso

  • La contro offensiva potrebbe essere quella di introdurre un Android a pagamento

Come annunciato, la Commissione Europea ha comminato una sanzione record al colosso americano, reo di aver abusato della sua posizione dominante col sistema operativo per i cellulari. Ma l’esborso sarà davvero così pesante per la società? E soprattutto, come sarebbe un mondo senza Android? L’esempio esiste…

L’opzione obbligatoria di Android

Abuso di posizione dominante. E’ questa la minacciosa locuzione che identifica la tipologia di multa comminata al motore di ricerca più famoso al mondo. Nei fatti, è tramite Google che in Europa il 90% degli utenti compie le sue ricerche online. La percentuale si abbassa solo di poco negli Usa. Il sistema operativo nativo di Google per i cellulari è Android. Ora, la Commissione accusa la mastodontica società americana di aver sostanzialmente obbligato gli operatori della telefonia ad utilizzarlo. Android è infatti gratuito. Non si è obbligati a sceglierlo per il proprio cellulare, ma se una società vuole vendere un servizio deve passare attraverso la Google App Store, per esempio.

La condotta che ha determinato la sanzione

Il passaggio dalla connettività fissa a quella mobile non ha fatto che cementare la posizione dominante del colosso. Il rischio di perdere quota è stato infatti non solo arginato, ma asfaltato con la creazione di un sistema operativo gratuito ad hoc per i dispositivi mobili. Stando alle parole della commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, la società di Mountain View “obbliga” i fabbricanti di cellulari attraverso tre vie. La prima, è quella di imporre l’installazione di Google Search per ottenere il Paly Store sul dispositivo. La seconda è quella di pagare alcuni produttori per farglielo installare. La terza, infine si traduce nell’impedire l’installazione di Google Search a produttori con sistemi Android non autorizzati dalla stessa società. Il risultato è stato dunque quello di limitare fortemente la concorrenza e la libertà di scelta dei produttori di device in genere.

Maxi fino a un certo punto

E’ vero che l’ammontare della sanzione è agli occhi comuni, impressionante. Ma a ben guardare, nel 2017 il fatturato di Alphabet, la casa madre di Google, è stato di 110.9 miliardi di dollari. Il che potrebbe far considerare la multa alla stregua di un costo del fare impresa. La società ha comunque annunciato che farà ricorso. Il tempo concessole dalla Commissione per mettersi in regola è pari a 90 giorni. Tre mesi per porre fine ai comportamenti incriminati. La contro offensiva potrebbe essere quella di introdurre un Android a pagamento. Staremo a vedere.

Come in Cina?

Un mondo in cui Android è certo molto limitato è la Cina. Il Dragone ha un mercato tutto suo, anche e soprattutto nell’ambito della connettività. Nel Paese di Mezzo come noto Google e Android “non esistono”. Il motore protagonista è infatti Baidu, fra i primi al mondo grazie ai suoi volumi, ça va sans dire. Il che, da una parte ha determinato secondo alcuni un mercato molto più vitale delle app, dall’altra ha creato una gigantesca scatola di dati filtrati e non pericolosi per il regime.

Teresa Scarale
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