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Open banking: sì all’integrazione con le fintech

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Redazione We Wealth
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02 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il 35% dei clienti bancari propende per una banca con operatività esclusivamente da mobile. 13,7 milioni di persone gestiscono le proprie finanze solo da smartphone, dato in crescita del 31% sul 2018

  • Con l’entrata in vigore della PSD2, il 2019 è da considerarsi come l’anno zero della rivoluzione dell’industria finanziaria, la rivoluzione dell’open banking

La PSD2 è un’opportunità che il mondo bancario deve poter sfruttare al meglio. Interagire con il mondo fintech è una di queste strade da percorrere

Sono ancora diversi gli elementi da valutare, ma quel che è certo è che le evoluzioni tecnologiche e normative stanno cambiando il modo di fare banca. L’impatto è dirompente al punto da modificare lo scenario competitivo che oggi ha nuovi confini, nuovi paradigmi e deve rispondere a tipologie di clientela sempre più evolute ed esigenti, la cui soddisfazione è centrale. In questo contesto, diventano protagonisti i servizi, sempre più specifici e verticali, valore aggiunto dell’offerta del singolo istituto al punto tale da diventarne traino. Questo il quadro che emerge dal report “Open banking: stato dell’arte a tre mesi dalla partenza della PSD2-sfide e opportunità per il 2020” pubblicato da Fabrick, il primo attore nato in Italia per favorire l’open banking.

E dunque cosa cambia? Partendo dalle basi, uno dei cambiamenti basilari e che potrebbe impattare direttamente sul cliente finale è il concetto di conto corrente che si evolve. E diventa più come un aggregatore. La sfida sarà dunque quella legata alla personalizzazione dei servizi e vincerà chi saprà eccellere in settori specifici e proporre un’offerta semplice, innovativa e a costi competitivi.

Un trend che ormai si sta affermando con prepotenza è il fatto che il 35% dei clienti bancari propende per una banca con operatività esclusivamente da mobile. 13,7 milioni di persone gestiscono le proprie finanze solo da smartphone, dato in crescita del 31% sul 2018. I tassi di interesse a zero e un calo della marginalità con conseguente necessità di ridurre i costi, stanno spingendo le Banche a ripensare il loro modello industriale per adattarsi ad una nuova realtà, che vede nella disintermediazione e personalizzazione dei servizi sempre più accentuata gli elementi centrali di sviluppo futuro

Un percorso iniziato già da diversi anni, spiega il report, con una sempre maggiore attenzione alla collaborazione con le realtà fintech per guidare e accelerare l’evoluzione del modello tradizionale, sfruttando la tecnologia e l’open innovation come elemento fondante per disegnare nuovi servizi e nuovi business.

Con l’entrata in vigore della PSD2, il 2019 è da considerarsi come l’anno zero della rivoluzione dell’industria finanziaria, la rivoluzione dell’open banking. La banca ha la possibilità di diventare una piattaforma collaborativa, per riuscire a porre l’accento sulla semplicità dei servizi e sulla qualità del dialogo per mantenere sempre al centro il cliente.

 E dunque quali trend ci dobbiamo attendere? Sposare l’innovazione e stabilire percorsi comuni con il mondo del fintech non è solo un’opportunità, ma una prospettiva inevitabile per il sistema bancario, finanziario e assicurativo tradizionale. L’ingresso e la crescita esponenziale di nuovi modelli di business stanno già producendo una contrazione significativa delle redditività in diversi ambiti di prodotto e servizio bancario. E infine, secondo l’osservatorio fintech & insurtech del Politecnico di Milano, da qui al 2025 nel solo segmento dei pagamenti, le aziende incumbent vedranno una contrazione dei ricavi del 34%. Stessa percentuale di decrescita è attesa nel cruciale segmento dell’asset management e cali a due cifre riguarderanno anche i prestiti personali e i mutui.

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